Due strade per internet


In questi giorni di gran fermento per il settore delle telecomunicazioni, sia italiano che internazionale, si è parlato molto, oltre che dei mega bonus concessi al nuovo amministratore delegato di Telecom Italia Flavio Cattaneo, anche della partita per la conquista di Metroweb, società controllata da Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce la rete in fibra in grandi città come Milano. Fino a ieri Metroweb era contesa tra Enel open fiber e Telecom Italia. Quest’ultima però ne è uscita sconfitta in quanto CDP ha preferito l’offerta di Enel, seppur inferiore.Per certi versi condivido questa scelta perché, se Metroweb fosse finita nelle mani di Telecom Italia, si sarebbe ripristinato di fatto il monopolio. Per altri versi, invece, questa scelta mi desta non poche preoccupazioni riguardo le possibili ricadute occupazionali. Telecom, infatti, ha già annunciato probabili esuberi. Spero che si tratti solo di annunci messi in circolazione da Telecom a scopo “ricattatorio” nei confronti del governo che sta apertamente spalleggiando Enel.

L’Italia, da nord a sud, è costellata di comuni con problemi di accesso ad internet ad una velocità decente. Portare in tutte le zone d’Italia una connessione ad internet degna di un paese che vuole essere al passo coi tempi, garantirebbe ampio lavoro sia per Telecom, sia per Enel. Ma le due società, invece di pianificare la copertura della rete sul territorio italiano, dividendosi le zone in cui lavorare, hanno iniziato a farsi la guerra contendendosi il podio della rete più veloce in quelle città dove già esiste una rete veloce.

Di conseguenza, proprio osservando come si stanno comportando le due società e anche l’atteggiamento del nostro governo, torno a ribadire che le nostre proposte in merito rimangono a tutt’oggi giuste. Oserei dire, anzi, che sono l’unica soluzione di buon senso: la mappatura di tutte le reti e dei cavidotti esistenti, imprescindibile se si vuol evitare sovrapposizioni, lavori e spese inutili, e la necessità di una società pubblica che controlli l’infrastruttura di rete e indirizzi gli investimenti nelle cosiddette aree “a fallimento di mercato”. Queste proposte eviterebbero nel futuro di perpetuare squilibri, ovvero di avere città come Milano dove il cittadino può scegliere tra molti operatori che si appoggiano a diverse reti, con velocità fino al gigabit al secondo, e piccoli comuni o periferie, che si trovano del tutto scoperte o con connessioni ridicole al di sotto del megabit/s.

Attenzione Renzi ci tassa i cellulari!

renzi al telefono

Oggi in commissione telecomunicazioni abbiamo discusso della tanto contestata tassa di concessione governativa (TCG) sui telefoni cellulari.

Se passerà questa norma “vergogna” gli italiani continueranno a pagare un’imposta annua di 62 euro per il solo fatto di possedere un cellulare e se sei un imprenditore l’imposta lievita a 155 euro. Alla faccia della promessa di riduzione delle tasse sbandierata dal nuovo Esecutivo.

Il Governo Renzi e la sua maggioranza ha dato il parere favorevole a questa norma volta a condizionare la decisione della Suprema Corte di Cassazione in merito alla legittimità della tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari.

La norma interpretativa da me contestata in commissione equipara il cellulare, anche se loro lo chiamano “apparecchiatura terminale per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione” alle stazioni radioelettriche su cui si applica la tassa.
Adesso che si deve esprimere il massimo organo della magistratura, dopo anni di accese contese,  il Governo Renzi in maniera del tutto arbitraria e scorretta interviene con una norma interpretativa per condizionarne l’esito.

Nemmeno Berlusconi è arrivato a tanto!

Inoltre nella relazione non mi convincono le cifre dell’eventuale ammanco, infatti il Governo stima 8 miliardi mentre la sezione tributaria della Corte di Cassazione parla di 3 miliardi e mezzo.

Questa tassa crea anche una differenza incomprensibile tra chi usa il cellulare con contratti post-pagati, che è soggetto al pagamento, mentre chi preferisce i contratti pre-pagati è esente, visto che gli utenti fanno uso del medesimo strumento, non capisco il motivo di questa differenza, non sarebbe meglio eliminarla a entrambi? Come peraltro il governo si era impegnato a fare approvando un ordine del giorno al Senato, che prevedeva appunto l’abrogazione di questa contestata e tanto odiata tassa!