Telecom Argentina: è vendita o svendita?

La cessione in tutta fretta di Telecom Argentina a un prezzo (700 milioni di euro) che avrà fatto contento l’acquirente messicano Fintech è un’operazione che, invece di tutelare Telecom e i suoi azionisti, sembra piuttosto strizzare l’occhio a Telefonica. A completare il quadro di queste ore, la notizia che Telecom è stata appena declassata da Standard&Poor’s. Tutto questo con buona pace dei nostri asset strategici.

Siamo del tutto contrari al fatto che un’operazione di questa importanza sia stata compiuta in tempi ristrettissimi e nel silenzio assoluto, compreso quello delle istituzioni,. Solo lo scorso 7 novembre il Cda di Telecom aveva deciso che andava avviata l’operazione per la vendita di Telecom Argentina e, subito dopo, l’11 novembre, un secondo Cda ha appositamente affrontato la questione. Praticamente, il tutto si è compiuto nell’arco di una settimana. Una tempistica che sarebbe eufemistico definire accelerata.

Considerando che il fatturato di Telecom Argentina nel 2012 è stato di 3,8 miliardi di euro, che la società non ha debiti ma conti in cassa per 550-600 milioni di euro e che, solo in borsa, con il pacchetto di controllo, vale circa 650 milioni di euro, la vendita a 700 milioni di euro ci sembra sì una buona operazione, ma per l’acquirente.

Ci domandiamo se quanto appena compiuto porterà un qualche reale vantaggio a Telecom o se si tratta di un gentil dono fatto a Telefonica, che serve a iniziare lo sgombero del campo dalla concorrenza in Sudamerica. La prossima volta a chi toccherà, a Tim Brasil? Telecom si muove come se già fosse praticamente nelle mani di Telefonica e ci domandiamo dunque di chi stiano facendo gli interessi in questo momento.

Di fronte a quanto sta avvenendo riteniamo dunque necessario che la Consob venga subito audita in commissione. Nel frattempo, da parte del Governo, incassiamo un bel silenzio. Quella di un esecutivo che interviene pubblicamente solo per fare spot autopromozionali o per rassicurare a parole, senza fornire elementi concreti a supporto, è una modalità che si commenta da sola.

Telecom: Letta venga a riferire in aula su incontro con Alierta

“Ci aspettiamo che sul contenuto e le conclusioni dell’incontro odierno tra il presidente del Consiglio e il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, Enrico Letta venga a riferire, presto, in Parlamento”.

Lo dichiarano i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Trasporti.

 “Al termine dell’incontro a palazzo Chigi il presidente Alierta ha rivolto alla stampa poche battute generiche, affermando che con Letta non si è parlato di scorporo della rete, ma che l’azienda resterà italiana, l’occupazione sarà mantenuta e che saranno aumentati gli investimenti in fibra e tecnologie. Insomma, di quello che sarà il futuro di Telecom al momento non è possibile sapere nulla.

Vogliamo ricordare che un mese fa la notizia della scalata di Telefonica destò reazioni in tutto il mondo della politica. Il Governo aveva dato la sua disponibilità a riferire sul caso e, infatti, l’informativa era prevista per il primo ottobre scorso. Non se ne fece niente. Il blocco istituzionale causato dalla minaccia di dimissioni di massa di un intero gruppo parlamentare della maggioranza ha annullato tale importante seduta. Mentre gruppi economici stranieri conquistavano assett strategici del nostro Paese, il dibattito politico è stato paralizzato dai destini personali di una persona, peraltro già giudicata dalla giustizia italiana.

Chiediamo pertanto, come già fatto ieri in Aula dal collega del M5S Paolo Romano, che il presidente del Consiglio venga a riferire in quest’Aula in merito all’incontro con il Presidente di Telefonica e che comunichi le iniziative che il Governo intende intraprendere per tutelare la nostra infrastruttura di rete, chiarendo definitivamente quale sia sua posizione circa la modifica della disciplina dell’OPA. Tutto questo anche alla luce del fatto che in questi ultimi anni la strategia di Telefonica in Italia è stata indirizzata verso una riduzione degli investimenti e il non aumento di capitale.

Fattori questi, che contribuiscono ad accrescere ulteriormente quesiti e preoccupazioni che meritano risposte chiare. I cittadini hanno il diritto di ricevere risposte circostanziate e in tempi brevi”.

Audizione del presidente di Asati Franco Lombardi

Dal minuto 21 il mio intervento con le relative domande, che purtroppo per la mancanza di tempo non hanno avuto risposta, anche se il presidente Franco Lombardi  si è mostrato molto disponibile a fornirmi le risposte e a organizzare un incontro prossimamente.

Riporto il testo del mio intervento:

Ringrazio il Presidente dell’Asati, l’Ing. Franco Lombardi, per essere venuto oggi nella nostra Commissione a dare voce ai 600.000 piccoli azionisti e dipendenti Telecom, molti dei quali hanno investito il loro TFR nelle azioni della più grande azienda di telecomunicazioni del nostro Paese e, pertanto, come è comprensibile, sono molto preoccupati dell’andamento del titolo in Borsa. Infatti, prima di procedere col chiederle in merito allo scorporo della rete, vorrei sapere se le recenti decisioni della dirigenza Telecom, relative alla salvaguardia del livello di rating dell’azienda, minacciato da un ulteriore declassamento dei suoi titoli a “spazzatura”, la soddisfano.

Proprio questa mattina abbiamo avuto la notizia dell’ulteriore declassamento dall’agenzia di rating Fitch che ha abbassato il merito del credito a BBB -, che significa che la Telecom pur avendo un’adeguata capacità di rimborso, potrebbe avere in futuro delle difficoltà se dovessero peggiorare le condizioni operative del business domestico, già non rosee considerando la pressione regolamentare di Agcom e Antitrust, la guerra dei prezzi nel mercato del mobile e la congiuntura economica negativa del Paese che sembra non avere fine.

Un ulteriore declassamento del rating comporterebbe, quindi, doversi finanziare sul mercato a tassi di interesse più alti e, con 29 miliardi di debito da rifinanziare, un eventuale successivo downgrading del titolo potrebbe avere un impatto destabilizzante per gli equilibri economici del gruppo. Il Consiglio di Amministrazione Telecom (CdA) del primo agosto, alla luce dell’andamento del primo semestre – rivelatosi critico in particolare per il mercato domestico, dove i ricavi sono scesi di oltre il 10% a 8,1 miliardi e l’Ebitda del 13,2% a 3,8 miliardi – ha rivisto al ribasso i target reddituali, abbassando le stime per fine anno. Quindi: cosa ne pensa della decisione di Bernabè di recuperare oltre 800 milioni di euro, entro fine anno, per salvaguardare il rating? Da informazioni diffuse: 450 milioni verranno dal mercato domestico, 200 dal Brasile e 80 milioni dall’Argentina. Secondo lei: questa strategia di contenimento permetterà di mantenere stabile nel 2013 il rapporto indebitamento netto/Ebitda intorno a 2,4 volte, comunque sotto il limite del 2,8 volte, valore massimo, secondo Moody’s, per il mantenimento dell’attuale livello di rating? Inoltre: abbiamo letto che, se questa operazione non dovesse essere sufficiente, si sta lavorando a ulteriori misure “cuscinetto”, con cessioni di immobili, tra cui la sede milanese di Piazza Affari, la possibile vendita di Ti-media e il “consolidamento” con altri operatori della rete mobile. Insomma: lei che rappresenta anche i dipendenti Telecom, può rassicuraci che non siano in atto iniziative volte ad impattare anche sui livelli occupazionali e sulla produttività aziendale?     

Domando questo perché il gruppo Telecom ha sempre utilizzato la leva occupazionale per promuovere “risparmi”, serviti solo per aumentare i dividendi degli azionisti a fronte dell’assenza totale di investimenti nell’adeguamento dell’infrastruttura di rete che ci vede, per quanto riguarda il cablaggio della rete, ai livelli di Grecia e Cipro.
Basta considerare che prima della privatizzazione Telecom contava circa 130 mila dipendenti; a distanza di 15 anni siamo intorno ai 44 mila. In estrema sintesi: si è sempre proceduto al taglio del personale e alla compressione dei livelli salariali per garantire alti dividenti agli azionisti e per ridurre parte del debito accumulato, originato dalle note operazioni speculative a danno di una seria politica industriale nel settore TLC nel nostro Paese.

Ma torniamo al tema del rating. Proprio in vista dell’appuntamento del primo di agosto, nella lettera da lei inviata ai membri del CdA ha scritto che l’Asati si aspetta proposte concrete circa il rafforzamento patrimoniale, indispensabile per un rilancio della Società e come antidoto a potenziali giudizi negativi delle agenzie di rating che influirebbero ancora pesantemente sul titolo e sul debito. E’ evidente che le scelte del management sono andate nella direzione opposta. Lo stesso Presidente Bernabè ha dichiarato che l’obiettivo di stabilizzazione del rapporto indebitamento netto/Ebitda sarà raggiunto senza aumento di capitale. Per di più è evidente l’intenzione dei partner di Telco non solo di non aumentare il capitale, ma anzi di sfruttare la finestra di settembre per uscire dall’assetto societario. Vorrei chiederle pertanto: qual è al vostra posizione in merito all’ormai vicino scioglimento del patto Telco? Lei ha proposto la convocazione di un’assemblea straordinaria, entro il prossimo novembre, per decidere sulla variazione dell’attuale statuto e sulle tecnicality del voto per l’elezione dei nuovi organi: qual è stata la risposta della dirigenza Telecom a questa sua proposta?

Andiamo allo scorporo della rete Telecom, di cui siete fautori dal 2007, e, appunto, ne chiedete la sua rapida realizzazione. Lei più volte ha dichiarato che l’Asati sorveglierà passo per passo questo processo. Anzi! Avete chiesto che questi indispensabili passi fossero compiuti anche attraverso la consultazione di un vostro organismo rappresentativo, composto da esperti e azionisti/soci, “… al fine di realizzare una simmetria informativa sulla gestione e sulle scelte nel pieno rispetto delle procedure e dei diritti del mercato finanziario”. Mi chiedo: se c’è stato riscontro a questa richiesta e se si è attuata questa simmetria informativa. 

Se si! Le chiedo: se siete d’accordo circa il perimetro di rete da considerare ai fini dello scorporo proposto da Telecom, poiché durate l’audizione del 16 luglio u.s. del Presidente Bernabè molti dubbi sono emersi, appunto, su questo punto.

Poi: nell’ipotesi prospettata da Telecom della costituzione di due società, Opac per la gestione della rete e Telecom Italia Service per i servizi, quale tipo di soluzione immaginate per le azioni Telecom attualmente da voi detenute? Avete valutato l’impatto che lo scorporo avrà sulle vostre azioni ? 

Mi avvio verso la conclusione, visto che ho già posto molte domande.

E’ nota la vostra posizione in merito ad una public company. L’idea è particolarmente suggestiva poiché una public company, essendo una società retta da un azionariato diffuso, ha una struttura polverizzata, nel senso che ha tanti proprietari, ma nessuno di essi ha azioni sufficienti a governare l’impresa.

Idea suggestiva, come ho detto, ma come M5S riteniamo centrale la

ri-nazionalizzazione della infrastruttura di rete del nostro sistema di telecomunicazioni, perché è l’unica strada che abbiamo per lo sviluppo della nostra rete e per garantire una reale equivalence of imput tra tutti gli operatori. Se proprio vogliamo rimanere nell’alveo del mercato finanziario è opportuno che comunque lo Stato acquisisca una maggioranza azionaria o comunque un pacchetto di controllo tale da mantenere la rete in mano pubblica. Lei, e concludo, è d’accordo con questa proposta? Che assetto azionario dovrebbe avere, secondo lei, la new company (OPAC) quando sarà costituita? Telecom dovrebbe avere in essa la maggioranza oppure questa dovrebbe passare in mani pubbliche?

Accolta la nostra proposta di liberazione del WI-FI

wi-fi

Oggi è stato riformulato l’art. 10 del decreto del fare accogliendo in pieno le richieste del mio emendamento che poneva rimedio al danno che altrimenti si sarebbe creato alla liberalizzazione del wi-fi nel nostro Paese.

L’articolo 10, prevede che quanti offrono accessi a Internet tramite wi-fi -esempio bar, ristoranti, alberghi non debbano più identificare i clienti che utilizzano la connessione.

Mentre è stato eliminato come proposto dal mio emendamento, l’obbligo per il gestore di tracciare l’accesso alla rete attraverso la rilevazione del  MAC Address, che essendo riconducibile ai dati personali dell’utente, ai sensi della Direttiva europea sulla riservatezza e del Codice privacy, è comunque una identificazione dei clienti.
Inoltre come qualsiasi persona con un minimo di competenze informatiche sa il MAC Address non solo rinviano agli utenti utilizzatori ma sono facilmente falsificabili e, quindi, chi voleva connettersi per delinquere certamente non lo avrebbe fatto utilizzando i propri dati personali.
Inoltre è  stato stralciato l’obbligo che voleva imporre ai gestori di assegnare temporaneamente un indirizzo IP e a mantenere un registro informatico dell’associazione temporanea di tale IP al MC address.
Questo non solo era tecnicamente gravoso per le imprese, perché avrebbero dovuto installare e gestire un server apposito (“syslog“), ma oggettivamente era improponibile, perché quando gli utenti si connettono a una rete wi-fi, ricevono normalmente un IP della rete interna che non consente la tracciabilità del collegamento; quindi per renderlo tracciabile occorreva obbligare il gestore a fornire un IP pubblico, che però nel mondo sono praticamente esauriti.

Il mio intervento durante l’audizione del Presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè.

Link diretto al mio intervento

Ho ascoltato con molto interesse la relazione del dott. Bernabè, in merito allo scorporo della Telecom, ma non ha aggiunto nulla rispetto a quanto già riferito al Senato il mese scorso, dai servizi, tenutasi nella IX Commissione della Camera dei deputati.
Sono intervenuto per capire innanzitutto perché ieri il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia ha deciso di congelare il progetto dello scorporo in seguito ai provvedimenti dell’Agcom. Se tale decisione dell’Agcom, come sostiene Bernabè,è in contrasto con l’attuale quadro regolatorio europeo, perché bloccare un’operazione complessa come quella dello scorporo? Il sospetto più che fondato è che la stessa iniziativa dello scorporo non sia stata altro che un’operazione di immagine finalizzata a strappare qualche vantaggio regolamentare per l’incumbent. Infatti poco convincenti sono risultate le sue risposte in merito al perimetro dell’asset da scorporare, mentre reputo preoccupante il suo silenzio sull’impatto occupazionale che questa operazione, se portata a termine, avrà nel nostro paese. Quello che molti non hanno capito è che la cosiddetta bad company non sarà la nuova società che gestirà la rete, a cui andranno gli asset infrastrutturali e, secondo quanto riferito dallo stesso Bernabè in audizione, 22.000 dipendenti, ma quella che dovrà competere con gli altri operatori di telefonia nell’offerta di servizi retail. Questo significa che più della metà dell’attuale organico di Telecom Italia rimarrà in questo soggetto, gravato da un ingente debito storico, che dovrà vedersela ad armi pari con competitori fortemente agguerriti. Questo significa che dovrà necessariamente consolidarsi attraverso una ristrutturazione societaria che avrà un notevole impatto sugli attuali livelli occupazionali dell’azienda. A queste mie domande Bernabè è stato completamente evasivo.