La rete: una grande infrastruttura per ricominciare

 

C’era una volta Telecom.
120000 dipendenti solo nel nostro Paese.
30 partecipate estere.
Tecnologia all’avanguardia.
Ed un progetto ambizioso: essere la prima rete al mondo in fibra ottica (progetto Socrate).
Poi la privatizzazione. Ed il suo “spolpamento”.
Ci apprestiamo a discutere la mozione sullo “scorporo” della rete Telecom.
Ormai è un fatto accertato che internet è uno strumento d’importanza fondamentale per la crescita economica di ogni paese . La rete è quindi una risorsa strategica per il Nostro Paese e per la sua crescita economica. Per questo è naturale che sia il Paese e, di conseguenza i suoi organi preposti, a dover garantire investimenti e a potenziare l’infrastruttura della telecomunicazione in modo da poter offrire a tutti libertà di comunicazione, competitività e crescita in ogni settore.

A questo link il testo completo della mozione.

Presentazione del Libro Goodbye Telecom

Da settimane la vicenda di Telecom Italia è all’ordine del giorno del dibattito politico ed economico nazionale; da quando, il 24 settembre scorso, è uscita la notizia dell’accordo di Telefonica, il colosso telefonico spagnolo, per l’acquisizione del 100 per cento del pacchetto azionario di Telco, l’organismo finanziario che con il solo 22,4 per cento delle azioni controlla il gruppo Telecom Italia.
Da quando, insomma, si è avuta piena consapevolezza che una compagnia straniera stava di fatto mettendo le mani sulla più importante azienda di telecomunicazione del nostro paese, che voglio ricordarlo, detiene la piena proprietà dei nostri asset infrastrutturali.
In sintesi: la tecnologia e le infrastrutture quali cavi, antenne e armadi che consentono a qualsiasi cittadino, impresa e pubblica amministrazione di comunicare, scambiarsi dati e conservare informazioni. Potete quindi immaginare perché il controllo di questo asset sia fondamentale non solo per la nostra economia ma anche per la nostra sicurezza personale e nazionale.

Per questa ragione abbiamo deciso di dare in diretta streaming questo evento, sulla webtv la Cosa e sul canale youtube del M5S Parlamento, perché non si tratta di lanciare una pubblicazione, ma di discutere di un problema che ci riguarda tutti, perché parliamo della salvaguardia di un bene fondamentale come la comunicazione e la diffusione di sapere, in sintesi: la salvaguardia della libertà personale e collettiva. Noi oggi vogliamo, quindi, cogliere l’occasione per capire e far capire a chi ci ascolta online, come sia possibile che una grande azienda, proprietaria di risorse strategiche per il nostro Paese, stia rischiando di passare sotto il controllo di una società straniera, per quanto europea. Vogliamo capire perché un’azienda fondamentalmente solida quando era sotto gestione pubblica, con la sua privatizzazione ha subìto una sistematica spoliazione delle sue risorse umane, economiche e strumentali. Proprio interrogandoci su questi aspetti che ci siamo imbattuti nell’ottimo libro di Maurizio Matteo Decina, Goodbye Telecom, appena uscito in libreria, e abbiamo quindi deciso di organizzare questa iniziativa.

Maurizio Matteo Decina è un economista esperto di telecomunicazioni e conosce Telecom Italia dal di dentro per averci lavorato. Non solo! E’ anche Vice Presidente di Asati l’associazione degli azionisti Telecom che sono la carne viva del problema, perché sono coloro che, con il successo dell’operazione Telefonica, rischiano di perdere lavoro e risparmi. Maurizio Matteo Decina non ideologizza e non strumentalizza il problema come spesso si è fatto. Anzi! Da buon economista si attiene a numeri, grafici e dati incontestabili. Prima della privatizzazione Telecom Italia era la quarta azienda in Italia per fatturato, la prima per valore aggiunto e redditività e contava all’incirca 120.000 dipendenti. Praticamente era un’azienda florida con una trentina di partecipazioni internazionali e un patrimonio immobiliare di oltre 10 miliardi di euro. In soli quattro anni dal 1997, anno della privatizzazione, al 2001 anno dell’acquisizione senza Opa da parte di Marco Tronchetti Provera, con il decisivo e letale intervallo dell’Opa del 1999 di Roberto Colaninno e soci, Telecom Italia attraverso il meccanismo dell’acquisto a debito, viene caricata della cifra monstre di 37 miliardi di euro di debito per il cui rimborso subisce una prima drastica riduzione di personale di 26.000 unità e la svendita di parte del suo patrimonio immobiliare e di alcuni suoi asset strategici. La situazione non migliora con l’arrivo nel 2007 dei soci Telco, la nuova scatola cinese di controllo, dove è presente anche Telefonica, una diretta concorrente sui mercati internazionali della stessa Telecom Italia. Anzi! La situazione debitoria, finanziaria e contabile dell’azienda peggiora ulteriormente facendola diventare preda di colossi internazionali, come appunto Telefonica, che, come nel gioco delle tre carte, senza iniettare nuovi capitali e senza Opa, con poche centinaia di milioni di euro si prende in mano un gruppo che vale miliardi di euro, si libera della concorrenza in America Latina e conquista il mercato italiano.

 

Goodbye Telecom

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Domani a partire dalle ore 16:30 il gruppo parlamentare del movimento 5 stelle insieme all’autore Maurizio Matteo Décina presenteranno il libro Goodbye Telecom, parteciperanno i deputati: Diego De Lorenzis (M5S), Vincenzo Garofalo (PDL), Stefano Quaranta (SEL).  Sono inoltre previsti interventi di Francesco Sacco (docente dell’università Bocconi di Milano), Elio Lannutti (Presidente di Adusbef) e Franco Lombardi presidente di (ASATI Associazione Azionisti Telecom Italia).

Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sulla webTV www.beppegrillo.it/lacosa/ 

Telecom: Letta venga a riferire in aula su incontro con Alierta

“Ci aspettiamo che sul contenuto e le conclusioni dell’incontro odierno tra il presidente del Consiglio e il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, Enrico Letta venga a riferire, presto, in Parlamento”.

Lo dichiarano i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Trasporti.

 “Al termine dell’incontro a palazzo Chigi il presidente Alierta ha rivolto alla stampa poche battute generiche, affermando che con Letta non si è parlato di scorporo della rete, ma che l’azienda resterà italiana, l’occupazione sarà mantenuta e che saranno aumentati gli investimenti in fibra e tecnologie. Insomma, di quello che sarà il futuro di Telecom al momento non è possibile sapere nulla.

Vogliamo ricordare che un mese fa la notizia della scalata di Telefonica destò reazioni in tutto il mondo della politica. Il Governo aveva dato la sua disponibilità a riferire sul caso e, infatti, l’informativa era prevista per il primo ottobre scorso. Non se ne fece niente. Il blocco istituzionale causato dalla minaccia di dimissioni di massa di un intero gruppo parlamentare della maggioranza ha annullato tale importante seduta. Mentre gruppi economici stranieri conquistavano assett strategici del nostro Paese, il dibattito politico è stato paralizzato dai destini personali di una persona, peraltro già giudicata dalla giustizia italiana.

Chiediamo pertanto, come già fatto ieri in Aula dal collega del M5S Paolo Romano, che il presidente del Consiglio venga a riferire in quest’Aula in merito all’incontro con il Presidente di Telefonica e che comunichi le iniziative che il Governo intende intraprendere per tutelare la nostra infrastruttura di rete, chiarendo definitivamente quale sia sua posizione circa la modifica della disciplina dell’OPA. Tutto questo anche alla luce del fatto che in questi ultimi anni la strategia di Telefonica in Italia è stata indirizzata verso una riduzione degli investimenti e il non aumento di capitale.

Fattori questi, che contribuiscono ad accrescere ulteriormente quesiti e preoccupazioni che meritano risposte chiare. I cittadini hanno il diritto di ricevere risposte circostanziate e in tempi brevi”.

TELECOM: I partiti sono i veri responsabili dell’operazione TELECOM–TELEFONICA

Telecom

Mi sorprende constatare lo stupore con cui molti esponenti del PD +- L hanno appreso la notizia dell’accordo di Telefonica con gli altri partner Telco, aggiudicandosi il controllo dell’organismo finanziario che gestisce il 22,4 per cento dell’azionariato Telecom. Da mesi erano in corso trattative e si sapeva dell’intenzione degli altri partner Telco, come Mediobanca, Generali ed Intesa San Paolo, di uscire dal Patto, perché è noto a tutti che il capitalismo italiano non ama rischiare e quando c’è da mettere mano al portafoglio, e la situazione debitoria di Telecom Italia lo imponeva, hanno visto bene di squagliarsela. Questo purtroppo è un tratto tipico del capitalismo italiano.

La compagnia spagnola diventerà socio di maggioranza di Telco, il board finanziario che guida la più importante azienda di telecomunicazione del nostro Paese. Adesso tutti i partiti gridano allo scandalo, parlano di dramma nazionale e chiedono al Governo di intervenire per risolvere un problema che loro stessi hanno creato, essendo i responsabili della più colossale truffa ai danni del nostro patrimonio statale, privatizzando a debito un’azienda che per profitti e tecnologia ci era invidiata in tutto il mondo.

La sola strada da intraprendere è quella di restituire l’infrastruttura di rete al suo legittimo proprietario: lo Stato.
Se non si può procedere alla sua rinazionalizzazione tout court si proceda quanto prima allo scorporo della rete Telecom, consentendo l’ingresso della CDP, l’unica che può garantire allo stesso tempo un controllo pubblico della rete, essendo per l’80 per cento del Ministero dell’Economia e del Tesoro, e le risorse necessarie per il superamento del digital divide. Questo bisogna farlo subito perché, l’aspetto veramente inquietante di quest’acquisizione è il grave indebitamento di Telefonica. Questo significa che quest’operazione, al pari di quella in corso tra Air France e Alitalia, ha tutta l’aria di essere finalizzata non al rafforzamento del gruppo nazionale ma al suo ulteriore indebolimento con gravi conseguenze per la sicurezza nazionale, il knowhow tecnologico e i livelli occupazionali del nostro Paese. Pertanto faccio mio l’appello di Beppe Grillo di una Commissione di Inchiesta Parlamentare per accertare le responsabilità e gli eventuali guadagni illeciti del caso Telecom Italia presentando nei prossimi giorni una proposta di legge in tal senso.

Audizione del presidente di Asati Franco Lombardi

Dal minuto 21 il mio intervento con le relative domande, che purtroppo per la mancanza di tempo non hanno avuto risposta, anche se il presidente Franco Lombardi  si è mostrato molto disponibile a fornirmi le risposte e a organizzare un incontro prossimamente.

Riporto il testo del mio intervento:

Ringrazio il Presidente dell’Asati, l’Ing. Franco Lombardi, per essere venuto oggi nella nostra Commissione a dare voce ai 600.000 piccoli azionisti e dipendenti Telecom, molti dei quali hanno investito il loro TFR nelle azioni della più grande azienda di telecomunicazioni del nostro Paese e, pertanto, come è comprensibile, sono molto preoccupati dell’andamento del titolo in Borsa. Infatti, prima di procedere col chiederle in merito allo scorporo della rete, vorrei sapere se le recenti decisioni della dirigenza Telecom, relative alla salvaguardia del livello di rating dell’azienda, minacciato da un ulteriore declassamento dei suoi titoli a “spazzatura”, la soddisfano.

Proprio questa mattina abbiamo avuto la notizia dell’ulteriore declassamento dall’agenzia di rating Fitch che ha abbassato il merito del credito a BBB -, che significa che la Telecom pur avendo un’adeguata capacità di rimborso, potrebbe avere in futuro delle difficoltà se dovessero peggiorare le condizioni operative del business domestico, già non rosee considerando la pressione regolamentare di Agcom e Antitrust, la guerra dei prezzi nel mercato del mobile e la congiuntura economica negativa del Paese che sembra non avere fine.

Un ulteriore declassamento del rating comporterebbe, quindi, doversi finanziare sul mercato a tassi di interesse più alti e, con 29 miliardi di debito da rifinanziare, un eventuale successivo downgrading del titolo potrebbe avere un impatto destabilizzante per gli equilibri economici del gruppo. Il Consiglio di Amministrazione Telecom (CdA) del primo agosto, alla luce dell’andamento del primo semestre – rivelatosi critico in particolare per il mercato domestico, dove i ricavi sono scesi di oltre il 10% a 8,1 miliardi e l’Ebitda del 13,2% a 3,8 miliardi – ha rivisto al ribasso i target reddituali, abbassando le stime per fine anno. Quindi: cosa ne pensa della decisione di Bernabè di recuperare oltre 800 milioni di euro, entro fine anno, per salvaguardare il rating? Da informazioni diffuse: 450 milioni verranno dal mercato domestico, 200 dal Brasile e 80 milioni dall’Argentina. Secondo lei: questa strategia di contenimento permetterà di mantenere stabile nel 2013 il rapporto indebitamento netto/Ebitda intorno a 2,4 volte, comunque sotto il limite del 2,8 volte, valore massimo, secondo Moody’s, per il mantenimento dell’attuale livello di rating? Inoltre: abbiamo letto che, se questa operazione non dovesse essere sufficiente, si sta lavorando a ulteriori misure “cuscinetto”, con cessioni di immobili, tra cui la sede milanese di Piazza Affari, la possibile vendita di Ti-media e il “consolidamento” con altri operatori della rete mobile. Insomma: lei che rappresenta anche i dipendenti Telecom, può rassicuraci che non siano in atto iniziative volte ad impattare anche sui livelli occupazionali e sulla produttività aziendale?     

Domando questo perché il gruppo Telecom ha sempre utilizzato la leva occupazionale per promuovere “risparmi”, serviti solo per aumentare i dividendi degli azionisti a fronte dell’assenza totale di investimenti nell’adeguamento dell’infrastruttura di rete che ci vede, per quanto riguarda il cablaggio della rete, ai livelli di Grecia e Cipro.
Basta considerare che prima della privatizzazione Telecom contava circa 130 mila dipendenti; a distanza di 15 anni siamo intorno ai 44 mila. In estrema sintesi: si è sempre proceduto al taglio del personale e alla compressione dei livelli salariali per garantire alti dividenti agli azionisti e per ridurre parte del debito accumulato, originato dalle note operazioni speculative a danno di una seria politica industriale nel settore TLC nel nostro Paese.

Ma torniamo al tema del rating. Proprio in vista dell’appuntamento del primo di agosto, nella lettera da lei inviata ai membri del CdA ha scritto che l’Asati si aspetta proposte concrete circa il rafforzamento patrimoniale, indispensabile per un rilancio della Società e come antidoto a potenziali giudizi negativi delle agenzie di rating che influirebbero ancora pesantemente sul titolo e sul debito. E’ evidente che le scelte del management sono andate nella direzione opposta. Lo stesso Presidente Bernabè ha dichiarato che l’obiettivo di stabilizzazione del rapporto indebitamento netto/Ebitda sarà raggiunto senza aumento di capitale. Per di più è evidente l’intenzione dei partner di Telco non solo di non aumentare il capitale, ma anzi di sfruttare la finestra di settembre per uscire dall’assetto societario. Vorrei chiederle pertanto: qual è al vostra posizione in merito all’ormai vicino scioglimento del patto Telco? Lei ha proposto la convocazione di un’assemblea straordinaria, entro il prossimo novembre, per decidere sulla variazione dell’attuale statuto e sulle tecnicality del voto per l’elezione dei nuovi organi: qual è stata la risposta della dirigenza Telecom a questa sua proposta?

Andiamo allo scorporo della rete Telecom, di cui siete fautori dal 2007, e, appunto, ne chiedete la sua rapida realizzazione. Lei più volte ha dichiarato che l’Asati sorveglierà passo per passo questo processo. Anzi! Avete chiesto che questi indispensabili passi fossero compiuti anche attraverso la consultazione di un vostro organismo rappresentativo, composto da esperti e azionisti/soci, “… al fine di realizzare una simmetria informativa sulla gestione e sulle scelte nel pieno rispetto delle procedure e dei diritti del mercato finanziario”. Mi chiedo: se c’è stato riscontro a questa richiesta e se si è attuata questa simmetria informativa. 

Se si! Le chiedo: se siete d’accordo circa il perimetro di rete da considerare ai fini dello scorporo proposto da Telecom, poiché durate l’audizione del 16 luglio u.s. del Presidente Bernabè molti dubbi sono emersi, appunto, su questo punto.

Poi: nell’ipotesi prospettata da Telecom della costituzione di due società, Opac per la gestione della rete e Telecom Italia Service per i servizi, quale tipo di soluzione immaginate per le azioni Telecom attualmente da voi detenute? Avete valutato l’impatto che lo scorporo avrà sulle vostre azioni ? 

Mi avvio verso la conclusione, visto che ho già posto molte domande.

E’ nota la vostra posizione in merito ad una public company. L’idea è particolarmente suggestiva poiché una public company, essendo una società retta da un azionariato diffuso, ha una struttura polverizzata, nel senso che ha tanti proprietari, ma nessuno di essi ha azioni sufficienti a governare l’impresa.

Idea suggestiva, come ho detto, ma come M5S riteniamo centrale la

ri-nazionalizzazione della infrastruttura di rete del nostro sistema di telecomunicazioni, perché è l’unica strada che abbiamo per lo sviluppo della nostra rete e per garantire una reale equivalence of imput tra tutti gli operatori. Se proprio vogliamo rimanere nell’alveo del mercato finanziario è opportuno che comunque lo Stato acquisisca una maggioranza azionaria o comunque un pacchetto di controllo tale da mantenere la rete in mano pubblica. Lei, e concludo, è d’accordo con questa proposta? Che assetto azionario dovrebbe avere, secondo lei, la new company (OPAC) quando sarà costituita? Telecom dovrebbe avere in essa la maggioranza oppure questa dovrebbe passare in mani pubbliche?