Terzo valico dei Giovi a chi serve?

Mentre il Paese affoga sotto il fango, il Governo si appresta, con questo provvedimento, a finanziare opere inutili come il Terzo valico dei Giovi per la linea dell’Alta Velocità Milano-Genova. L’articolo 3, infatti, destina al c.d. Fondo “sblocca cantieri” 3 miliardi e 890 milioni di euro e dispone che le suddette risorse vengano assegnate, con uno o più decreti, sia a singoli interventi sia a categorie generiche di interventi. Tra questi, all’articolo 3, risulta il Terzo valico dei Giovi, linea AV/AC Milano-Genova, un’opera talmente inutile che fu osteggiata dagli stessi vertici delle Ferrovie dello Stato quando fu presentata agli inizi degli anni novanta. Note sono in  merito le dichiarazioni di Lorenzo Necci, l’allora Commissario Straordinario delle Ferrovie dello Stato, che l’aveva considerata non remunerativa in termini di flussi di traffico. Stessa posizione assunta anche dai suoi successori come Mauro Moretti che dal 2006, da quanto assunse l’incarico ai vertici delle Ferrovie dello Stato, ha sempre rilasciato dichiarazioni sulla sua totale inutilità. Eppure il sistema dei partiti, ai vari livelli di Governo, ha sempre spinto per la realizzazione di quest’opera sovrastimando le stime sui flussi di traffico passeggeri e merci in modo da giustificarne la pubblica utilità. Ci chiediamo come sia possibile questa sopravalutazione quando risulta non essere mai stata preparata una reale e dettagliata valutazione costi-benefici relativa all’infrastruttura. Costi che sono da brivido per un Paese super indebitato come l’Italia. A distanza di oltre 20 anni dalla presentazione del progetto il preventivo per i 54 chilometri del Terzo Valico è lievitato a 6 miliardi e 200 milioni di euro, ossia 115 milioni di euro al km. Tutti soldi pubblici! Perché degli oltre sei miliardi di euro nemmeno un centesimo verranno coperti dai privati ai quali è stata affidata, senza alcuna gara di appalto, la progettazione, la realizzazione e la verifica dei lavori. Anche l’Europa non stanzierà un euro. Se consideriamo che i costi a preventivo aumentano in genere di 2, 3 volte a fine lavori, dobbiamo ipotizzare che quest’opera arriverà a costare sui 20 miliardi di euro. Qualcuno potrebbe sostenere che trattandosi di un investimento prima o poi questi soldi torneranno indietro. Purtroppo non sarà così! Non solo questi soldi non saranno mai recuperati ma, secondo un piano di fattibilità di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) del 2004, si stima che solo il 15 per cento del costo della realizzazione e delle spese di funzionamento e relativa manutenzione dell’opera verrà coperto dai ricavi di mercato. Il restante 85 per cento resterà a carico delle casse dello Stato in modo perpetuo! Altro che investimento! Quest’opera rappresenterà un suicidio economico per il Paese!

Pertanto, con il mio ordine del giorno, chiedo al Governo di procedere nel più breve tempo possibile ad avviare, secondo criteri di massima trasparenza e attraverso un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati, una reale analisi dei costi e dei benefici dell’opera esaminando non solo l’impatto economico-finanziario ma anche  socio-ambientale che avrà sulle finanze pubbliche. Inoltre, chiedo al Governo di valutare l’opportunità di sospendere la realizzazione dell’opera destinando le risorse ad oggi individuate per interventi di ammodernamento e messa in sicurezza delle linee esistenti.

 

 

Enav e’ in salute, stop alla privatizzazione!

logo enavIn questi giorni stiamo lottando per impedire la privatizzazione di Enav Spa, l’Ente Nazionale di Assistenza al Volo.

Infatti, si vuole cedere il 49%  di Enav, giustificando questa decisione con il fatto che servono soldi in tempi brevi per cercare di tamponare il nostro gigantesco debito pubblico.

E i nostri sommi esperti del Governo, cosa fanno? Vendono (anzi, svendono), questa eccellenza italiana, che garantisce la sicurezza dei nostri voli, per 500 milioni di euro. Una cifra che è una goccia nel mare del debito che grava sul nostro Paese e che non porterà ad alcun miglioramento concreto per i nostri conti.

Non solo: il Governo ha deciso di vendere Enav, ma fino a questo momento non si sa nulla di più: come sarà venduta? Chi sarebbero gli acquirenti? Saranno posti dei vincoli per evitare i conflitti di  interesse ? Su tutto questo, silenzio.

L’Amministratore delegato di Enav, Massimo Garbini, durante l’audizione in commissione Trasporti, ha difeso il processo di privatizzazione affermando che questo passaggio è fondamentale per competere in un mercato difficile e globale.

Peccato che Enav sia un’eccellenza italiana perfettamente in grado di competere a livello internazionale, per cui le motivazioni di Garbini sono estremamente deboli. Infatti, analizzando il bilancio della società si legge che nel 2012 Enav ha avuto un utile di 23 milioni di euro. Se quello non fosse stato un anno nero per il trasporto aereo in Italia (la lenta eutanasia di Alitalia e il fallimento dei due vettori Wind Jet e Blu Panorama) l’Ente avrebbe raggiunto i 50 milioni di euro di utili.

E noi una società sana come questa  la vendiamo al primo che passa? Stando cedendo uno ad uno pezzi della nostra sovranità come se questa fosse una cosa normale. Ci sono troppe cose che non quadrano in questa operazione e forse capiremo davvero dove i signori del Governo stanno andando a parare quando usciranno allo scoperto i nomi dei possibili acquirenti.

Interrogazione Askoll (Ex. Ceset)

askoll

Oggi ho depositato negli uffici della commissione XI Lavoro pubblico e privato, un’interrogazione rivolta al Ministro del lavoro, per quanto concerne la delocalizzazione e la conseguente chiusura dello stabilimento Askoll di Castell’Alfero.

L’interrogazione scritta e condivisa con le RSU (rappresentanti sindacali unitari) chiede, quali iniziative intende intraprendere il governo per:

  1. Scongiurare il pericolo di chiusura, delocalizzazione e esternalizzazione delle attività.
  2. Promuovere un piano industriale che incentivi la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica in quei settori in cui possiamo acquisire una leadership mondiale come la mobilità eco-sostenibile.
  3. Accertare che la delocalizzazione di immobilizzazioni materiali e di know how tecnologico, e tutto ciò che concerne le proprietà intellettuali registrate e non, effettuata da Askoll verso i suoi stabilimenti esteri, in particolare Slovacchia, Romania e Cina, sia avvenuta nel rispetto della vigente normativa fiscale in termini di trasfer price.
  4. Verificare l’impatto sul bilancio dello Stato dei finanziamenti pubblici erogati in questi anni all’Azienda e a Società del gruppo, da tutti i livelli istituzionali, direttamente per ricerca, innovazione e sviluppo di prodotti e indirettamente sotto forma di trattamenti previdenziali ed assistenziali, come il ricorso alla CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria) e ai Contratti di Solidarietà, per i suoi dipendenti.
  5. Appurare se le motivazioni addotte dalla Askoll, per delocalizzare le sue attività e i suoi prodotti all’estero, siano eticamente ed economicamente effettivamente fondate oppure se siano dettate unicamente da logiche finanziarie di natura speculativa.

L’interrogazione è stata firmata oltre che da me e Daniele Pesco, con il quale ho incontrato i lavoratori al presidio davanti alla fabbrica, da tutti i deputati del M5S della commissione lavoro.
Auspico inoltre, vista la situazione di assoluta emergenza, che anche i deputati di altri schieramenti politici, in particolare gli eletti del territorio astigiano possano condividerla e firmarla.

Questo il testo completo dell’interrogazione: STABILIMENTO ASKOLL P&C – interrogazione

Telecom Argentina: è vendita o svendita?

La cessione in tutta fretta di Telecom Argentina a un prezzo (700 milioni di euro) che avrà fatto contento l’acquirente messicano Fintech è un’operazione che, invece di tutelare Telecom e i suoi azionisti, sembra piuttosto strizzare l’occhio a Telefonica. A completare il quadro di queste ore, la notizia che Telecom è stata appena declassata da Standard&Poor’s. Tutto questo con buona pace dei nostri asset strategici.

Siamo del tutto contrari al fatto che un’operazione di questa importanza sia stata compiuta in tempi ristrettissimi e nel silenzio assoluto, compreso quello delle istituzioni,. Solo lo scorso 7 novembre il Cda di Telecom aveva deciso che andava avviata l’operazione per la vendita di Telecom Argentina e, subito dopo, l’11 novembre, un secondo Cda ha appositamente affrontato la questione. Praticamente, il tutto si è compiuto nell’arco di una settimana. Una tempistica che sarebbe eufemistico definire accelerata.

Considerando che il fatturato di Telecom Argentina nel 2012 è stato di 3,8 miliardi di euro, che la società non ha debiti ma conti in cassa per 550-600 milioni di euro e che, solo in borsa, con il pacchetto di controllo, vale circa 650 milioni di euro, la vendita a 700 milioni di euro ci sembra sì una buona operazione, ma per l’acquirente.

Ci domandiamo se quanto appena compiuto porterà un qualche reale vantaggio a Telecom o se si tratta di un gentil dono fatto a Telefonica, che serve a iniziare lo sgombero del campo dalla concorrenza in Sudamerica. La prossima volta a chi toccherà, a Tim Brasil? Telecom si muove come se già fosse praticamente nelle mani di Telefonica e ci domandiamo dunque di chi stiano facendo gli interessi in questo momento.

Di fronte a quanto sta avvenendo riteniamo dunque necessario che la Consob venga subito audita in commissione. Nel frattempo, da parte del Governo, incassiamo un bel silenzio. Quella di un esecutivo che interviene pubblicamente solo per fare spot autopromozionali o per rassicurare a parole, senza fornire elementi concreti a supporto, è una modalità che si commenta da sola.

Goodbye Telecom

invito_telecom_goodbye

Domani a partire dalle ore 16:30 il gruppo parlamentare del movimento 5 stelle insieme all’autore Maurizio Matteo Décina presenteranno il libro Goodbye Telecom, parteciperanno i deputati: Diego De Lorenzis (M5S), Vincenzo Garofalo (PDL), Stefano Quaranta (SEL).  Sono inoltre previsti interventi di Francesco Sacco (docente dell’università Bocconi di Milano), Elio Lannutti (Presidente di Adusbef) e Franco Lombardi presidente di (ASATI Associazione Azionisti Telecom Italia).

Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sulla webTV www.beppegrillo.it/lacosa/ 

Telecom: Letta venga a riferire in aula su incontro con Alierta

“Ci aspettiamo che sul contenuto e le conclusioni dell’incontro odierno tra il presidente del Consiglio e il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, Enrico Letta venga a riferire, presto, in Parlamento”.

Lo dichiarano i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Trasporti.

 “Al termine dell’incontro a palazzo Chigi il presidente Alierta ha rivolto alla stampa poche battute generiche, affermando che con Letta non si è parlato di scorporo della rete, ma che l’azienda resterà italiana, l’occupazione sarà mantenuta e che saranno aumentati gli investimenti in fibra e tecnologie. Insomma, di quello che sarà il futuro di Telecom al momento non è possibile sapere nulla.

Vogliamo ricordare che un mese fa la notizia della scalata di Telefonica destò reazioni in tutto il mondo della politica. Il Governo aveva dato la sua disponibilità a riferire sul caso e, infatti, l’informativa era prevista per il primo ottobre scorso. Non se ne fece niente. Il blocco istituzionale causato dalla minaccia di dimissioni di massa di un intero gruppo parlamentare della maggioranza ha annullato tale importante seduta. Mentre gruppi economici stranieri conquistavano assett strategici del nostro Paese, il dibattito politico è stato paralizzato dai destini personali di una persona, peraltro già giudicata dalla giustizia italiana.

Chiediamo pertanto, come già fatto ieri in Aula dal collega del M5S Paolo Romano, che il presidente del Consiglio venga a riferire in quest’Aula in merito all’incontro con il Presidente di Telefonica e che comunichi le iniziative che il Governo intende intraprendere per tutelare la nostra infrastruttura di rete, chiarendo definitivamente quale sia sua posizione circa la modifica della disciplina dell’OPA. Tutto questo anche alla luce del fatto che in questi ultimi anni la strategia di Telefonica in Italia è stata indirizzata verso una riduzione degli investimenti e il non aumento di capitale.

Fattori questi, che contribuiscono ad accrescere ulteriormente quesiti e preoccupazioni che meritano risposte chiare. I cittadini hanno il diritto di ricevere risposte circostanziate e in tempi brevi”.

Il cantiere del nuovo ospedale di Nizza M.to in alto mare (in tutti i sensi…)

Cantiere ospedale di Nizza

 

Sabato mattina, con il consigliere comunale Davide Giargia e gli attivisti del gruppo locale della Valle Belbo, siamo stati in visita al cantiere dell’ospedale di Nizza Monferrato (AT). Siamo stati ricevuti dal Direttore Amministrativo Corona, il RUP Ing. Carla Pettazzi e il Direttore della Struttura e Ufficio Tecnico, Lidia Beccuti, nonché dal preposto al cantiere, il Geom. Carlo Cravero.

I lavori, dopo mesi di fermi dovuti anche all’incertezza economica dei finanziamenti regionali, sembrerebbero essere ripartiti. Diciamo, sembrerebbe, perché essendo di sabato non abbiamo potuto vedere operai al lavoro. Il costo totale del nuovo ospedale sarebbe a progetto di 39 milioni di euro (anche se sul cartello dei lavori campeggia la cifra di 19), ma già adesso l’ASL di Asti sta provvedendo a scendere a 33 milioni, incluse le riserve per 2,3 milioni di euro (di cui 2/3 per anomalo andamento a parere del RUP), al netto delle penali che si chiederanno. Il tutto dovrebbe passare da un nuovo Accordo di Programma con tutti gli enti interessati.

Ad oggi il finanziamento erogato sarebbe di 12 milioni di euro, dei famosi 3 milioni di euro promessi dall’Assessorato non vi è ancora nulla di ufficiale. A dicembre dovrebbero terminare i lavori del primo lotto che prevedono la realizzazione di tutta la struttura al netto dell’impiantistica e dell’arredo. Dopo di che il buio. Dei 21 milioni che servirebbero, 2,5 milioni di euro si penserebbe di ricavarli dall’alienazione dell’immobile in cui attualmente è ubicato l’Ospedale (soldi che anticiperà la Regione e sul cui incasso ci permettiamo di sollevare più di un dubbio), dei restanti 18,5 il 95% dovrebbe giungere dallo Stato tramite l’art. 20 della legge 67/1988, il 5%, cioè meno di un milione di euro, dalla Regione Piemonte.

L’Assessore Cavallera, a cui chiesi contezza dei trasferimenti negli anni passati di questi fondi, mi rispose affermando che era in corso un’analisi tecnica di Deloitte. Possibile che i fondi erogati e dedicati all’edilizia sanitaria spariscano senza lasciare traccia? Il cantiere ha incontrato da subito diverse problematiche: in primis l’affioramento della falda nel momento della realizzazione del piano interrato. La falda nei progetti era stata prospettata a -3 metri dal piano campagna, peccato che l’abbiano trovata a -0,5 metri, provocando la trasformazione del piano interrato in un semi-interrato che dovrà poi essere parzialmente coperto con terre di riporto per realizzare l’ingresso con, a questo punto, scivolo di raccordo.
Chi ha firmato gli studi idro-geologici? Chi non ha controllato? Quanto è costata la variante?

In compenso, visto anche il ridimensionamento dei posti letto a livello regionale e la ristrutturazione della rete ospedaliera per intensità di cura, l’ospedale non avrà un ulteriore piano (nonostante le fondazioni siano state tarate per due piani fuori terra) ma si limiterà ad un piano terra con gli uffici, i poliambulatori ed il Punto di Primo Intervento, e un primo piano fuori terra con i sei reparti ospedalieri e le due sale chirurgiche (non tre né tanto meno quattro, come in un primo tempo ipotizzato).
Si andrà al risparmio un po’ dappertutto, sia sui servizi sanitari (non ci sarà la Risonanza Magnetica Nucleare), sia sul dato della sostenibilità energetica (niente pannelli fotovoltaici), sia su quello dei servizi altri con esternalizzazione del servizio mensa, la cui qualità, da un punto di vista scientifico, tutti riconoscono come importante nella durata media della degenza. I costi di gestione rimarranno elevati, anche se ad oggi sono ancora del tutto spannometrici, per un importo di 13 milioni contro i 14 attuali, a riscaldamento geotermico attivo. Il che se fosse vero permetterebbe alla lunga di ripagare la realizzazione.

Resta la perplessità di attivare un cantiere del genere per un ospedale che sulla carta sarà un piccolo presidio territoriale, mentre non si riescono a chiudere i cantieri altrove, Biella e Verduno, ma anche Venaria e altre realizzazioni. Al di là delle difficoltà economiche, l’Assessore ci deve quindi spiegare se ci sia la volontà politica di portarlo a termine, o di lasciare l’ennesima cattedrale nel deserto a metà. Magari iniziando a rispondere alla nostra interrogazione regionale che giace da luglio inevasa.

Davide Bono – Consigliere regionale M5S Piemonte
Paolo Romano – Deputato M5S Piemonte

Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle
347-1498358

http://www.m5sp.it/comunicatistampa/2013/10/21/il-cantiere-del-nuovo-ospedale-di-nizza-monferrato-in-alto-mare-in-tutti-i-sensi/

Incontro con Confartigianato per discutere la proposta del M5S riguardante il commercio

Ieri ho incontrato Biagio Riccio, presidente di Confartigianato Asti.

Durante l’incontro abbiamo parlato della proposta di legge fatta per normare gli orari di apertura della grande distribuzione, proposta che, come si può vedere nel video, è stata accolta molto positivamente.

Audizione del presidente di Asati Franco Lombardi

Dal minuto 21 il mio intervento con le relative domande, che purtroppo per la mancanza di tempo non hanno avuto risposta, anche se il presidente Franco Lombardi  si è mostrato molto disponibile a fornirmi le risposte e a organizzare un incontro prossimamente.

Riporto il testo del mio intervento:

Ringrazio il Presidente dell’Asati, l’Ing. Franco Lombardi, per essere venuto oggi nella nostra Commissione a dare voce ai 600.000 piccoli azionisti e dipendenti Telecom, molti dei quali hanno investito il loro TFR nelle azioni della più grande azienda di telecomunicazioni del nostro Paese e, pertanto, come è comprensibile, sono molto preoccupati dell’andamento del titolo in Borsa. Infatti, prima di procedere col chiederle in merito allo scorporo della rete, vorrei sapere se le recenti decisioni della dirigenza Telecom, relative alla salvaguardia del livello di rating dell’azienda, minacciato da un ulteriore declassamento dei suoi titoli a “spazzatura”, la soddisfano.

Proprio questa mattina abbiamo avuto la notizia dell’ulteriore declassamento dall’agenzia di rating Fitch che ha abbassato il merito del credito a BBB -, che significa che la Telecom pur avendo un’adeguata capacità di rimborso, potrebbe avere in futuro delle difficoltà se dovessero peggiorare le condizioni operative del business domestico, già non rosee considerando la pressione regolamentare di Agcom e Antitrust, la guerra dei prezzi nel mercato del mobile e la congiuntura economica negativa del Paese che sembra non avere fine.

Un ulteriore declassamento del rating comporterebbe, quindi, doversi finanziare sul mercato a tassi di interesse più alti e, con 29 miliardi di debito da rifinanziare, un eventuale successivo downgrading del titolo potrebbe avere un impatto destabilizzante per gli equilibri economici del gruppo. Il Consiglio di Amministrazione Telecom (CdA) del primo agosto, alla luce dell’andamento del primo semestre – rivelatosi critico in particolare per il mercato domestico, dove i ricavi sono scesi di oltre il 10% a 8,1 miliardi e l’Ebitda del 13,2% a 3,8 miliardi – ha rivisto al ribasso i target reddituali, abbassando le stime per fine anno. Quindi: cosa ne pensa della decisione di Bernabè di recuperare oltre 800 milioni di euro, entro fine anno, per salvaguardare il rating? Da informazioni diffuse: 450 milioni verranno dal mercato domestico, 200 dal Brasile e 80 milioni dall’Argentina. Secondo lei: questa strategia di contenimento permetterà di mantenere stabile nel 2013 il rapporto indebitamento netto/Ebitda intorno a 2,4 volte, comunque sotto il limite del 2,8 volte, valore massimo, secondo Moody’s, per il mantenimento dell’attuale livello di rating? Inoltre: abbiamo letto che, se questa operazione non dovesse essere sufficiente, si sta lavorando a ulteriori misure “cuscinetto”, con cessioni di immobili, tra cui la sede milanese di Piazza Affari, la possibile vendita di Ti-media e il “consolidamento” con altri operatori della rete mobile. Insomma: lei che rappresenta anche i dipendenti Telecom, può rassicuraci che non siano in atto iniziative volte ad impattare anche sui livelli occupazionali e sulla produttività aziendale?     

Domando questo perché il gruppo Telecom ha sempre utilizzato la leva occupazionale per promuovere “risparmi”, serviti solo per aumentare i dividendi degli azionisti a fronte dell’assenza totale di investimenti nell’adeguamento dell’infrastruttura di rete che ci vede, per quanto riguarda il cablaggio della rete, ai livelli di Grecia e Cipro.
Basta considerare che prima della privatizzazione Telecom contava circa 130 mila dipendenti; a distanza di 15 anni siamo intorno ai 44 mila. In estrema sintesi: si è sempre proceduto al taglio del personale e alla compressione dei livelli salariali per garantire alti dividenti agli azionisti e per ridurre parte del debito accumulato, originato dalle note operazioni speculative a danno di una seria politica industriale nel settore TLC nel nostro Paese.

Ma torniamo al tema del rating. Proprio in vista dell’appuntamento del primo di agosto, nella lettera da lei inviata ai membri del CdA ha scritto che l’Asati si aspetta proposte concrete circa il rafforzamento patrimoniale, indispensabile per un rilancio della Società e come antidoto a potenziali giudizi negativi delle agenzie di rating che influirebbero ancora pesantemente sul titolo e sul debito. E’ evidente che le scelte del management sono andate nella direzione opposta. Lo stesso Presidente Bernabè ha dichiarato che l’obiettivo di stabilizzazione del rapporto indebitamento netto/Ebitda sarà raggiunto senza aumento di capitale. Per di più è evidente l’intenzione dei partner di Telco non solo di non aumentare il capitale, ma anzi di sfruttare la finestra di settembre per uscire dall’assetto societario. Vorrei chiederle pertanto: qual è al vostra posizione in merito all’ormai vicino scioglimento del patto Telco? Lei ha proposto la convocazione di un’assemblea straordinaria, entro il prossimo novembre, per decidere sulla variazione dell’attuale statuto e sulle tecnicality del voto per l’elezione dei nuovi organi: qual è stata la risposta della dirigenza Telecom a questa sua proposta?

Andiamo allo scorporo della rete Telecom, di cui siete fautori dal 2007, e, appunto, ne chiedete la sua rapida realizzazione. Lei più volte ha dichiarato che l’Asati sorveglierà passo per passo questo processo. Anzi! Avete chiesto che questi indispensabili passi fossero compiuti anche attraverso la consultazione di un vostro organismo rappresentativo, composto da esperti e azionisti/soci, “… al fine di realizzare una simmetria informativa sulla gestione e sulle scelte nel pieno rispetto delle procedure e dei diritti del mercato finanziario”. Mi chiedo: se c’è stato riscontro a questa richiesta e se si è attuata questa simmetria informativa. 

Se si! Le chiedo: se siete d’accordo circa il perimetro di rete da considerare ai fini dello scorporo proposto da Telecom, poiché durate l’audizione del 16 luglio u.s. del Presidente Bernabè molti dubbi sono emersi, appunto, su questo punto.

Poi: nell’ipotesi prospettata da Telecom della costituzione di due società, Opac per la gestione della rete e Telecom Italia Service per i servizi, quale tipo di soluzione immaginate per le azioni Telecom attualmente da voi detenute? Avete valutato l’impatto che lo scorporo avrà sulle vostre azioni ? 

Mi avvio verso la conclusione, visto che ho già posto molte domande.

E’ nota la vostra posizione in merito ad una public company. L’idea è particolarmente suggestiva poiché una public company, essendo una società retta da un azionariato diffuso, ha una struttura polverizzata, nel senso che ha tanti proprietari, ma nessuno di essi ha azioni sufficienti a governare l’impresa.

Idea suggestiva, come ho detto, ma come M5S riteniamo centrale la

ri-nazionalizzazione della infrastruttura di rete del nostro sistema di telecomunicazioni, perché è l’unica strada che abbiamo per lo sviluppo della nostra rete e per garantire una reale equivalence of imput tra tutti gli operatori. Se proprio vogliamo rimanere nell’alveo del mercato finanziario è opportuno che comunque lo Stato acquisisca una maggioranza azionaria o comunque un pacchetto di controllo tale da mantenere la rete in mano pubblica. Lei, e concludo, è d’accordo con questa proposta? Che assetto azionario dovrebbe avere, secondo lei, la new company (OPAC) quando sarà costituita? Telecom dovrebbe avere in essa la maggioranza oppure questa dovrebbe passare in mani pubbliche?

Ma quale assenteista??? (Smentita al fatto quotidiano)

20130614-190008.jpg

In un articolo odierno del fatto quotidiano online, dal titolo “Assenteismo in Parlamento: Berlusconi in aula una volta, maglia nera ai suoi legali” a firma di Loredana Di Cesare, mi si attribuisce il record delle assenze, pari al 50%, dai lavori parlamentari per il M5S.

L’autrice dell’articolo cita openpolis come fonte di tale informazione. Faccio presente che sono stato ricoverato, da martedì 28 maggio a sabato 01 giugno, nell’ospedale Cardinal Massaia di Asti, con una successiva ricaduta che mi ha costretto ad un nuovo ricovero, nella notte di mercoledì 5, attualmente sono ancora convalescente.

In quest’arco di tempo però non sono stato fermo, anzi, pur nelle mie precarie condizioni di salute ho presento: un’interpellanza urgente contro la mancata bonifica del sito dell’ex ACNA di Cengio (che sarà discussa la prossima settimana in Aula); una risoluzione in Commissione Ambiente per impegnare il governo a sostenere la “filiera corta” nei bandi pubblici per la ristorazione collettiva; una interrogazione a risposta in commissione per fare luce sull’iter autorizzativo relativo alla realizzazione del Campo Base Piemonte 3 che è parte del progetto dell’alta velocità del Terzo Valico dei Giovi; un’interrogazione a risposta scritta sulla vicenda del personale ispettivo dell’ANAS transitato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ed altre iniziative parlamentari sono tuttora in cantiere.

Si precisa, inoltre, che gli uffici competenti della Camera dei deputati sono stati informati, con la documentazione opportuna, del mio ricovero, come il mio stesso gruppo parlamentare.