Ferrovia Alba-Asti: la non risposta del governo al mio Question Time

Oggi, dopo numerosi solleciti, finalmente il Governo, nella persona del Sottosegretario delegato Umberto Del Basso De Caro, è venuto a rispondere ad una mia interrogazione in merito alla riattivazione della storica linea ferroviaria Asti Alba. La mia domanda molto semplice era rivolta a capire quali iniziative il Governo intendesse intraprendere per sostenere la regione Piemonte nell’immediata riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco, quali l’altrettanto storica e strategica linea ferroviaria Alessandria- Nizza Monferrato – Castagnole delle Lanze – Alba.

Più chiaro di così si muore: il Governo intende intraprendere delle iniziative per la riapertura di queste linee. Se si! Quali?

Ebbene! Avete tutti modo di leggere la risposta del Governo qui. Il Sottosegretario è venuto a dirci che l’acqua se riscaldata diventa calda ossia che “il ripristino della linea comporterebbe l’assunzione dell’onere da parte dello Stato delle risorse per la realizzazione delle opere infrastrutturali e per la loro successiva manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, da trasferire al gestore attraverso gli strumenti dei Contratti di Programma.” Insomma: la scoperta dell’acqua calda. Invece di dirci cosa intendesse fare per la valorizzazione di una importante linea ferroviaria che attraversa siti patrimonio dell’umanità è venuto a raccontarci lo stato in cui versa la ferrovia, ormai dal 2010 in totale stato di abbandono, e quali interventi infrastrutturali occorrono per il ripristino della galleria Ghersi. Tutte cose note e stranote.

La mia risposta a questa ennesima presa in giro non è mancata. Ho ricordato al sottosegretario che il Governo deve dimostrare con i fatti la volontà di sostenere il trasporto ferroviario che è la modalità di trasporto più efficiente, meno inquinante, più sicura e col minore impatto sul territorio esistente. Invece noi assistiamo da anni a politiche della mobilità tutte incentrate sul trasporto su gomma che rappresenta la più inquinante, energivora e pericolosa modalità di trasporto esistente. Non si riescono a trovare 12 milioni di euro per rendere agibile la galleria Ghersi  quando si pagano milioni di euro per acquistare quote di CO2 da altri Paesi per regolarizzare la nostra posizione in merito ai livelli di emissione consentiti dal protocollo di Kyoto che proprio incentivando il trasporto ferroviario potremmo evitare di pagare. Per non parlare dei miliardi di euro che il Governo spende in progetti faraonici e di inutili, come l’Alta Velocità del Terzo Valico considerata inutile dalle stesse ferrovie dello Stato, mentre si lasciano morire linee ferroviarie storiche e strategiche quali la Asti Alba, la Alessandria- Nizza Monferrato e la Castagnole delle Lanze – Alba che mettono in collegamento paesaggi unici che ci invidiano in tutto il mondo e le cui riattivazioni rappresenterebbero un importante volano economico per questi territori segnati duramente dalla crisi.

Per tutte queste ragioni non potevo essere assolutamente soddisfatto della risposta del Governo che prima va a casa meglio è per tutti.

Enav: Governo come i grandi evasori con la controllata in Delaware

È scandaloso che il governo, attraverso una sua partecipata, favorisca operazioni industriali opache, da cui scaturiscono messaggi poco edificanti sul fronte della lotta alla grande evasione internazionale.

Il M5S lo denuncia da mesi e ieri, ho incalzato Roberta Neri, A.D. di Enav, in audizione a Montecitorio sulla creazione di Enav North Atlantic Llc, una controllata con sede nel paradiso fiscale Usa del Delaware.

Non abbiamo avuto risposte esaurienti, al di là di ciò che si legge sui giornali, sulla missione di questa nuova società. Né sugli amministratori e nemmeno su eventuali azionisti che potrebbero subentrare accanto a Enav.

Per quanto riguarda l’Ipo e la parziale privatizzazione da circa un miliardo, è ovvio che noi siamo contrari a dismissioni che hanno benefici nulli per il debito. Peraltro anche i nostri apparati di sicurezza si sono schierati in senso negativo.
Si svende una società in salute, con ottimi margini, che fa utili e che gira lauti dividendi allo Stato. Tutto il contrario di ciò che una sana politica industriale dovrebbe fare sulle partecipazioni pubbliche.

Paolo Romano, Paolo Nicolò Romano, M5S,

Scorporo rete Telecom Italia, dichiarazione di voto e votazione

Deputato Presidente, deputati colleghi, esponente del Governo,

il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, l’altro ieri durante una conferenza stampa ha dichiarato che: “la soluzione ottimale del processo di ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazioni sarebbe quella della creazione di un operatore delle reti non verticalmente integrato. Aggiungendo, inoltre, che gli: “altri scenari, quali quelli in cui la struttura del mercato venisse a riorganizzarsi solo sulla figura dell’operatore incumbent verticalmente integrato [Telecom Italia] o nei quali emergessero forme di co-investimento da parte di una pluralità degli operatori del settore, dovrebbero essere attentamente vagliati dal punto di vista antitrust, al fine di garantire che l’assetto del mercato non risulti compromesso dal punto di vista concorrenziale.” Quindi il modello ideale di governance della infrastruttura di rete prospettata dall’Antitrust è la stessa avanzata nella nostra Mozione e che il Governo, complice il silenzio assordante dei media, ha cassato non per motivazioni tecniche o economiche, ma esclusivamente per ragioni politiche, perché nessuno ignora in quest’Aula i forti interessi di un importante azienda privata nel nostro Paese, come Mediaset, nei confronti di Telecom Italia! Il calo di fatturato pubblicitario va compensato con la pay tv e, quindi, con l’offerta digitale di nuovi contenuti. Il possesso dell’infrastruttura di rete diventa, pertanto, per Mediaset la strada obbligata per il mantenimento del monopolio dell’informazione e della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi, che oggi solo i nuovi canali digitali possono garantire. Per questo il Governo Renzi-Berlusconi deve assolutamente impedire lo scorporo della rete Telecom e, quindi, la costituzione di una società a maggioranza pubblica che controlli la nostra infrastrutture di rete e che operi per la diffusione della fibra ottica nel nostro Paese. Non importa che in Italia la quota di utenze raggiunte dalla fibra è pari al 2 per cento contro una media europea del 6 per cento. Non importa che il Paese ha un tasso di disoccupazione giovanile al 44%, esattamente il doppio della media europea, perché è venuto meno lo sviluppo del settore dell’Information and Communication Technology (ITC), dove i giovani sono naturalmente più portati. Qui occorre fare gli interessi di un’azienda. L’abbiamo visto negli ultimi vent’anni e lo vediamo oggi. Nulla è cambiato!

Questo spiega la contrarietà del Governo alla nostra Mozione sulla separazione societaria della infrastruttura della rete di telecomunicazione e la sintonia delle posizioni espresse dai colleghi del PD e di FI, il 10 novembre u.s., durante la discussione sulle linee generali. Mentre il collega del PD, il deputato Sergio Boccadutri, ha messo le mani avanti dicendo che Telecom Italia è un’azienda ormai condannata e che, quindi, con lo scorporo rischiamo di prenderci una rete obsoleta che ha gli anni contati, il collega di Forza Italia, il deputato Rocco Palese, sceso sicuramente da un altro pianeta, candidamente dichiarava in quest’Aula che nel nostro Paese non esiste nessun problema di digital divide, poiché le attuali società private di telecomunicazioni si stanno impegnando fortemente negli investimenti nella rete fissa. Un gioco di squadra perfetto. Dico innanzitutto a Boccadutri che Telecom Italia non è un’azienda morta, non ha gli anni contati! La sua rete costruita con denaro pubblico e con il sacrificio degli italiani ha ancora grandi potenziali di sviluppo! Pertanto non corrisponde al vero che il cosiddetto ultimo miglio è da rottamare. Anzi! Con l’impiego di tecnologia G.Fast potremmo, tramite l’ultimo miglio in rame, raggiungere velocità dell’ordine del Gbit che per le utenze private di tipo domestico superano di gran lunga il fabbisogno minimo richiesto. Non è vero che solo il 36 per cento della rete in rame è utilizzabile, perché siamo nell’ordine del 60/70 per cento. La stessa Telecom Italia stima che la percentuale di riutilizzo della rete in rame per le connessioni superveloci sia nell’ordine del 45% nelle città  e del 60-65%  nelle periferie. Certo l’evoluzione della tecnologia del rame terminerà ma fra i prossimi 30 anni e non nei prossimi 10 anni come sostiene il deputato Boccadutri, condannando a morte un’azienda come Telecom Italia che ha viceversa grandi potenzialità di sviluppo se fosse adeguatamente ricapitalizzata.

In merito all’alieno Rocco Palese. Si! Effettivamente i privati investono. Ma dove? Nel nostro Paese ci sono aree profittevoli dove c’è offerta di banda larga ed aree, la stragrande maggioranza, dove non è presente nessun operatore, perché non hanno interesse ad investire, anche con tutti gli incentivi fiscali e i piani strategici che volete!!! I dati parlano chiaro: nel 2013 appena 150 città erano interessate da investimenti privati. Il risultato è che a marzo 2014 solo 310 mila famiglie erano allacciate alla fibra. La verità è che nelle reti fisse gli investimenti sono anemici e anche i recenti incentivi fiscali, previsti nello <<Sfascia Italia>>, poco incideranno. Se un operatore non ha piani di investimenti in fibra, perché non remunerativi, non cambierà certo idea solo grazie al credito di imposta. Inoltre: anche quei pochi operatori interessati dovranno aspettare i decreti attuativi, che ben che vada vedranno la luce fra qualche anno. Siamo ancora in attesa dei decreti attuativi sull’agenda digitale del Governo Monti. Per non parlare del pseudo Piano Strategico per la Crescita Digitale 2014-2020, in consultazione pubblica dal 20 novembre u.s., l’ennesimo di una lunga serie di Piani utili al Governo solo per gettare fumo negli occhi a cittadini e imprese.

Mi rammarico nel constatare che nessuno in quest’Aula, e questo è in particolare grave per il Governo!, ha posto un “piccolo” problema: la sicurezza nazionale! L’attuale Governo ci deve spiegare allora perché l’ex Governo Letta, ricordo sostenuto da Partito Democratico e Popolo delle Illibertà, alla notizia della scalata di Telefonica in Telecom Italia emanò il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm) n. 129 del 2013 che prevedeva l’inclusione nelle attività di rilevanza strategica per la sicurezza e la difesa nazionale anche delle reti e degli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi della banda larga e ultralarga! Perché lo fece signor Ministro? Perché il Copasir lanciò l’allarme sulla possibilità di una violazione delle nostre informazioni sensibili da parte di un gruppo industriale straniero. Allora ci chiediamo: come mai il fattore sicurezza e difesa nazionale ha rappresentato un motivo di intervento per il precedente Governo Letta mentre di colpo per il Governo Renzi cessa di rappresentare un problema? Come mai?

L’infrastruttura di rete è un bene strategico per un Paese, appunto per le informazioni sensibili che vi transitano: dati vitali per la nostra sicurezza personale e nazionale. Per questa ragione l’infrastruttura di rete non può appartenere a nessun soggetto privato! Deve appartenere allo Stato!!!

Assente nei vostri ragionamenti anche la questione centrale di una governance della rete, stretta nelle morse della logica del profitto degli operatori di telecomunicazione privati e delle dinamiche istituzionali dei diversi livelli decisionali, con il rischio di una frammentazione delle politiche pubbliche con ogni Regione che va per conto proprio o che utilizzino i fondi europei per altre priorità. Occorre, invece, avere una governance unica nazionale che ottimizzi gli investimenti evitando sovrapposizioni e aree scoperte e, cosa ancora più importante, garantisca tempi certi di realizzazione visto il nostro enorme ritardo accumulato. “Credo che l’Italia debba essere capace di investire sull’agenda digitale e la banda larga. Dobbiamo smettere di parlarne e fare convegni, e portare avanti le scelte centralizzando gli investimenti.” Sono dichiarazioni di Renzi! Bene unifichiamo e centralizziamo questi investimenti! Con la nostra Mozione chiediamo proprio questo! Che il Governo eserciti la sua piena leadership per far diventare la trasformazione digitale del Paese una priorità nazionale, con un’unica società della rete dove pubblico e privato possano insieme stabilire le priorità, senza più frammentazioni e competizione sfrenata al ribasso!!!

Mi avvio verso le conclusioni sintetizzando nuovamente le ragioni per cui è necessario e urgente sostenere lo scorporo della rete Telecom e la sua ripubblicizzazione.

In primo luogo perché la rete sarebbe messa in sicurezza, eliminando alla radice qualsiasi pericolo di azioni predatorie da parte di operatori esteri o gruppi azionari audaci.

In secondo luogo perché lo Stato entrerebbe direttamente nel controllo della rete attraverso investimenti diretti, ormai da tutti considerati come l’extrema ratio per il raggiungimento degli obiettivi europei dell’agenda digitale 2020.

In terzo luogo perché si favorirebbe una maggiore competitività nei servizi per la parità di accesso alla rete, in quanto Telecom Italia Servizi accederebbe a parità di condizioni come tutti gli altri operatori di telefonia senza più abusare della sua posizione di incubement.

In quarto luogo perché l’impatto occupazionale ne avrebbe giovamento. Telecom Italia oltre ad essere “gestore della rete” diventerebbe anche “gestore di servizi innovativi” come la telemedicina, teleassistenza, domotica, videosorveglianza, teledidattica, applicazioni di logistica, infomobilità ecc., precondizione questa essenziale per aumentare considerevolmente il numero dei lavoratori in Italia nel settore dell’ITC.

Per tutti questi motivi chiedo a quest’Aula di mettere da parte le appartenenze politiche e di votare, per il bene del nostro Paese, favorevolmente e convintamente la nostra Mozione. Grazie

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

Asti – 14 novembre 2014 – Evento dedicato all’uso di internet

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La sicurezza su internet sarà l’argomento che animerà la serata. Interverranno e risponderanno alle vostre numerose domande: il deputato Paolo Nicolò Romano e l’eurodeputata Tiziana Beghin. Parteciperanno all’evento anche i consiglieri pentastellati: per la regione Paolo Mighetti e in rappresentanza del comune di Asti, Gabriele Zangirolami e Davide Giargia.

Non mancate, vi aspettiamo numerosi!

Per chi non potesse raggiungerci al Palazzo della Provincia di Asti, potrà seguirci in streaming seguendo questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=g2vum8GoXno

La rete: una grande infrastruttura per ricominciare

 

C’era una volta Telecom.
120000 dipendenti solo nel nostro Paese.
30 partecipate estere.
Tecnologia all’avanguardia.
Ed un progetto ambizioso: essere la prima rete al mondo in fibra ottica (progetto Socrate).
Poi la privatizzazione. Ed il suo “spolpamento”.
Ci apprestiamo a discutere la mozione sullo “scorporo” della rete Telecom.
Ormai è un fatto accertato che internet è uno strumento d’importanza fondamentale per la crescita economica di ogni paese . La rete è quindi una risorsa strategica per il Nostro Paese e per la sua crescita economica. Per questo è naturale che sia il Paese e, di conseguenza i suoi organi preposti, a dover garantire investimenti e a potenziare l’infrastruttura della telecomunicazione in modo da poter offrire a tutti libertà di comunicazione, competitività e crescita in ogni settore.

A questo link il testo completo della mozione.

Audizione del presidente di Asati Franco Lombardi

Dal minuto 21 il mio intervento con le relative domande, che purtroppo per la mancanza di tempo non hanno avuto risposta, anche se il presidente Franco Lombardi  si è mostrato molto disponibile a fornirmi le risposte e a organizzare un incontro prossimamente.

Riporto il testo del mio intervento:

Ringrazio il Presidente dell’Asati, l’Ing. Franco Lombardi, per essere venuto oggi nella nostra Commissione a dare voce ai 600.000 piccoli azionisti e dipendenti Telecom, molti dei quali hanno investito il loro TFR nelle azioni della più grande azienda di telecomunicazioni del nostro Paese e, pertanto, come è comprensibile, sono molto preoccupati dell’andamento del titolo in Borsa. Infatti, prima di procedere col chiederle in merito allo scorporo della rete, vorrei sapere se le recenti decisioni della dirigenza Telecom, relative alla salvaguardia del livello di rating dell’azienda, minacciato da un ulteriore declassamento dei suoi titoli a “spazzatura”, la soddisfano.

Proprio questa mattina abbiamo avuto la notizia dell’ulteriore declassamento dall’agenzia di rating Fitch che ha abbassato il merito del credito a BBB -, che significa che la Telecom pur avendo un’adeguata capacità di rimborso, potrebbe avere in futuro delle difficoltà se dovessero peggiorare le condizioni operative del business domestico, già non rosee considerando la pressione regolamentare di Agcom e Antitrust, la guerra dei prezzi nel mercato del mobile e la congiuntura economica negativa del Paese che sembra non avere fine.

Un ulteriore declassamento del rating comporterebbe, quindi, doversi finanziare sul mercato a tassi di interesse più alti e, con 29 miliardi di debito da rifinanziare, un eventuale successivo downgrading del titolo potrebbe avere un impatto destabilizzante per gli equilibri economici del gruppo. Il Consiglio di Amministrazione Telecom (CdA) del primo agosto, alla luce dell’andamento del primo semestre – rivelatosi critico in particolare per il mercato domestico, dove i ricavi sono scesi di oltre il 10% a 8,1 miliardi e l’Ebitda del 13,2% a 3,8 miliardi – ha rivisto al ribasso i target reddituali, abbassando le stime per fine anno. Quindi: cosa ne pensa della decisione di Bernabè di recuperare oltre 800 milioni di euro, entro fine anno, per salvaguardare il rating? Da informazioni diffuse: 450 milioni verranno dal mercato domestico, 200 dal Brasile e 80 milioni dall’Argentina. Secondo lei: questa strategia di contenimento permetterà di mantenere stabile nel 2013 il rapporto indebitamento netto/Ebitda intorno a 2,4 volte, comunque sotto il limite del 2,8 volte, valore massimo, secondo Moody’s, per il mantenimento dell’attuale livello di rating? Inoltre: abbiamo letto che, se questa operazione non dovesse essere sufficiente, si sta lavorando a ulteriori misure “cuscinetto”, con cessioni di immobili, tra cui la sede milanese di Piazza Affari, la possibile vendita di Ti-media e il “consolidamento” con altri operatori della rete mobile. Insomma: lei che rappresenta anche i dipendenti Telecom, può rassicuraci che non siano in atto iniziative volte ad impattare anche sui livelli occupazionali e sulla produttività aziendale?     

Domando questo perché il gruppo Telecom ha sempre utilizzato la leva occupazionale per promuovere “risparmi”, serviti solo per aumentare i dividendi degli azionisti a fronte dell’assenza totale di investimenti nell’adeguamento dell’infrastruttura di rete che ci vede, per quanto riguarda il cablaggio della rete, ai livelli di Grecia e Cipro.
Basta considerare che prima della privatizzazione Telecom contava circa 130 mila dipendenti; a distanza di 15 anni siamo intorno ai 44 mila. In estrema sintesi: si è sempre proceduto al taglio del personale e alla compressione dei livelli salariali per garantire alti dividenti agli azionisti e per ridurre parte del debito accumulato, originato dalle note operazioni speculative a danno di una seria politica industriale nel settore TLC nel nostro Paese.

Ma torniamo al tema del rating. Proprio in vista dell’appuntamento del primo di agosto, nella lettera da lei inviata ai membri del CdA ha scritto che l’Asati si aspetta proposte concrete circa il rafforzamento patrimoniale, indispensabile per un rilancio della Società e come antidoto a potenziali giudizi negativi delle agenzie di rating che influirebbero ancora pesantemente sul titolo e sul debito. E’ evidente che le scelte del management sono andate nella direzione opposta. Lo stesso Presidente Bernabè ha dichiarato che l’obiettivo di stabilizzazione del rapporto indebitamento netto/Ebitda sarà raggiunto senza aumento di capitale. Per di più è evidente l’intenzione dei partner di Telco non solo di non aumentare il capitale, ma anzi di sfruttare la finestra di settembre per uscire dall’assetto societario. Vorrei chiederle pertanto: qual è al vostra posizione in merito all’ormai vicino scioglimento del patto Telco? Lei ha proposto la convocazione di un’assemblea straordinaria, entro il prossimo novembre, per decidere sulla variazione dell’attuale statuto e sulle tecnicality del voto per l’elezione dei nuovi organi: qual è stata la risposta della dirigenza Telecom a questa sua proposta?

Andiamo allo scorporo della rete Telecom, di cui siete fautori dal 2007, e, appunto, ne chiedete la sua rapida realizzazione. Lei più volte ha dichiarato che l’Asati sorveglierà passo per passo questo processo. Anzi! Avete chiesto che questi indispensabili passi fossero compiuti anche attraverso la consultazione di un vostro organismo rappresentativo, composto da esperti e azionisti/soci, “… al fine di realizzare una simmetria informativa sulla gestione e sulle scelte nel pieno rispetto delle procedure e dei diritti del mercato finanziario”. Mi chiedo: se c’è stato riscontro a questa richiesta e se si è attuata questa simmetria informativa. 

Se si! Le chiedo: se siete d’accordo circa il perimetro di rete da considerare ai fini dello scorporo proposto da Telecom, poiché durate l’audizione del 16 luglio u.s. del Presidente Bernabè molti dubbi sono emersi, appunto, su questo punto.

Poi: nell’ipotesi prospettata da Telecom della costituzione di due società, Opac per la gestione della rete e Telecom Italia Service per i servizi, quale tipo di soluzione immaginate per le azioni Telecom attualmente da voi detenute? Avete valutato l’impatto che lo scorporo avrà sulle vostre azioni ? 

Mi avvio verso la conclusione, visto che ho già posto molte domande.

E’ nota la vostra posizione in merito ad una public company. L’idea è particolarmente suggestiva poiché una public company, essendo una società retta da un azionariato diffuso, ha una struttura polverizzata, nel senso che ha tanti proprietari, ma nessuno di essi ha azioni sufficienti a governare l’impresa.

Idea suggestiva, come ho detto, ma come M5S riteniamo centrale la

ri-nazionalizzazione della infrastruttura di rete del nostro sistema di telecomunicazioni, perché è l’unica strada che abbiamo per lo sviluppo della nostra rete e per garantire una reale equivalence of imput tra tutti gli operatori. Se proprio vogliamo rimanere nell’alveo del mercato finanziario è opportuno che comunque lo Stato acquisisca una maggioranza azionaria o comunque un pacchetto di controllo tale da mantenere la rete in mano pubblica. Lei, e concludo, è d’accordo con questa proposta? Che assetto azionario dovrebbe avere, secondo lei, la new company (OPAC) quando sarà costituita? Telecom dovrebbe avere in essa la maggioranza oppure questa dovrebbe passare in mani pubbliche?