Buone Feste!

Siamo alla fine di un altro anno e vicinissimi al termine naturale della 17ª legislatura…posso dirvi, che sono stati 5 anni molto intensi e molto veloci!

Ho avuto la fortuna, anche grazie a tutti voi di potermi mettere a disposizione del popolo italiano e credo di aver rispettato la costituzione adempiendo il mio compito con disciplina e onore, è stata sicuramente un’esperienza bellissima.

Ne Approfitto quindi per fare gli auguri a tutti e per ringraziare le tantissime persone che in questi anni mi sono state vicine, mi hanno aiutato e mi hanno supportato nella mia attività, senza avere doppi fini, senza cercare di perseguire beceri interessi personali.

Infatti “Solo i buoni sentimenti possono unirci;

l’interesse non ha mai forgiato delle unioni durature”. come diceva un noto filosofo…

Grazie quindi a tutto il movimentato 5 stelle. Per movimento 5 stelle non intendo solo i portavoce, ma tutte le persone che compongono questa grandissima famiglia!!

Ovviamente di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma sono convinto che passo dopo passo riusciremo a portare avanti il cambiamento da noi tanto auspicato! I grandi cambiamenti non nascono solo da grandi imprese, ma anche da piccoli gesti quotidiani. Il nostro comportamento nella quotidianità porta informazione e aiuta a far crescere altri. Ognuno di noi ha infatti la possibilità e il dovere di provare a migliorare la società e sono i comportamenti di ogni giorno che la cambiano, le nostre scelte consapevoli che possono modificare la politica, l’economia, la cultura, ecc.

È quindi con viva e vibrante soddisfazione 😂 che vi lascio i miei migliori auguri di buone feste!!!

Ferrovia Alba-Asti: la non risposta del governo al mio Question Time

Oggi, dopo numerosi solleciti, finalmente il Governo, nella persona del Sottosegretario delegato Umberto Del Basso De Caro, è venuto a rispondere ad una mia interrogazione in merito alla riattivazione della storica linea ferroviaria Asti Alba. La mia domanda molto semplice era rivolta a capire quali iniziative il Governo intendesse intraprendere per sostenere la regione Piemonte nell’immediata riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco, quali l’altrettanto storica e strategica linea ferroviaria Alessandria- Nizza Monferrato – Castagnole delle Lanze – Alba.

Più chiaro di così si muore: il Governo intende intraprendere delle iniziative per la riapertura di queste linee. Se si! Quali?

Ebbene! Avete tutti modo di leggere la risposta del Governo qui. Il Sottosegretario è venuto a dirci che l’acqua se riscaldata diventa calda ossia che “il ripristino della linea comporterebbe l’assunzione dell’onere da parte dello Stato delle risorse per la realizzazione delle opere infrastrutturali e per la loro successiva manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, da trasferire al gestore attraverso gli strumenti dei Contratti di Programma.” Insomma: la scoperta dell’acqua calda. Invece di dirci cosa intendesse fare per la valorizzazione di una importante linea ferroviaria che attraversa siti patrimonio dell’umanità è venuto a raccontarci lo stato in cui versa la ferrovia, ormai dal 2010 in totale stato di abbandono, e quali interventi infrastrutturali occorrono per il ripristino della galleria Ghersi. Tutte cose note e stranote.

La mia risposta a questa ennesima presa in giro non è mancata. Ho ricordato al sottosegretario che il Governo deve dimostrare con i fatti la volontà di sostenere il trasporto ferroviario che è la modalità di trasporto più efficiente, meno inquinante, più sicura e col minore impatto sul territorio esistente. Invece noi assistiamo da anni a politiche della mobilità tutte incentrate sul trasporto su gomma che rappresenta la più inquinante, energivora e pericolosa modalità di trasporto esistente. Non si riescono a trovare 12 milioni di euro per rendere agibile la galleria Ghersi  quando si pagano milioni di euro per acquistare quote di CO2 da altri Paesi per regolarizzare la nostra posizione in merito ai livelli di emissione consentiti dal protocollo di Kyoto che proprio incentivando il trasporto ferroviario potremmo evitare di pagare. Per non parlare dei miliardi di euro che il Governo spende in progetti faraonici e di inutili, come l’Alta Velocità del Terzo Valico considerata inutile dalle stesse ferrovie dello Stato, mentre si lasciano morire linee ferroviarie storiche e strategiche quali la Asti Alba, la Alessandria- Nizza Monferrato e la Castagnole delle Lanze – Alba che mettono in collegamento paesaggi unici che ci invidiano in tutto il mondo e le cui riattivazioni rappresenterebbero un importante volano economico per questi territori segnati duramente dalla crisi.

Per tutte queste ragioni non potevo essere assolutamente soddisfatto della risposta del Governo che prima va a casa meglio è per tutti.

La rete: una grande infrastruttura per ricominciare

 

C’era una volta Telecom.
120000 dipendenti solo nel nostro Paese.
30 partecipate estere.
Tecnologia all’avanguardia.
Ed un progetto ambizioso: essere la prima rete al mondo in fibra ottica (progetto Socrate).
Poi la privatizzazione. Ed il suo “spolpamento”.
Ci apprestiamo a discutere la mozione sullo “scorporo” della rete Telecom.
Ormai è un fatto accertato che internet è uno strumento d’importanza fondamentale per la crescita economica di ogni paese . La rete è quindi una risorsa strategica per il Nostro Paese e per la sua crescita economica. Per questo è naturale che sia il Paese e, di conseguenza i suoi organi preposti, a dover garantire investimenti e a potenziare l’infrastruttura della telecomunicazione in modo da poter offrire a tutti libertà di comunicazione, competitività e crescita in ogni settore.

A questo link il testo completo della mozione.

Terzo valico dei Giovi a chi serve?

Mentre il Paese affoga sotto il fango, il Governo si appresta, con questo provvedimento, a finanziare opere inutili come il Terzo valico dei Giovi per la linea dell’Alta Velocità Milano-Genova. L’articolo 3, infatti, destina al c.d. Fondo “sblocca cantieri” 3 miliardi e 890 milioni di euro e dispone che le suddette risorse vengano assegnate, con uno o più decreti, sia a singoli interventi sia a categorie generiche di interventi. Tra questi, all’articolo 3, risulta il Terzo valico dei Giovi, linea AV/AC Milano-Genova, un’opera talmente inutile che fu osteggiata dagli stessi vertici delle Ferrovie dello Stato quando fu presentata agli inizi degli anni novanta. Note sono in  merito le dichiarazioni di Lorenzo Necci, l’allora Commissario Straordinario delle Ferrovie dello Stato, che l’aveva considerata non remunerativa in termini di flussi di traffico. Stessa posizione assunta anche dai suoi successori come Mauro Moretti che dal 2006, da quanto assunse l’incarico ai vertici delle Ferrovie dello Stato, ha sempre rilasciato dichiarazioni sulla sua totale inutilità. Eppure il sistema dei partiti, ai vari livelli di Governo, ha sempre spinto per la realizzazione di quest’opera sovrastimando le stime sui flussi di traffico passeggeri e merci in modo da giustificarne la pubblica utilità. Ci chiediamo come sia possibile questa sopravalutazione quando risulta non essere mai stata preparata una reale e dettagliata valutazione costi-benefici relativa all’infrastruttura. Costi che sono da brivido per un Paese super indebitato come l’Italia. A distanza di oltre 20 anni dalla presentazione del progetto il preventivo per i 54 chilometri del Terzo Valico è lievitato a 6 miliardi e 200 milioni di euro, ossia 115 milioni di euro al km. Tutti soldi pubblici! Perché degli oltre sei miliardi di euro nemmeno un centesimo verranno coperti dai privati ai quali è stata affidata, senza alcuna gara di appalto, la progettazione, la realizzazione e la verifica dei lavori. Anche l’Europa non stanzierà un euro. Se consideriamo che i costi a preventivo aumentano in genere di 2, 3 volte a fine lavori, dobbiamo ipotizzare che quest’opera arriverà a costare sui 20 miliardi di euro. Qualcuno potrebbe sostenere che trattandosi di un investimento prima o poi questi soldi torneranno indietro. Purtroppo non sarà così! Non solo questi soldi non saranno mai recuperati ma, secondo un piano di fattibilità di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) del 2004, si stima che solo il 15 per cento del costo della realizzazione e delle spese di funzionamento e relativa manutenzione dell’opera verrà coperto dai ricavi di mercato. Il restante 85 per cento resterà a carico delle casse dello Stato in modo perpetuo! Altro che investimento! Quest’opera rappresenterà un suicidio economico per il Paese!

Pertanto, con il mio ordine del giorno, chiedo al Governo di procedere nel più breve tempo possibile ad avviare, secondo criteri di massima trasparenza e attraverso un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati, una reale analisi dei costi e dei benefici dell’opera esaminando non solo l’impatto economico-finanziario ma anche  socio-ambientale che avrà sulle finanze pubbliche. Inoltre, chiedo al Governo di valutare l’opportunità di sospendere la realizzazione dell’opera destinando le risorse ad oggi individuate per interventi di ammodernamento e messa in sicurezza delle linee esistenti.

 

 

Enav e’ in salute, stop alla privatizzazione!

logo enavIn questi giorni stiamo lottando per impedire la privatizzazione di Enav Spa, l’Ente Nazionale di Assistenza al Volo.

Infatti, si vuole cedere il 49%  di Enav, giustificando questa decisione con il fatto che servono soldi in tempi brevi per cercare di tamponare il nostro gigantesco debito pubblico.

E i nostri sommi esperti del Governo, cosa fanno? Vendono (anzi, svendono), questa eccellenza italiana, che garantisce la sicurezza dei nostri voli, per 500 milioni di euro. Una cifra che è una goccia nel mare del debito che grava sul nostro Paese e che non porterà ad alcun miglioramento concreto per i nostri conti.

Non solo: il Governo ha deciso di vendere Enav, ma fino a questo momento non si sa nulla di più: come sarà venduta? Chi sarebbero gli acquirenti? Saranno posti dei vincoli per evitare i conflitti di  interesse ? Su tutto questo, silenzio.

L’Amministratore delegato di Enav, Massimo Garbini, durante l’audizione in commissione Trasporti, ha difeso il processo di privatizzazione affermando che questo passaggio è fondamentale per competere in un mercato difficile e globale.

Peccato che Enav sia un’eccellenza italiana perfettamente in grado di competere a livello internazionale, per cui le motivazioni di Garbini sono estremamente deboli. Infatti, analizzando il bilancio della società si legge che nel 2012 Enav ha avuto un utile di 23 milioni di euro. Se quello non fosse stato un anno nero per il trasporto aereo in Italia (la lenta eutanasia di Alitalia e il fallimento dei due vettori Wind Jet e Blu Panorama) l’Ente avrebbe raggiunto i 50 milioni di euro di utili.

E noi una società sana come questa  la vendiamo al primo che passa? Stando cedendo uno ad uno pezzi della nostra sovranità come se questa fosse una cosa normale. Ci sono troppe cose che non quadrano in questa operazione e forse capiremo davvero dove i signori del Governo stanno andando a parare quando usciranno allo scoperto i nomi dei possibili acquirenti.

Attenzione Renzi ci tassa i cellulari!

renzi al telefono

Oggi in commissione telecomunicazioni abbiamo discusso della tanto contestata tassa di concessione governativa (TCG) sui telefoni cellulari.

Se passerà questa norma “vergogna” gli italiani continueranno a pagare un’imposta annua di 62 euro per il solo fatto di possedere un cellulare e se sei un imprenditore l’imposta lievita a 155 euro. Alla faccia della promessa di riduzione delle tasse sbandierata dal nuovo Esecutivo.

Il Governo Renzi e la sua maggioranza ha dato il parere favorevole a questa norma volta a condizionare la decisione della Suprema Corte di Cassazione in merito alla legittimità della tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari.

La norma interpretativa da me contestata in commissione equipara il cellulare, anche se loro lo chiamano “apparecchiatura terminale per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione” alle stazioni radioelettriche su cui si applica la tassa.
Adesso che si deve esprimere il massimo organo della magistratura, dopo anni di accese contese,  il Governo Renzi in maniera del tutto arbitraria e scorretta interviene con una norma interpretativa per condizionarne l’esito.

Nemmeno Berlusconi è arrivato a tanto!

Inoltre nella relazione non mi convincono le cifre dell’eventuale ammanco, infatti il Governo stima 8 miliardi mentre la sezione tributaria della Corte di Cassazione parla di 3 miliardi e mezzo.

Questa tassa crea anche una differenza incomprensibile tra chi usa il cellulare con contratti post-pagati, che è soggetto al pagamento, mentre chi preferisce i contratti pre-pagati è esente, visto che gli utenti fanno uso del medesimo strumento, non capisco il motivo di questa differenza, non sarebbe meglio eliminarla a entrambi? Come peraltro il governo si era impegnato a fare approvando un ordine del giorno al Senato, che prevedeva appunto l’abrogazione di questa contestata e tanto odiata tassa!

Interrogazione Askoll (Ex. Ceset)

askoll

Oggi ho depositato negli uffici della commissione XI Lavoro pubblico e privato, un’interrogazione rivolta al Ministro del lavoro, per quanto concerne la delocalizzazione e la conseguente chiusura dello stabilimento Askoll di Castell’Alfero.

L’interrogazione scritta e condivisa con le RSU (rappresentanti sindacali unitari) chiede, quali iniziative intende intraprendere il governo per:

  1. Scongiurare il pericolo di chiusura, delocalizzazione e esternalizzazione delle attività.
  2. Promuovere un piano industriale che incentivi la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica in quei settori in cui possiamo acquisire una leadership mondiale come la mobilità eco-sostenibile.
  3. Accertare che la delocalizzazione di immobilizzazioni materiali e di know how tecnologico, e tutto ciò che concerne le proprietà intellettuali registrate e non, effettuata da Askoll verso i suoi stabilimenti esteri, in particolare Slovacchia, Romania e Cina, sia avvenuta nel rispetto della vigente normativa fiscale in termini di trasfer price.
  4. Verificare l’impatto sul bilancio dello Stato dei finanziamenti pubblici erogati in questi anni all’Azienda e a Società del gruppo, da tutti i livelli istituzionali, direttamente per ricerca, innovazione e sviluppo di prodotti e indirettamente sotto forma di trattamenti previdenziali ed assistenziali, come il ricorso alla CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria) e ai Contratti di Solidarietà, per i suoi dipendenti.
  5. Appurare se le motivazioni addotte dalla Askoll, per delocalizzare le sue attività e i suoi prodotti all’estero, siano eticamente ed economicamente effettivamente fondate oppure se siano dettate unicamente da logiche finanziarie di natura speculativa.

L’interrogazione è stata firmata oltre che da me e Daniele Pesco, con il quale ho incontrato i lavoratori al presidio davanti alla fabbrica, da tutti i deputati del M5S della commissione lavoro.
Auspico inoltre, vista la situazione di assoluta emergenza, che anche i deputati di altri schieramenti politici, in particolare gli eletti del territorio astigiano possano condividerla e firmarla.

Questo il testo completo dell’interrogazione: STABILIMENTO ASKOLL P&C – interrogazione

Telecom Argentina: è vendita o svendita?

La cessione in tutta fretta di Telecom Argentina a un prezzo (700 milioni di euro) che avrà fatto contento l’acquirente messicano Fintech è un’operazione che, invece di tutelare Telecom e i suoi azionisti, sembra piuttosto strizzare l’occhio a Telefonica. A completare il quadro di queste ore, la notizia che Telecom è stata appena declassata da Standard&Poor’s. Tutto questo con buona pace dei nostri asset strategici.

Siamo del tutto contrari al fatto che un’operazione di questa importanza sia stata compiuta in tempi ristrettissimi e nel silenzio assoluto, compreso quello delle istituzioni,. Solo lo scorso 7 novembre il Cda di Telecom aveva deciso che andava avviata l’operazione per la vendita di Telecom Argentina e, subito dopo, l’11 novembre, un secondo Cda ha appositamente affrontato la questione. Praticamente, il tutto si è compiuto nell’arco di una settimana. Una tempistica che sarebbe eufemistico definire accelerata.

Considerando che il fatturato di Telecom Argentina nel 2012 è stato di 3,8 miliardi di euro, che la società non ha debiti ma conti in cassa per 550-600 milioni di euro e che, solo in borsa, con il pacchetto di controllo, vale circa 650 milioni di euro, la vendita a 700 milioni di euro ci sembra sì una buona operazione, ma per l’acquirente.

Ci domandiamo se quanto appena compiuto porterà un qualche reale vantaggio a Telecom o se si tratta di un gentil dono fatto a Telefonica, che serve a iniziare lo sgombero del campo dalla concorrenza in Sudamerica. La prossima volta a chi toccherà, a Tim Brasil? Telecom si muove come se già fosse praticamente nelle mani di Telefonica e ci domandiamo dunque di chi stiano facendo gli interessi in questo momento.

Di fronte a quanto sta avvenendo riteniamo dunque necessario che la Consob venga subito audita in commissione. Nel frattempo, da parte del Governo, incassiamo un bel silenzio. Quella di un esecutivo che interviene pubblicamente solo per fare spot autopromozionali o per rassicurare a parole, senza fornire elementi concreti a supporto, è una modalità che si commenta da sola.

Presentazione del Libro Goodbye Telecom

Da settimane la vicenda di Telecom Italia è all’ordine del giorno del dibattito politico ed economico nazionale; da quando, il 24 settembre scorso, è uscita la notizia dell’accordo di Telefonica, il colosso telefonico spagnolo, per l’acquisizione del 100 per cento del pacchetto azionario di Telco, l’organismo finanziario che con il solo 22,4 per cento delle azioni controlla il gruppo Telecom Italia.
Da quando, insomma, si è avuta piena consapevolezza che una compagnia straniera stava di fatto mettendo le mani sulla più importante azienda di telecomunicazione del nostro paese, che voglio ricordarlo, detiene la piena proprietà dei nostri asset infrastrutturali.
In sintesi: la tecnologia e le infrastrutture quali cavi, antenne e armadi che consentono a qualsiasi cittadino, impresa e pubblica amministrazione di comunicare, scambiarsi dati e conservare informazioni. Potete quindi immaginare perché il controllo di questo asset sia fondamentale non solo per la nostra economia ma anche per la nostra sicurezza personale e nazionale.

Per questa ragione abbiamo deciso di dare in diretta streaming questo evento, sulla webtv la Cosa e sul canale youtube del M5S Parlamento, perché non si tratta di lanciare una pubblicazione, ma di discutere di un problema che ci riguarda tutti, perché parliamo della salvaguardia di un bene fondamentale come la comunicazione e la diffusione di sapere, in sintesi: la salvaguardia della libertà personale e collettiva. Noi oggi vogliamo, quindi, cogliere l’occasione per capire e far capire a chi ci ascolta online, come sia possibile che una grande azienda, proprietaria di risorse strategiche per il nostro Paese, stia rischiando di passare sotto il controllo di una società straniera, per quanto europea. Vogliamo capire perché un’azienda fondamentalmente solida quando era sotto gestione pubblica, con la sua privatizzazione ha subìto una sistematica spoliazione delle sue risorse umane, economiche e strumentali. Proprio interrogandoci su questi aspetti che ci siamo imbattuti nell’ottimo libro di Maurizio Matteo Decina, Goodbye Telecom, appena uscito in libreria, e abbiamo quindi deciso di organizzare questa iniziativa.

Maurizio Matteo Decina è un economista esperto di telecomunicazioni e conosce Telecom Italia dal di dentro per averci lavorato. Non solo! E’ anche Vice Presidente di Asati l’associazione degli azionisti Telecom che sono la carne viva del problema, perché sono coloro che, con il successo dell’operazione Telefonica, rischiano di perdere lavoro e risparmi. Maurizio Matteo Decina non ideologizza e non strumentalizza il problema come spesso si è fatto. Anzi! Da buon economista si attiene a numeri, grafici e dati incontestabili. Prima della privatizzazione Telecom Italia era la quarta azienda in Italia per fatturato, la prima per valore aggiunto e redditività e contava all’incirca 120.000 dipendenti. Praticamente era un’azienda florida con una trentina di partecipazioni internazionali e un patrimonio immobiliare di oltre 10 miliardi di euro. In soli quattro anni dal 1997, anno della privatizzazione, al 2001 anno dell’acquisizione senza Opa da parte di Marco Tronchetti Provera, con il decisivo e letale intervallo dell’Opa del 1999 di Roberto Colaninno e soci, Telecom Italia attraverso il meccanismo dell’acquisto a debito, viene caricata della cifra monstre di 37 miliardi di euro di debito per il cui rimborso subisce una prima drastica riduzione di personale di 26.000 unità e la svendita di parte del suo patrimonio immobiliare e di alcuni suoi asset strategici. La situazione non migliora con l’arrivo nel 2007 dei soci Telco, la nuova scatola cinese di controllo, dove è presente anche Telefonica, una diretta concorrente sui mercati internazionali della stessa Telecom Italia. Anzi! La situazione debitoria, finanziaria e contabile dell’azienda peggiora ulteriormente facendola diventare preda di colossi internazionali, come appunto Telefonica, che, come nel gioco delle tre carte, senza iniettare nuovi capitali e senza Opa, con poche centinaia di milioni di euro si prende in mano un gruppo che vale miliardi di euro, si libera della concorrenza in America Latina e conquista il mercato italiano.

 

Goodbye Telecom

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Domani a partire dalle ore 16:30 il gruppo parlamentare del movimento 5 stelle insieme all’autore Maurizio Matteo Décina presenteranno il libro Goodbye Telecom, parteciperanno i deputati: Diego De Lorenzis (M5S), Vincenzo Garofalo (PDL), Stefano Quaranta (SEL).  Sono inoltre previsti interventi di Francesco Sacco (docente dell’università Bocconi di Milano), Elio Lannutti (Presidente di Adusbef) e Franco Lombardi presidente di (ASATI Associazione Azionisti Telecom Italia).

Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sulla webTV www.beppegrillo.it/lacosa/