Spazzacorroti va al Senato

Ieri, 22 novembre, è stata approvata alla camera la legge Spazzacorrotti. Una legge frutto della riforma proposta dal Ministro Bonafede, una misura che il nostro Paese aspetta da più di vent’anni ma che, con gli altri governi, non sarebbe mai arrivata. Perché è difficile far scrivere una legge contro i corrotti ai corrotti.

Si cambia registro, la palla adesso passa al senato per correggere “l’incidente di percorso” ed eliminare l’emendamento sul peculato, ed entro la fine di dicembre l’approvazione finale.

• Trasparenza e controllo sui partiti, in modo tale che ogni cittadino sappia chi finanzia la campagna elettorale;
• Stop alla prescrizione;
• Daspo per i corrotti e i corruttori, fino ad un massimo di 5 anni, e daspo a vita per i corrotti condannati a più di due anni di reclusione;
• Agenti provocatori nella pubblica amministrazione;
• Le società che saranno coinvolte in reati contro la PA avranno sanzioni per un periodo più lungo, cioè per una durata non inferiore a 4 anni;
• I beni confiscati ai corrotti con la condanna di primo grado potranno essere trattenuti dallo Stato anche in caso di prescrizione o di amnistia

Questi alcuni dei punti chiave della riforma.

Ieri chi intascava mazzette tornava in ufficio il giorno dopo, chi corrompeva sapeva di aver un ampio margine di libertà, chi si pentiva non era aiutato perché lo Stato non dava sicurezza. Oggi, con il Governo del Cambiamento, non sarà più così.

Lavoriamo giorno e notte per rimanere al fianco dei cittadini. Continueremo così affinché questo Paese abbia il lustro che si merita.

Buone Feste!

Siamo alla fine di un altro anno e vicinissimi al termine naturale della 17ª legislatura…posso dirvi, che sono stati 5 anni molto intensi e molto veloci!

Ho avuto la fortuna, anche grazie a tutti voi di potermi mettere a disposizione del popolo italiano e credo di aver rispettato la costituzione adempiendo il mio compito con disciplina e onore, è stata sicuramente un’esperienza bellissima.

Ne Approfitto quindi per fare gli auguri a tutti e per ringraziare le tantissime persone che in questi anni mi sono state vicine, mi hanno aiutato e mi hanno supportato nella mia attività, senza avere doppi fini, senza cercare di perseguire beceri interessi personali.

Infatti “Solo i buoni sentimenti possono unirci;

l’interesse non ha mai forgiato delle unioni durature”. come diceva un noto filosofo…

Grazie quindi a tutto il movimentato 5 stelle. Per movimento 5 stelle non intendo solo i portavoce, ma tutte le persone che compongono questa grandissima famiglia!!

Ovviamente di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma sono convinto che passo dopo passo riusciremo a portare avanti il cambiamento da noi tanto auspicato! I grandi cambiamenti non nascono solo da grandi imprese, ma anche da piccoli gesti quotidiani. Il nostro comportamento nella quotidianità porta informazione e aiuta a far crescere altri. Ognuno di noi ha infatti la possibilità e il dovere di provare a migliorare la società e sono i comportamenti di ogni giorno che la cambiano, le nostre scelte consapevoli che possono modificare la politica, l’economia, la cultura, ecc.

È quindi con viva e vibrante soddisfazione 😂 che vi lascio i miei migliori auguri di buone feste!!!

Langhe Roero Monferrato: ciclovia Unesco, finanziabile grazie a emendamento M5S

Mappa  percorso ciclabile UNESCO

Nell’ultima “Inchiesta del  sabato” de La Stampa (11 febbraio) si parla della realizzazione del percorso ciclabile “Terre dell’Unesco”, inchiesta che ho letto con grande interesse.

Abbiamo intorno a noi un territorio splendido, spesso accostato a certe zone della Toscana, che merita di essere valorizzato e “goduto” e vissuto con l’ausilio di ogni mezzo. Il progetto di questa pista ciclabile è un’opera sicuramente molto utile per incentivare il turismo ed invogliare ad esplorare e conoscere il nostro territorio. In questa ottica ritengo del tutto ragionevole coniugare insieme tale progetto con la riattivazione delle linee ferroviarie che attraversano i territori dell’Unesco, linee che, nonostante diversi solleciti, giacciono ancora dismesse nel “dimenticatoio”.

Nell’articolo dell’ ”inchiesta”, citato sopra, leggo sia dichiarazioni piene di entusiasmo per il percorso ciclabile sia una corale preoccupazione: i soldi? Com’è ormai noto, per il recupero delle linee ferroviarie ho presentato un’apposita risoluzione in commissione trasporti. Le piste ciclabili, in parte, potrebbero essere finanziate grazie ai fondi sbloccati dal M5S. Con l’emendamento  approvato nel 2013 (a prima firma Dell’Orco) furono sbloccati ben 12,5 milioni di euro a favore delle piste ciclabili e della sicurezza dei ciclisti.

Ma “sbloccare”, si sa, in Italia è una parola grossa. E così, malgrado l’emendamento fosse a tutti gli effetti diventato legge, i governi che si sono susseguiti, hanno regolarmente lasciato quei soldi chiusi in cassaforte. Il M5S, però, non ha mai mollato la presa. Dopo una serie impressionante di richiami, interrogazioni, proteste, mailbombing, e manifestazioni. Alla fine il ministro ha ceduto e i finanziamenti sono stati sbloccati.
A novembre 2016 è arrivato finalmente il decreto ministeriale con cui si assegna al fondo 12.348.426 euro.
Il decreto di riparto delle risorse, pienamente esecutivo dal 1 febbraio 2017, assegna alla regione Piemonte 796.364,20 euro. Si può utilizzare il fondo presentando entro 150 giorni un programma di interventi che il Ministero finanzierà al 50%.
È sicuramente insufficiente alla realizzazione dell’intero progetto, ma comunque molto utile per i comuni che vogliono ripristinare, mettere in sicurezza o costruire alcuni pezzi di questo grande progetto, che poi potrebbero venire  uniti, per creare un un unico grande percorso ciclabile.

Per questo, consiglio agli amministratori locali che hanno già progetti da realizzare, di cominciare a prendere contatti con l’assessore ai trasporti Balocco, per chiedere sin da subito come la Regione intenderà gestire quei fondi.

Anche il candidato sindaco M5S di Asti Massimo Cerruti, alle prese con il programma per la mobilità di Asti, esprime grande soddisfazione per il risultato ottenuto a livello parlamentare e auspica la prossima realizzazione di infrastrutture ciclabili di qualità anche sul nostro territorio comunale.

Ferrovia Alba-Asti: la non risposta del governo al mio Question Time

Oggi, dopo numerosi solleciti, finalmente il Governo, nella persona del Sottosegretario delegato Umberto Del Basso De Caro, è venuto a rispondere ad una mia interrogazione in merito alla riattivazione della storica linea ferroviaria Asti Alba. La mia domanda molto semplice era rivolta a capire quali iniziative il Governo intendesse intraprendere per sostenere la regione Piemonte nell’immediata riattivazione della linea ferroviaria Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco, quali l’altrettanto storica e strategica linea ferroviaria Alessandria- Nizza Monferrato – Castagnole delle Lanze – Alba.

Più chiaro di così si muore: il Governo intende intraprendere delle iniziative per la riapertura di queste linee. Se si! Quali?

Ebbene! Avete tutti modo di leggere la risposta del Governo qui. Il Sottosegretario è venuto a dirci che l’acqua se riscaldata diventa calda ossia che “il ripristino della linea comporterebbe l’assunzione dell’onere da parte dello Stato delle risorse per la realizzazione delle opere infrastrutturali e per la loro successiva manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, da trasferire al gestore attraverso gli strumenti dei Contratti di Programma.” Insomma: la scoperta dell’acqua calda. Invece di dirci cosa intendesse fare per la valorizzazione di una importante linea ferroviaria che attraversa siti patrimonio dell’umanità è venuto a raccontarci lo stato in cui versa la ferrovia, ormai dal 2010 in totale stato di abbandono, e quali interventi infrastrutturali occorrono per il ripristino della galleria Ghersi. Tutte cose note e stranote.

La mia risposta a questa ennesima presa in giro non è mancata. Ho ricordato al sottosegretario che il Governo deve dimostrare con i fatti la volontà di sostenere il trasporto ferroviario che è la modalità di trasporto più efficiente, meno inquinante, più sicura e col minore impatto sul territorio esistente. Invece noi assistiamo da anni a politiche della mobilità tutte incentrate sul trasporto su gomma che rappresenta la più inquinante, energivora e pericolosa modalità di trasporto esistente. Non si riescono a trovare 12 milioni di euro per rendere agibile la galleria Ghersi  quando si pagano milioni di euro per acquistare quote di CO2 da altri Paesi per regolarizzare la nostra posizione in merito ai livelli di emissione consentiti dal protocollo di Kyoto che proprio incentivando il trasporto ferroviario potremmo evitare di pagare. Per non parlare dei miliardi di euro che il Governo spende in progetti faraonici e di inutili, come l’Alta Velocità del Terzo Valico considerata inutile dalle stesse ferrovie dello Stato, mentre si lasciano morire linee ferroviarie storiche e strategiche quali la Asti Alba, la Alessandria- Nizza Monferrato e la Castagnole delle Lanze – Alba che mettono in collegamento paesaggi unici che ci invidiano in tutto il mondo e le cui riattivazioni rappresenterebbero un importante volano economico per questi territori segnati duramente dalla crisi.

Per tutte queste ragioni non potevo essere assolutamente soddisfatto della risposta del Governo che prima va a casa meglio è per tutti.

Riapriamo la ferrovia Asti-Alba

Oggi insieme ad Ivano Martinetti, capogruppo del M5S di Alba, ho presentato alla stampa locale la risoluzione da me depositata alla Camera dei Deputati per chiedere il ripristino del collegamento ferroviario tra Alba ed Asti.
L’utilità per studenti e lavoratori pendolari è indubbia, lo dimostrano i dati di traffico quando la linea era ancora operativa al 100%.
È assurdo che non ci sia un collegamento con mezzi pubblici adeguati, visto che Asti ed Alba condividono sempre più servizi essenziali quali ad esempio l’ospedale e il tribunale.  Inoltre questa tratta potrebbe essere un comodo servizio per i turisti, sempre più numerosi in seguito al riconoscimento delle colline del vino di Langhe­, Roero e Monferrato quali patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco quindi si aprirebbero anche interessanti scenari per lo sviluppo di treni panoramici.
Tra l’altro voglio ricordare che nella presentazione della candidatura all’Unesco, era indicato con chiarezza, la presenza di una articolata linea ferroviaria in grado di agevolare la mobilità di residenti e turisti.

Purtroppo invece, si sente parlare di assurde ed irrealizzabili proposte, come quella per la conversione in pista ciclabile, proposta che arriva tra l’altro da un area politica da sempre molto disattenta a queste tematiche, cosa che ci fa venire il sospetto che sotto alla riconversione della ferrovia, in realtà si nasconda qualche altro interesse!

La linea è ancora armata e in buono stato di conservazione e facilmente riattivatile, per questo chiediamo di riaprire subito la tratta tra Asti e Neive, e di far partire  i lavori di ripristino della galleria del Ghersi  e tornare ad offrire il servizio fino ad Alba.
Per questi motivi ho presentato una risoluzione in IX commissione alla Camera, che chiede di finanziare i lavori straordinari per il completo ripristino di tutta la linea.

A latere ho incontrato il sindaco di Alba, Maurizio Alfredo Marello che si è dimostrato molto disponibile e interessato a questa tematica  in quanto è considerata una priorità per molti Albesi residenti e un comodo servizio per i sempre più numerosi turisti.

P.S.
Ovviamente non siamo contrari a una pista ciclabile, ma esistono già valide alternative lungo il fiume Tanaro.

Paolo Romano ferrovia Asti Alba

da sinistra: Paolo Romano, Maurizio Marello, Ivano Martinetti

 

 

 

Telecom Italia: lo scorporo della rete strada da sostenere

Scorporo rete Telecom M5S Paolo RomanoDalla stampa apprendiamo che il nuovo management di Telecom Italia a guida Cattaneo starebbe valutando seriamente l’ipotesi di
uno scorporo dell’infrastruttura di rete. Si tratterebbe di una sorta di revival di un analogo progetto promosso da Franco Bernabé che però gli costò le sue laute dimissioni per la contrarietà di Telefonica, la compagnia telefonica spagnola, che, assurdo solo pensarlo, era azionista di riferimento di Telecom Italia ma anche il suo principale antagonista nei mercati emergenti del sud America. Tutti ricordano come andò a finire. La proposta di Bernabè di scorporo della rete telecom, attraverso la costituzione di una newco dove sarebbe entrata anche la Cassa Depositi e Prestiti, venne bocciata dagli iberici che all’opposto puntarono dritti alla vendita di Telecom Argentina e Tim Brasil.

Adesso la stessa idea torna in auge con la nuova gestione Cattaneo, perché ormai Telecom Italia sa perfettamente che solo una “ri-scossa” potrà salvarla dall’ingresso nel mercato della fibra di un colosso come Enel che ha già una sua infrastruttura di rete fortemente radicata sul territorio nazionale.
O la va, o la spacca” avranno pensato gli attuali vertici di Telecom Italia. Pertanto, l’unico modo per aumentare gli investimenti nella banda larga è separare l’infrastruttura dai servizi così da liberarsi dai lacci regolatori che impongono i canoni di unbundling (per intenderci: l’affitto della rete agli altri operatori oggi fissata dall’Authority delle comunicazioni) in modo da determinarli con più autonomia tenendo conto dei livelli di investimento che a questo punto conviene aumentare il più possibile per conseguire il doppio obiettivo di tagliare la strada ad Enel in molte aree del Paese ed aumentare le tariffe d’affitto per tutti gli operatori.

Insomma: crediamo che quello dello scorporo rappresenti la soluzione migliore per una grande azienda come Telecom Italia anche a fronte delle forti preoccupazioni sul rischio di una svalutazione della rete con conseguente riduzione dei livelli occupazionali che, se fossero confermate le voci degli oltre 15 mila esuberi, rappresenterebbero un vero colpo per l’intero Paese.

Come M5S chiediamo, come abbiamo tra l’altro più volte fatto anche facendo calendarizzare una Mozione parlamentare, che il Governo si attivi per favorire la nascita di un’unica infrastruttura di rete gestita da un’unica Società con un’unica governance a maggioranza pubblica contro l’attuale frammentazione.

Non è tollerabile, infatti, che l’Italia, nazione caratterizzata da un grave digital divide esterno ed interno, veda sovrapporsi piani di investimento fra i due gruppi, come già sta avvenendo a Perugia e Milano, senza nessun coordinamento tra di loro anzi! Facendosi apertamente la guerra nelle aree più remunerative mentre il resto del Paese è completamente abbandonato.

Mentre attendiamo maggiori ragguagli sulle reali intenzioni di Telecom Italia in merito allo scorporo della sua rete, il Governo si attivi immediatamente per favorire la massima sinergia fra i due gruppi, istituendo una cabina di regia presso il MISE utile ad impedire la sovrapposizione degli investimenti tra le due società così da impedire una inutile duplicazione di costi e sperpero di risorse. Solo in questo modo il Governo potrà svolgere un ruolo attivo e neutrale in un settore come le tlc che ha un forte bisogno di investimenti e allo stesso tempo di salvaguardare l’occupazione e il patrimonio di competenze in particolare di Telecom Italia che rappresenta per il suo know-how ancora un’azienda fondamentale per il Paese.

SCANDALO ATC di ASTI: l’insoddisfacente risposta del governo

Asti è stata teatro di una triste vicenda e da questa ha conseguito il triste primato di patria del più voluminoso, in termini di cifra raggiunta, caso di peculato della storia recente del nostro Paese.

Una vicenda squallida, come ben si ricorda, in cui per una decina d’anni vennero sottratti con metodo e perizia soldi e soldi e ancora soldi alle casse dell’ ATC di Asti, ente che risultava sempre carente di risorse di fronte all’urgente necessità di edilizia popolare. Squallida perchè gl’inquilini, pur pagando, continuavano a risultare morosi venendo stornati i loro pagamenti su altri conti ad arricchire altre tasche.

La vicenda è approdata alla Camera in quanto il sottosegratario Ferri ha risposto alla mia interpellanza riguardo alle iniziative e normative atte a fronteggiare con efficacia l’inarrestabile piaga dell’italica corruzione. E la storia astigiana di Santoro ne è stato lo spunto in quanto fortemente emblematica.

La risposta del sottosegretario è tutt’altro che soddisfacente. Già la lettura che viene data del caso Santoro appare piuttosto superficiale. In definitiva il sottosegretario sposa in pieno quanto deciso dal giudice Giannone: Santoro si è profondamente pentito, ha prontamente collaborato e disposto subito la restituzione del denaro. Per cui la richiesta del patteggiamento risulta, inquadrata in questo modo, ineccepibile. Senza scendere nei particolari sappiamo che Santoro condannato a 4 anni e 6 mesi, è ricorso pure in appello ed è tuttora a piede libro. Il denaro recuperato copre solo una percentuale esigua dell’intera cifra sottratta. Rimane alto il rischio che il nostro delinquente – colletto bianco (e Rolex di cui ha una passione) rimanga per sempre fuori dalle patrie galere. Aggiungiamo al danno anche la beffa di quel suo pentimento collaborativo che fu una farsa a detta della Guardia di Finanza che rimarcava come il Santoro cominciò a collaborare solo quando sentì la convenienza nel farlo.

Questa è la giustizia italiana… L’Italia continua ad essere la zona operativa privilegiata di un esercito di Pierino Santoro. Come faccio ben rimarcare nella mia risposta , è inutile inasprire le pene quando manca la certezza che il deliquente sconti la pena stessa, qualunque essa sia. Il sottosegretario elenca le modifiche che sono contenute nella proposta di legge contro la corruzione. Rispondo che tali modifiche al nostro codice penale, contenute nella proposta di legge in materia di delitti contro la PA, in seconda lettura alla Camera, è pura e semplice propaganda. Aumentare le sanzioni risulterà un inutile deterrente se rimane inalterato l’attuale sistema di prescrizione, congegnato per dare la possibilità agli indagati che se lo possono permettere, di farla franca, oppure l’attuale sistema degli sconti di pena che dà la possibilità ai molti Pierino Santoro di non espiare nemmeno un giorno di carcere.

“Pertanto una vera modifica alla proposta di legge in materia di delitti contro la PA sarebbe quella di prevedere un 41 bis per tutti i politici e responsabili di corruzione nel nostro Paese, con pene triplicate se non quintuplicate perché chi ruba alla collettività, non ruba ad una persona, ma a sessanta milioni di persone. Solo così possiamo porre fine alla piaga della corruzione nel nostro paese che è diventata una vera e propria emergenza nazionale. A mali estremi estremi rimedi.”

M5S fa decadere il presidente della provincia di Asti

È un paese il nostro dove la politica alberga uomini con la vocazione al supereroe.

Di conseguenza spuntano personaggi politici che hanno non tanto super poteri, ma una molteplicità di cariche ed incarichi che conferiscono un discreto valore aggiunto al potere personale.

Normale? No di certo.

Se l’onestà deve andare di moda, è necessario che la legalità vada rispettata.

La vicenda del sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, ne è un esempio.

Il 12 ottobre 2014 l’avv. Brignolo, già sindaco di Asti, già consigliere d’amministrazione della Cassa di Risparmio di Asti, viene eletto Presidente della Provincia.

Tre poltrone per uno soltanto a cui si aggiunge anche quella di presidente dell’Unione delle Province Piemontesi.

Subito i due consiglieri comunali M5S (e chi se no, rompicoglioni…) Gabriele Zangirolami e Davide Giargia insieme all’avvocato Alberto Pasta, rendendosi conto che in questa truppa d’incarichi, c’è qualcosa di anomalo, sollevano la questione e chiedono al sindaco di eliminare la causa di questa incompatibilità. Ovvero di rinunciare ad uno degli incarichi.

Brignolo è membro del cda di una banca che svolge il servizio di tesoreria per conto della Provincia di cui è Presidente.

È, al tempo stesso, controllore e controllato, sintesi dell’avv. Pasta.

Brignolo fa esame di coscienza. Si domanda se questo fatto, presidente e consigliere di banca, di quella banca, possono renderlo meno libero nelle sue decisioni. La coscienza gli dice di no e lui tira dritto con tutti gli incarichi.

Ma oggi il tribunale ha dato parere diverso accogliendo in pieno il ricorso dei consiglieri pentastellati, sostenuto dall’avv. Pasta. Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Rampini, ha sposato su tutta la linea la tesi dell’incompatibilità.

“Tale causa d’incompatibilità presuppone che il soggetto facente parte del cda della Cassa di Risparmio sia in grado d’influire almeno potenzialmente sul processo formativo delle delibere del comitato”.

E il sindaco Brignolo perde la poltrona di presidente di provincia.

Grande, grandissima soddisfazione dei due consiglieri del Movimento 5 Stelle, Giargia e Zangirolami che afferma “Abbiamo fatto quello che il M5S deve fare: denunciare le irregolarità ed il malcostume oltre che a fare proposte per il bene comune”.

Felice l’avvocato Pasta. “Per una persona come me che si batte da sempre per la legalità, questa è una delle soddisfazioni più grosse della mia vita”.

Se essere rompicoglioni vuol dire battersi perché l’illegalità esca dalle istituzioni, noi del Movimento 5 Stelle continueremo ad esserlo in questo paese dove chi lotta per l’onestà, viene stigmatizzato, appunto, come “rompicoglioni”.

Scorporo rete Telecom Italia, dichiarazione di voto e votazione

Deputato Presidente, deputati colleghi, esponente del Governo,

il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, l’altro ieri durante una conferenza stampa ha dichiarato che: “la soluzione ottimale del processo di ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazioni sarebbe quella della creazione di un operatore delle reti non verticalmente integrato. Aggiungendo, inoltre, che gli: “altri scenari, quali quelli in cui la struttura del mercato venisse a riorganizzarsi solo sulla figura dell’operatore incumbent verticalmente integrato [Telecom Italia] o nei quali emergessero forme di co-investimento da parte di una pluralità degli operatori del settore, dovrebbero essere attentamente vagliati dal punto di vista antitrust, al fine di garantire che l’assetto del mercato non risulti compromesso dal punto di vista concorrenziale.” Quindi il modello ideale di governance della infrastruttura di rete prospettata dall’Antitrust è la stessa avanzata nella nostra Mozione e che il Governo, complice il silenzio assordante dei media, ha cassato non per motivazioni tecniche o economiche, ma esclusivamente per ragioni politiche, perché nessuno ignora in quest’Aula i forti interessi di un importante azienda privata nel nostro Paese, come Mediaset, nei confronti di Telecom Italia! Il calo di fatturato pubblicitario va compensato con la pay tv e, quindi, con l’offerta digitale di nuovi contenuti. Il possesso dell’infrastruttura di rete diventa, pertanto, per Mediaset la strada obbligata per il mantenimento del monopolio dell’informazione e della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi, che oggi solo i nuovi canali digitali possono garantire. Per questo il Governo Renzi-Berlusconi deve assolutamente impedire lo scorporo della rete Telecom e, quindi, la costituzione di una società a maggioranza pubblica che controlli la nostra infrastrutture di rete e che operi per la diffusione della fibra ottica nel nostro Paese. Non importa che in Italia la quota di utenze raggiunte dalla fibra è pari al 2 per cento contro una media europea del 6 per cento. Non importa che il Paese ha un tasso di disoccupazione giovanile al 44%, esattamente il doppio della media europea, perché è venuto meno lo sviluppo del settore dell’Information and Communication Technology (ITC), dove i giovani sono naturalmente più portati. Qui occorre fare gli interessi di un’azienda. L’abbiamo visto negli ultimi vent’anni e lo vediamo oggi. Nulla è cambiato!

Questo spiega la contrarietà del Governo alla nostra Mozione sulla separazione societaria della infrastruttura della rete di telecomunicazione e la sintonia delle posizioni espresse dai colleghi del PD e di FI, il 10 novembre u.s., durante la discussione sulle linee generali. Mentre il collega del PD, il deputato Sergio Boccadutri, ha messo le mani avanti dicendo che Telecom Italia è un’azienda ormai condannata e che, quindi, con lo scorporo rischiamo di prenderci una rete obsoleta che ha gli anni contati, il collega di Forza Italia, il deputato Rocco Palese, sceso sicuramente da un altro pianeta, candidamente dichiarava in quest’Aula che nel nostro Paese non esiste nessun problema di digital divide, poiché le attuali società private di telecomunicazioni si stanno impegnando fortemente negli investimenti nella rete fissa. Un gioco di squadra perfetto. Dico innanzitutto a Boccadutri che Telecom Italia non è un’azienda morta, non ha gli anni contati! La sua rete costruita con denaro pubblico e con il sacrificio degli italiani ha ancora grandi potenziali di sviluppo! Pertanto non corrisponde al vero che il cosiddetto ultimo miglio è da rottamare. Anzi! Con l’impiego di tecnologia G.Fast potremmo, tramite l’ultimo miglio in rame, raggiungere velocità dell’ordine del Gbit che per le utenze private di tipo domestico superano di gran lunga il fabbisogno minimo richiesto. Non è vero che solo il 36 per cento della rete in rame è utilizzabile, perché siamo nell’ordine del 60/70 per cento. La stessa Telecom Italia stima che la percentuale di riutilizzo della rete in rame per le connessioni superveloci sia nell’ordine del 45% nelle città  e del 60-65%  nelle periferie. Certo l’evoluzione della tecnologia del rame terminerà ma fra i prossimi 30 anni e non nei prossimi 10 anni come sostiene il deputato Boccadutri, condannando a morte un’azienda come Telecom Italia che ha viceversa grandi potenzialità di sviluppo se fosse adeguatamente ricapitalizzata.

In merito all’alieno Rocco Palese. Si! Effettivamente i privati investono. Ma dove? Nel nostro Paese ci sono aree profittevoli dove c’è offerta di banda larga ed aree, la stragrande maggioranza, dove non è presente nessun operatore, perché non hanno interesse ad investire, anche con tutti gli incentivi fiscali e i piani strategici che volete!!! I dati parlano chiaro: nel 2013 appena 150 città erano interessate da investimenti privati. Il risultato è che a marzo 2014 solo 310 mila famiglie erano allacciate alla fibra. La verità è che nelle reti fisse gli investimenti sono anemici e anche i recenti incentivi fiscali, previsti nello <<Sfascia Italia>>, poco incideranno. Se un operatore non ha piani di investimenti in fibra, perché non remunerativi, non cambierà certo idea solo grazie al credito di imposta. Inoltre: anche quei pochi operatori interessati dovranno aspettare i decreti attuativi, che ben che vada vedranno la luce fra qualche anno. Siamo ancora in attesa dei decreti attuativi sull’agenda digitale del Governo Monti. Per non parlare del pseudo Piano Strategico per la Crescita Digitale 2014-2020, in consultazione pubblica dal 20 novembre u.s., l’ennesimo di una lunga serie di Piani utili al Governo solo per gettare fumo negli occhi a cittadini e imprese.

Mi rammarico nel constatare che nessuno in quest’Aula, e questo è in particolare grave per il Governo!, ha posto un “piccolo” problema: la sicurezza nazionale! L’attuale Governo ci deve spiegare allora perché l’ex Governo Letta, ricordo sostenuto da Partito Democratico e Popolo delle Illibertà, alla notizia della scalata di Telefonica in Telecom Italia emanò il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm) n. 129 del 2013 che prevedeva l’inclusione nelle attività di rilevanza strategica per la sicurezza e la difesa nazionale anche delle reti e degli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi della banda larga e ultralarga! Perché lo fece signor Ministro? Perché il Copasir lanciò l’allarme sulla possibilità di una violazione delle nostre informazioni sensibili da parte di un gruppo industriale straniero. Allora ci chiediamo: come mai il fattore sicurezza e difesa nazionale ha rappresentato un motivo di intervento per il precedente Governo Letta mentre di colpo per il Governo Renzi cessa di rappresentare un problema? Come mai?

L’infrastruttura di rete è un bene strategico per un Paese, appunto per le informazioni sensibili che vi transitano: dati vitali per la nostra sicurezza personale e nazionale. Per questa ragione l’infrastruttura di rete non può appartenere a nessun soggetto privato! Deve appartenere allo Stato!!!

Assente nei vostri ragionamenti anche la questione centrale di una governance della rete, stretta nelle morse della logica del profitto degli operatori di telecomunicazione privati e delle dinamiche istituzionali dei diversi livelli decisionali, con il rischio di una frammentazione delle politiche pubbliche con ogni Regione che va per conto proprio o che utilizzino i fondi europei per altre priorità. Occorre, invece, avere una governance unica nazionale che ottimizzi gli investimenti evitando sovrapposizioni e aree scoperte e, cosa ancora più importante, garantisca tempi certi di realizzazione visto il nostro enorme ritardo accumulato. “Credo che l’Italia debba essere capace di investire sull’agenda digitale e la banda larga. Dobbiamo smettere di parlarne e fare convegni, e portare avanti le scelte centralizzando gli investimenti.” Sono dichiarazioni di Renzi! Bene unifichiamo e centralizziamo questi investimenti! Con la nostra Mozione chiediamo proprio questo! Che il Governo eserciti la sua piena leadership per far diventare la trasformazione digitale del Paese una priorità nazionale, con un’unica società della rete dove pubblico e privato possano insieme stabilire le priorità, senza più frammentazioni e competizione sfrenata al ribasso!!!

Mi avvio verso le conclusioni sintetizzando nuovamente le ragioni per cui è necessario e urgente sostenere lo scorporo della rete Telecom e la sua ripubblicizzazione.

In primo luogo perché la rete sarebbe messa in sicurezza, eliminando alla radice qualsiasi pericolo di azioni predatorie da parte di operatori esteri o gruppi azionari audaci.

In secondo luogo perché lo Stato entrerebbe direttamente nel controllo della rete attraverso investimenti diretti, ormai da tutti considerati come l’extrema ratio per il raggiungimento degli obiettivi europei dell’agenda digitale 2020.

In terzo luogo perché si favorirebbe una maggiore competitività nei servizi per la parità di accesso alla rete, in quanto Telecom Italia Servizi accederebbe a parità di condizioni come tutti gli altri operatori di telefonia senza più abusare della sua posizione di incubement.

In quarto luogo perché l’impatto occupazionale ne avrebbe giovamento. Telecom Italia oltre ad essere “gestore della rete” diventerebbe anche “gestore di servizi innovativi” come la telemedicina, teleassistenza, domotica, videosorveglianza, teledidattica, applicazioni di logistica, infomobilità ecc., precondizione questa essenziale per aumentare considerevolmente il numero dei lavoratori in Italia nel settore dell’ITC.

Per tutti questi motivi chiedo a quest’Aula di mettere da parte le appartenenze politiche e di votare, per il bene del nostro Paese, favorevolmente e convintamente la nostra Mozione. Grazie

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

Pierino tra Mandrake e grigio chirichetto

Pierino Santoro ATC ASTI

Dopo mesi di silenzio i media nazionali si accorgono del caso A.T.C. di Asti e del signor Pierino Santoro. Prima ne aveva parlato solo Il Fatto Quotidiano in un ottimo articolo che sottotitolava “Giustizia ed impunità”. Oggi, all’indomani dell’accoglimento del patteggiamento e della sentenza, si fa sentire La Stampa sulle pagine nazionali. Pure qualche tg.

Cosa è dunque successo?

Il signor Pierino ha ottenuto esattamente quello che si era augurato, una condanna che gli permetterà di non vedere il carcere. Soddisfatto l’avvocato difensore dott. Mirate che dichiara: “Ho sempre avuto la certezza che sarebbe stata accettata dal Giudice (la proposta di patteggiamento)” perchè in un Stato di Diritto un giudice tira dritto senza farsi condizionare dal “dissenso” della piazza. Concetto ineccepibile. Il patteggiamento è un formidabile éscamotage come si è visto.
In più esclude le parti civili danneggiate. Già avevo sottolineato che sulla reale validità di questa concessione si poteva avere qualche perplessità.
Pierino è incensurato, ma, come già detto, questa, da sola, non può essere una condizione valida. Così, nella sentenza, si legge che a bilanciare il grave danno erariale (grave? manco in Tangentopoli saltò fuori una cifra del genere tra i vari peculanti!) fa da contraltare “la piena, immediata e dettagliata confessione” dell’imputato. Va ricordato (per non passare da fessi) che durante il primo interrogatorio il nostro Pierino cerca di limitare molto, ma molto, la portata del danno: “Ho iniziato a trattenere soldi, se non ricordo male da 2009” affrettandosi a restituire gli spiccioli (euro 800.000). Ma in seguito, come avanzano le indagini e resoconti delle intercettazioni, Pierino comincia a cantare non proprio come un usignolo, ma quasi.
Quindi definire la sua confessione tempestiva, mi sembra non approppriato. Diciamo che fu opportuna visto il quadro che si andava disegnando sulle sue attività.
Altra condizione presa come favorevole e determinante per il patteggiamento è la malattia psichica. Sappiamo di una perizia di parte, di una lunga depressione, sappiamo pure del suo ricovero nella clinica di Bra dove il sig. Santoro, intercettato, si chiede che cosa ci sta fare lì. Intuisce che forse tutto questo fa parte di un’accurata strategia per fargli evitare il carcere… E intanto cerca svaghi e, non dimentichiamocelo, continua lucidissimo a dare disposizioni per occultare prove.
Di certo non dà l’impressione del penitente contrito che si prepara ad espiare col saio ed il capo cosparso di cenere.
Il giudice poi, nella sentenza di patteggiamento, afferma “Nella valutazione della congruità della pena deve inserirsi anche quella sulla effettività della pena”. Che significa? In parole povere con i tempi da lumaca della nostra Giustizia, rigettando il patteggiamento e celebrando un giudizio dibattimentale, si rischia la prescrizione. E quindi per il bene della comunità si è scelto il patteggiamento. In modo da mettere fine giusta a questa spiacevole vicenda.

In fondo che si deve dibattere?

Pierino ha fatto tutto da solo. Si è pentito e restituisce.
Pierino come Mandrake. Ma se lui stesso, intercettato, fa intendere che non può aver fatto TUTTO DA SOLO perchè lui non è Mandrake. Quando gli si chiede ragione di questa affermazione, minimizza, era sotto pressione, faceva lo sbruffone… Ed è un omino tutto solo, grigio, piccolo, banale come ci viene dipinto da qualche giornalista. Un omino che passa inosservato a chi gli sta intorno, consigli di amministrazione, collegi sindacali, direttore protempore, sindaci e politici vari. Tanto insignificante, di vedute tanto ristrette che a nessuno viene in mente che possa essere un ladro di tali proporzioni. Insomma “un impiegatuccio della ricchezza” e del crimine. “Ma chissà se serve condannarle persone come lui. Continua a fare la vita che gli concede il suo perimetro, con la stessa noia e lo stesso vuoto, come se fosse già nato per vivere sempre nello stesso posto e nella stessa cella, solo la villa con piscina al posto della casa in condominio, i Suv da cambiare ogni otto mesi e gli orologi Rolex, l’unica sua passione, come se quella fosse la diversità.”
si legge in un articolo su “La stampa” odierna.
Articolo che quasi induce a tenerezza.
Ma il parere della Guardia di Finanza è ben diverso in quanto appare, secondo coloro che hanno svolto le indagini, inverosimile che questo “impiegatuccio” fosse in grado di pianificare tutto da solo.

Il mio grande, grandissimo timore, è che adesso si cerchino capri espiatori… dove conviene. Magari impiegati subordinati a Santoro. In linea insomma con una storia che si tenta di descrivere piccola piccola, circoscritta ai travet. Non parlo a caso. Già mi è giunta notizia di una dipendente licenziata a cui si chiede di contribuire in parte all’ammanco nella misura del 5%… Pensate a cosa significa per un impiegato il 5% di dieci milioni di euro…