SCANDALO ATC di ASTI: l’insoddisfacente risposta del governo

Asti è stata teatro di una triste vicenda e da questa ha conseguito il triste primato di patria del più voluminoso, in termini di cifra raggiunta, caso di peculato della storia recente del nostro Paese.

Una vicenda squallida, come ben si ricorda, in cui per una decina d’anni vennero sottratti con metodo e perizia soldi e soldi e ancora soldi alle casse dell’ ATC di Asti, ente che risultava sempre carente di risorse di fronte all’urgente necessità di edilizia popolare. Squallida perchè gl’inquilini, pur pagando, continuavano a risultare morosi venendo stornati i loro pagamenti su altri conti ad arricchire altre tasche.

La vicenda è approdata alla Camera in quanto il sottosegratario Ferri ha risposto alla mia interpellanza riguardo alle iniziative e normative atte a fronteggiare con efficacia l’inarrestabile piaga dell’italica corruzione. E la storia astigiana di Santoro ne è stato lo spunto in quanto fortemente emblematica.

La risposta del sottosegretario è tutt’altro che soddisfacente. Già la lettura che viene data del caso Santoro appare piuttosto superficiale. In definitiva il sottosegretario sposa in pieno quanto deciso dal giudice Giannone: Santoro si è profondamente pentito, ha prontamente collaborato e disposto subito la restituzione del denaro. Per cui la richiesta del patteggiamento risulta, inquadrata in questo modo, ineccepibile. Senza scendere nei particolari sappiamo che Santoro condannato a 4 anni e 6 mesi, è ricorso pure in appello ed è tuttora a piede libro. Il denaro recuperato copre solo una percentuale esigua dell’intera cifra sottratta. Rimane alto il rischio che il nostro delinquente – colletto bianco (e Rolex di cui ha una passione) rimanga per sempre fuori dalle patrie galere. Aggiungiamo al danno anche la beffa di quel suo pentimento collaborativo che fu una farsa a detta della Guardia di Finanza che rimarcava come il Santoro cominciò a collaborare solo quando sentì la convenienza nel farlo.

Questa è la giustizia italiana… L’Italia continua ad essere la zona operativa privilegiata di un esercito di Pierino Santoro. Come faccio ben rimarcare nella mia risposta , è inutile inasprire le pene quando manca la certezza che il deliquente sconti la pena stessa, qualunque essa sia. Il sottosegretario elenca le modifiche che sono contenute nella proposta di legge contro la corruzione. Rispondo che tali modifiche al nostro codice penale, contenute nella proposta di legge in materia di delitti contro la PA, in seconda lettura alla Camera, è pura e semplice propaganda. Aumentare le sanzioni risulterà un inutile deterrente se rimane inalterato l’attuale sistema di prescrizione, congegnato per dare la possibilità agli indagati che se lo possono permettere, di farla franca, oppure l’attuale sistema degli sconti di pena che dà la possibilità ai molti Pierino Santoro di non espiare nemmeno un giorno di carcere.

“Pertanto una vera modifica alla proposta di legge in materia di delitti contro la PA sarebbe quella di prevedere un 41 bis per tutti i politici e responsabili di corruzione nel nostro Paese, con pene triplicate se non quintuplicate perché chi ruba alla collettività, non ruba ad una persona, ma a sessanta milioni di persone. Solo così possiamo porre fine alla piaga della corruzione nel nostro paese che è diventata una vera e propria emergenza nazionale. A mali estremi estremi rimedi.”

Lettera aperta al nuovo direttore delle Poste di Asti

poste-atc-wp

Egregio dott. Clericò,

Le invio questa mia per augurarLe con tutta sincerità un buon lavoro nella nostra città, Asti.

Come Lei di certo avrà appreso, Asti è stata teatro di una squallida vicenda che ancora presenta molti lati da chiarire: lo scandalo ATC che coinvolge, non proprio marginalmente, anche le Poste Italiane ed in particolare una delle filiali di Asti, quella sita in via Buozzi 47.

Come già feci presente al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro della Giustizia in una mia recente interrogazione, tale filiale tenne un comportamento molto “ambiguo” durante tutta la vicenda e molto poco collaborativo durante le indagini.

A seguito di un’approfondita indagine dell’ATC si scoperse che “il Santoro ha emesso ripetutamente assegni circolari del conto corrente postale dell’ATC presso l’Agenzia delle Poste di Asti, sita in via Buozzi 47, intestandoli, cosa alquanto anomala, direttamente a Poste Italiane s.p.a. senza che sussistesse alcun titolo giuridico che giustificasse tale dazione”(cit. dalla mia interrogazione)

Come Lei di certo saprà, l’ATC ha richiesto a più riprese “copia della documentazione in possesso di codesta Società, afferente gli atti e le lettere che erano stati formalizzati in occasione della stipulazione della convenzione” tra lo stesso Ente Territoriale e Poste Italiane SpA per il servizio di apertura di c/c postale. E come di certo lei saprà, questa documentazione non è mai stata prodotta.

Le cifre di denaro, transitate su tale conto corrente verso Poste, non sono irrilevanti. Trattasi di una cifra complessiva di circa 300.000 euro.

Le ricordo  che si tratta di soldi sottratti alle fasce più deboli di cittadini. Cosa che rende particolarmente odiosa tale vicenda.

Continuo a ritenere incomprensibile il comportamento “omertoso e non collaborativo” di tale filiale, considerando che gli assegni erano intestati a Poste Italiane. E spero che Lei converrà con me che si tratta di un atteggiamento gravissimo in quanto Poste Italiane è una società a totale controllo pubblico.

A nome di tutti i miei concittadini  mi rivolgo al cittadino, dottor Clericò , prima che al direttore.

Credo di parlare a nome di tutti coloro che vorrebbero finalmente avere chiarezza e giustizia su questo caso.

Mi auguro che Lei voglia iniziare il Suo lavoro qui in Asti, sgombrando, infine, ogni dubbio sul modus operandi delle Poste Italiane e dei suoi addetti in ogni filiale, compresa quella di via Buozzi 47.

 

Pierino tra Mandrake e grigio chirichetto

Pierino Santoro ATC ASTI

Dopo mesi di silenzio i media nazionali si accorgono del caso A.T.C. di Asti e del signor Pierino Santoro. Prima ne aveva parlato solo Il Fatto Quotidiano in un ottimo articolo che sottotitolava “Giustizia ed impunità”. Oggi, all’indomani dell’accoglimento del patteggiamento e della sentenza, si fa sentire La Stampa sulle pagine nazionali. Pure qualche tg.

Cosa è dunque successo?

Il signor Pierino ha ottenuto esattamente quello che si era augurato, una condanna che gli permetterà di non vedere il carcere. Soddisfatto l’avvocato difensore dott. Mirate che dichiara: “Ho sempre avuto la certezza che sarebbe stata accettata dal Giudice (la proposta di patteggiamento)” perchè in un Stato di Diritto un giudice tira dritto senza farsi condizionare dal “dissenso” della piazza. Concetto ineccepibile. Il patteggiamento è un formidabile éscamotage come si è visto.
In più esclude le parti civili danneggiate. Già avevo sottolineato che sulla reale validità di questa concessione si poteva avere qualche perplessità.
Pierino è incensurato, ma, come già detto, questa, da sola, non può essere una condizione valida. Così, nella sentenza, si legge che a bilanciare il grave danno erariale (grave? manco in Tangentopoli saltò fuori una cifra del genere tra i vari peculanti!) fa da contraltare “la piena, immediata e dettagliata confessione” dell’imputato. Va ricordato (per non passare da fessi) che durante il primo interrogatorio il nostro Pierino cerca di limitare molto, ma molto, la portata del danno: “Ho iniziato a trattenere soldi, se non ricordo male da 2009” affrettandosi a restituire gli spiccioli (euro 800.000). Ma in seguito, come avanzano le indagini e resoconti delle intercettazioni, Pierino comincia a cantare non proprio come un usignolo, ma quasi.
Quindi definire la sua confessione tempestiva, mi sembra non approppriato. Diciamo che fu opportuna visto il quadro che si andava disegnando sulle sue attività.
Altra condizione presa come favorevole e determinante per il patteggiamento è la malattia psichica. Sappiamo di una perizia di parte, di una lunga depressione, sappiamo pure del suo ricovero nella clinica di Bra dove il sig. Santoro, intercettato, si chiede che cosa ci sta fare lì. Intuisce che forse tutto questo fa parte di un’accurata strategia per fargli evitare il carcere… E intanto cerca svaghi e, non dimentichiamocelo, continua lucidissimo a dare disposizioni per occultare prove.
Di certo non dà l’impressione del penitente contrito che si prepara ad espiare col saio ed il capo cosparso di cenere.
Il giudice poi, nella sentenza di patteggiamento, afferma “Nella valutazione della congruità della pena deve inserirsi anche quella sulla effettività della pena”. Che significa? In parole povere con i tempi da lumaca della nostra Giustizia, rigettando il patteggiamento e celebrando un giudizio dibattimentale, si rischia la prescrizione. E quindi per il bene della comunità si è scelto il patteggiamento. In modo da mettere fine giusta a questa spiacevole vicenda.

In fondo che si deve dibattere?

Pierino ha fatto tutto da solo. Si è pentito e restituisce.
Pierino come Mandrake. Ma se lui stesso, intercettato, fa intendere che non può aver fatto TUTTO DA SOLO perchè lui non è Mandrake. Quando gli si chiede ragione di questa affermazione, minimizza, era sotto pressione, faceva lo sbruffone… Ed è un omino tutto solo, grigio, piccolo, banale come ci viene dipinto da qualche giornalista. Un omino che passa inosservato a chi gli sta intorno, consigli di amministrazione, collegi sindacali, direttore protempore, sindaci e politici vari. Tanto insignificante, di vedute tanto ristrette che a nessuno viene in mente che possa essere un ladro di tali proporzioni. Insomma “un impiegatuccio della ricchezza” e del crimine. “Ma chissà se serve condannarle persone come lui. Continua a fare la vita che gli concede il suo perimetro, con la stessa noia e lo stesso vuoto, come se fosse già nato per vivere sempre nello stesso posto e nella stessa cella, solo la villa con piscina al posto della casa in condominio, i Suv da cambiare ogni otto mesi e gli orologi Rolex, l’unica sua passione, come se quella fosse la diversità.”
si legge in un articolo su “La stampa” odierna.
Articolo che quasi induce a tenerezza.
Ma il parere della Guardia di Finanza è ben diverso in quanto appare, secondo coloro che hanno svolto le indagini, inverosimile che questo “impiegatuccio” fosse in grado di pianificare tutto da solo.

Il mio grande, grandissimo timore, è che adesso si cerchino capri espiatori… dove conviene. Magari impiegati subordinati a Santoro. In linea insomma con una storia che si tenta di descrivere piccola piccola, circoscritta ai travet. Non parlo a caso. Già mi è giunta notizia di una dipendente licenziata a cui si chiede di contribuire in parte all’ammanco nella misura del 5%… Pensate a cosa significa per un impiegato il 5% di dieci milioni di euro…

Pierino, raccontaci la barzelletta in cui un tizio ruba 10 milioni di euro e la fa franca!

i-grandi-colpi-della-banda-ATC Pierino SantoroPierino era il nome del bambino terribile, protagonista di migliaia di barzellette in cui si faceva beffe di tutti. Un eroe solitario della burla.
Pierino è anche il nome del protagonista di questa storia, Pierino Santoro. E la nostra storia non è una barzelletta purtroppo.

Nel lontano luglio del 1998 il nostro eroe diventa Direttore amministrativo dell’ATC di Asti, ente la cui attività si può riassumere nella costruzione, assegnazione e successiva gestione degli immobili “ex case popolari” della provincia astigiana (oltre 1800 alloggi e più di mille locali diversi). Tutti i proventi, dalla riscossione degli affitti a quella delle spese condominiali confluivano nelle casse dell’A.T.C. Una cifra annua di tutto rispetto.
L’ATC ha, com’è naturale, un consiglio di amministrazione ed un collegio sindacale (Dal 1998 ad oggi se ne sono avvicendati tre di consigli di amministrazione). Sia il consiglio di amministrazione, sia quello sindacale hanno anche il compito di vigilare…
In particolare operava al vertice dell’ente l’ingegner Ubaldo Sabbioni, Direttore generale pro-tempore, tra i cui incarichi vi era anche quello di controllare l’operato di Pierino Santoro. Infatti l’ing. Sabbioni dott. Ubaldo dichiara al magistrato che, avendo piena fiducia nel nostro Pierino, non si preoccupava affatto di apporre la firma sui mandati di pagamento. Tale era la fiducia che il serafico dott. Sabbioni riponeva nel sig. Santoro, da preoccuparsi di inviare, come Direttore Generale dell’ente, una serie di lettere con cadenza mensile alla Tesoreria del San Paolo di Asti. In queste lettere ribadiva che tutti i mandati di pagamento firmati unicamente da Santoro erano da ritenersi validi anche se non c’era la firma del Direttore Generale, ovvero la sua.
Il primo gennaio 2014 il Consiglio di Amministrazione dell’A.T.C. delibera di nominare Pierino Santoro Direttore generale. Da quel giorno il sig. Pierino raduna nelle sue mani le cariche di Direttore Amministrativo e Direttore Generale, diventando di fatto controllore di se stesso.
Non dimentichiamoci poi che all’interno dell’ente vi è un ufficio di Ragioneria con capufficio contabile.
Insomma un ente ben strutturato con tutti i crismi della sicurezza, non manca proprio nulla.
A parte un piccolo dettaglio. Il controllo. Ma è comprensibile. Con tutti questi autorevoli signori controllare doveva sembrare superfluo, anzi maleducato.
Ci sarebbe da dar loro ragione se non fosse che siamo in Italia, paese devastato dalla corruzione. Nonché il paese dei galantuomini.
La fiducia è una cosa seria e si dà alle cose serie, ma ancor di più alle persone serie per parafrasare un vecchio slogan pubblicitario. Pierino Santoro era circondato di fiducia. E appare chiaro che ne ha approfittato largamente. Ma non appare altrettanto chiara una certa questione. Come mai i vari Consigli di Amministrazione che si sono succeduti negli anni, non hanno mai esercitato nessun tipo di controllo? Come mai neppure i vari collegi sindacali non hanno mai effettuato i controlli contabili? Controlli che stanno tra le loro mansioni.
Lo stesso Santoro spiega che tutto questo è un attimino inspiegabile. I revisori dei conti, quando facevano la rivista trimestrale della contabilità, si limitavano ad un esame superficiale.Nessuna domanda imbarazzante, nessun controllo sui conti postali, né un approfondimento serio sui dati inseriti nel bilancio. Lo stesso Santoro ammette che altrimenti tutto sarebbe balzato subito agli occhi. Eppure, ammette sempre il nostro signor Pierino, è probabile che qualcuno qualcosa avesse visto di strano, di opaco, che insomma si fosse accorto dei suoi illeciti prelievi. Ma non l’ha mai detto, conclude e sottolinea che lui non sa chi possa essere. Conclusione da usignolo muto che se si mette a cantare… come lui stesso fa intendere in conversazione privata.
Santoro non è uno sprovveduto signore a cui un flusso cospicuo di soldi ha dato improvvisamente alla testa. Ma persona che ha studiato diligentemente e con metodo il sistema per distogliere denaro e convogliarlo a suo piacimento perfezionando questo metodo negli anni.
Il sistema da lui costruito era stato costruito mattone su mattone (la metafora mi sembra d’obbligo trattandosi di edilizia popolare) perché potesse durare nel tempo. E si potrebbe azzardare il paragone ad un solido edificio del miglior cemento armato.Anche se alla fine qualche crepa è comparsa allargandosi fino a diventare una voragine. Dalla sua aveva la fiducia incondizionata del direttore Generale, ma aveva adottato pure, nelle segrete stanze degli uffici, atteggiamenti da duro. All’impiegato che faceva troppe domande risposta chiara e netta: farsi i fatti propri. Perché il Direttore era lui e pensava a tutto lui. Non vi ricorda un po’, anzi un po’ troppo, il direttore supremo di Fantozzi? Che tristezza! Difficile ridere. Vero? Eppure è accaduto.

Le cifre? 

Si parte quasi in sordina con il nostro signor Pierino che, preso con le mani nella marmellata, ammette, confessa, rivela di soffrire di crisi depressive da trent’anni, non si capacita. Era stato preso da una febbre dell’acquisto compulsivo, da bisogno irrefrenabile di spendere tutto per se stesso. Ed è subito pronto a restituire.

Quanto? Continua a leggere