Pierino, raccontaci la barzelletta in cui un tizio ruba 10 milioni di euro e la fa franca!

i-grandi-colpi-della-banda-ATC Pierino SantoroPierino era il nome del bambino terribile, protagonista di migliaia di barzellette in cui si faceva beffe di tutti. Un eroe solitario della burla.
Pierino è anche il nome del protagonista di questa storia, Pierino Santoro. E la nostra storia non è una barzelletta purtroppo.

Nel lontano luglio del 1998 il nostro eroe diventa Direttore amministrativo dell’ATC di Asti, ente la cui attività si può riassumere nella costruzione, assegnazione e successiva gestione degli immobili “ex case popolari” della provincia astigiana (oltre 1800 alloggi e più di mille locali diversi). Tutti i proventi, dalla riscossione degli affitti a quella delle spese condominiali confluivano nelle casse dell’A.T.C. Una cifra annua di tutto rispetto.
L’ATC ha, com’è naturale, un consiglio di amministrazione ed un collegio sindacale (Dal 1998 ad oggi se ne sono avvicendati tre di consigli di amministrazione). Sia il consiglio di amministrazione, sia quello sindacale hanno anche il compito di vigilare…
In particolare operava al vertice dell’ente l’ingegner Ubaldo Sabbioni, Direttore generale pro-tempore, tra i cui incarichi vi era anche quello di controllare l’operato di Pierino Santoro. Infatti l’ing. Sabbioni dott. Ubaldo dichiara al magistrato che, avendo piena fiducia nel nostro Pierino, non si preoccupava affatto di apporre la firma sui mandati di pagamento. Tale era la fiducia che il serafico dott. Sabbioni riponeva nel sig. Santoro, da preoccuparsi di inviare, come Direttore Generale dell’ente, una serie di lettere con cadenza mensile alla Tesoreria del San Paolo di Asti. In queste lettere ribadiva che tutti i mandati di pagamento firmati unicamente da Santoro erano da ritenersi validi anche se non c’era la firma del Direttore Generale, ovvero la sua.
Il primo gennaio 2014 il Consiglio di Amministrazione dell’A.T.C. delibera di nominare Pierino Santoro Direttore generale. Da quel giorno il sig. Pierino raduna nelle sue mani le cariche di Direttore Amministrativo e Direttore Generale, diventando di fatto controllore di se stesso.
Non dimentichiamoci poi che all’interno dell’ente vi è un ufficio di Ragioneria con capufficio contabile.
Insomma un ente ben strutturato con tutti i crismi della sicurezza, non manca proprio nulla.
A parte un piccolo dettaglio. Il controllo. Ma è comprensibile. Con tutti questi autorevoli signori controllare doveva sembrare superfluo, anzi maleducato.
Ci sarebbe da dar loro ragione se non fosse che siamo in Italia, paese devastato dalla corruzione. Nonché il paese dei galantuomini.
La fiducia è una cosa seria e si dà alle cose serie, ma ancor di più alle persone serie per parafrasare un vecchio slogan pubblicitario. Pierino Santoro era circondato di fiducia. E appare chiaro che ne ha approfittato largamente. Ma non appare altrettanto chiara una certa questione. Come mai i vari Consigli di Amministrazione che si sono succeduti negli anni, non hanno mai esercitato nessun tipo di controllo? Come mai neppure i vari collegi sindacali non hanno mai effettuato i controlli contabili? Controlli che stanno tra le loro mansioni.
Lo stesso Santoro spiega che tutto questo è un attimino inspiegabile. I revisori dei conti, quando facevano la rivista trimestrale della contabilità, si limitavano ad un esame superficiale.Nessuna domanda imbarazzante, nessun controllo sui conti postali, né un approfondimento serio sui dati inseriti nel bilancio. Lo stesso Santoro ammette che altrimenti tutto sarebbe balzato subito agli occhi. Eppure, ammette sempre il nostro signor Pierino, è probabile che qualcuno qualcosa avesse visto di strano, di opaco, che insomma si fosse accorto dei suoi illeciti prelievi. Ma non l’ha mai detto, conclude e sottolinea che lui non sa chi possa essere. Conclusione da usignolo muto che se si mette a cantare… come lui stesso fa intendere in conversazione privata.
Santoro non è uno sprovveduto signore a cui un flusso cospicuo di soldi ha dato improvvisamente alla testa. Ma persona che ha studiato diligentemente e con metodo il sistema per distogliere denaro e convogliarlo a suo piacimento perfezionando questo metodo negli anni.
Il sistema da lui costruito era stato costruito mattone su mattone (la metafora mi sembra d’obbligo trattandosi di edilizia popolare) perché potesse durare nel tempo. E si potrebbe azzardare il paragone ad un solido edificio del miglior cemento armato.Anche se alla fine qualche crepa è comparsa allargandosi fino a diventare una voragine. Dalla sua aveva la fiducia incondizionata del direttore Generale, ma aveva adottato pure, nelle segrete stanze degli uffici, atteggiamenti da duro. All’impiegato che faceva troppe domande risposta chiara e netta: farsi i fatti propri. Perché il Direttore era lui e pensava a tutto lui. Non vi ricorda un po’, anzi un po’ troppo, il direttore supremo di Fantozzi? Che tristezza! Difficile ridere. Vero? Eppure è accaduto.

Le cifre? 

Si parte quasi in sordina con il nostro signor Pierino che, preso con le mani nella marmellata, ammette, confessa, rivela di soffrire di crisi depressive da trent’anni, non si capacita. Era stato preso da una febbre dell’acquisto compulsivo, da bisogno irrefrenabile di spendere tutto per se stesso. Ed è subito pronto a restituire.

Quanto? Continua a leggere