Parlamento, democrazia e Covid-19

Premessa, non è un post polemico, ma uno spunto di riflessione per poter migliorare i lavori parlamentari in tempi di COVID-19, quindi inizio con i complimenti per non aver fermato il Parlamento, anche se il metodo scelto secondo me non è al momento funzionale per la democrazia e non è un esempio degno di un Parlamento di uno stato moderno.

Ricapitolando, in queste settimane ci è stato detto che: riprodurre le stesse dinamiche del parlamento, grazie ad un sistema informatico che, in sicurezza e con tutte le cautele del caso, possa permettere di portare avanti i lavori parlamentari in remoto, viene giudicato impossibile da realizzare o addirittura incostituzionale.

Invece:

  • non permettere la partecipazione di tutti i parlamentari (voterà solo poco più del 50%).
  • non votare gli emendamenti.
  • non votare gli ordini del girono.
  • raggruppare tutto il decreto in un singolo articolo per fare votare esclusivamente quello, facendo entrare un parlamentare alla volta in aula, che dovrà gridare il suo voto alla presidenza dalla distanza, per poi uscire subito dopo.

Tutto questo invece va bene, ed è una soluzione adatta al 2020? Io penso proprio di NO!

Senza contare l’esempio che stiamo dando al Paese, stiamo chiedendo di incentivare lo smart working e il lavoro agile in tutti quei casi dove è possibile farlo, e il parlamento Italiano fa muovere più di 400 persone (gli altri non voteranno), che sono partiti da tutta Italia, per radunarsi in un palazzo a Roma, pur sapendo che non avranno nessuna possibilità di poter migliorare il decreto in “discussione”, si recheranno a Roma per pronunciare esclusivamente un SI o un NO, per poi provare a tornare a casa. Tutto questo con tutti i rischi del viaggio e con gli scarsissimi mezzi di trasporto che ci sono e con l’eventualità di essersi infettati e quindi di portare il virus nei propri territori di appartenenza, tant’è vero che se uno spostamento simile fosse fatto da un “non parlamentare”, sarebbe previsto un periodo di quarantena, infatti si vocifera che arriverà una circolare del Ministero dell’interno per esonerare i parlamentari da questo “fastidio” della quarantena, evidentemente qualcuno crede che l’immunità parlamentare copra anche i virus…

P.S.
Per fortuna molte altre istituzioni a partire dal Parlamento Europeo, fino ad arrivare ai Consigli comunali, stanno invece dando il giusto esempio e hanno riorganizzato i propri lavori in modo da permettere la partecipazione e il voto da remoto, dimostrando che è assolutamente possibile nel 2020 adottare soluzioni che rispecchiano i nostri tempi.

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