In visita al datacenter TIER IV di Fastweb

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Oggi, insieme all’intergruppo #innovazione, siamo stati ospiti di Fastweb, presso il datacenter di Milano, uno dei primi ad avere ottenuto l’importante certificazione TIER IV, ovvero il livello più alto di garanzia che un datacenter può offrire. Tutti i componenti devono essere completamente ridondati a partire dai circuiti elettrici, di raffreddamento e ovviamente quelli di rete. Tutto deve essere pronto anche in caso di gravi incidenti tecnici a farsi carico della parte non funzionante e senza mai interrompere la disponibilità dei server.
Abbiamo inoltre parlato dello sviluppo delle prossime reti #5G e visitato il Security Operations Center, dove un team altamente qualificato svolge attività di controllo e repressione contro il #cybercrime, malware/ransomware, cyberspionaggio e attacchi DDoS.

Per lo sviluppo del 5G adeguiamoci ai limiti EU

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Per lo sviluppo delle reti #5G l’Italia avrà la necessità di adeguare i limiti di emissioni elettromagnetiche delle antenne a quello degli altri paesi UE, al momento infatti il nostro paese è quello con le maggiori restrizioni al mondo (vedi tabella allegata). Limiti che però non hanno una reale giustificazione di carattere scientifico valida, non esiste infatti nessuna associazione tra l’esposizione a bassi livelli di elettromagnetismo e il rischio di malattie.
I limiti Italiani infatti non trovano riscontro normativo in ambito internazionale, ma fanno si che la popolazione sia indotta a pensare che tali effetti esistano e obbligano a maggiori spese e a complicazioni non indifferenti per ottenere una buona copertura del nostro territorio, come ad esempio il posizionamento delle antenne su pali molto alti, che oltre a deturpare il paesaggio fanno anche aumentare le ingiustificate preoccupazioni nella popolazione, per la facile quanto sbagliata equazione antenna più alta e grande = più radiazioni.
Per questi e altri motivi, auspico che il nostro paese possa al più presto uniformarsi a quelli che sono i limiti imposti negli altri paesi dell’unione europea!

Poste: basta con disservizi e sfruttamento dei contratti a tempo!

C’è un’Azienda pubblica che ogni anno macina utili nell’ordine di miliardi di euro (+622 milioni nel 2016) eppure non esita a sfruttare migliaia di giovani con contratti di lavoro precari. Quest’azienda si chiama Poste Italiane. La conoscete tutti specialmente per i suoi disservizi nel recapito della corrispondenza. Disservizi che hanno origine proprio dal continuo depauperamento di risorse umane a tempo pieno (- 2400 dipendenti in un solo anno nel 2016) per favorire l’ingresso di lavoratori usa e getta, molti dei quali giovani. Infatti dopo appena 24 mesi sono subito rimpiazzati da altri volenterosi che sperano in una futura stabilizzazione che invece non arriverà mai. Ma lo Stato non dovrebbe dare l’esempio? Adesso è arrivato il momento di dire basta! Ieri ho presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri competenti per chiedere di porre fine alla precarizzazione di massa promossa dalla principale azienda pubblica del nostro Paese. Lo possono fare impegnando il gruppo Poste ad adottare politiche di reclutamento finalizzate ad una effettiva stabilizzazione degli assunti. Chiedo infatti che si parta col sanare il pregresso visto che sono decine di migliaia i giovani vittime di questo mobbing organizzativo. Lo si può fare istituendo delle graduatorie in modo tale che nessuno possa rimanere indietro. Non aggiungo altro. Potete leggere la mia interrogazione qui. Sempre con il fiato sul collo.

EyePiramid: cyber spionaggio o cyber ignoranza?

Tutta questa vicenda mi sembra quasi una parodia di una storia di spionaggio.
Infatti, se andiamo ad analizzare quello che è successo, si tratta più di un caso di cyber ignoranza che di Cyber Spionaggio, il tutto ingigantito a sua volta dall’ignoranza dei media.
Infatti, mi chiedo come sia possibile che apparecchiature informatiche, appartenenti a esponenti di vertice delle nostre istituzioni, siano state infettate da un malware risalente addirittura al 2011, che si è propagato tramite un file eseguibile allegato alle mail.
Questa è la classica situazione che qualsiasi software antivirus dovrebbe riconoscere all’istante, ma non solo i software, basta infatti un minimo di conoscenza informatica per capire che quel allegato non andrebbe mai aperto.
Tutto questo lo dico, non per difendere o sminuire il caso Occhionero, ma per dare il giusto peso a questa vicenda.
Ora mi domando, ma se due improbabili personaggi, come i fratelli Occhionero, sono riusciti indisturbati e con estrema facilità a spiare i computer di importanti personalità pubbliche del nostro Paese. Cosa potrebbero fare i ben più esperti hacker di stato russi, cinesi o di qualche altro paese a noi concorrente? Che strumenti abbiamo per difenderci?
Abbiamo il “Cert Nazionale Italia”, che dovrebbe coordinare o offrire servizi di sicurezza cibernetica a tutte le realtà pubbliche e private, che attualmente ha un organico di appena dieci persone.
Poi c’è il “Cert PA” della Pubblica Amministrazione, che dovrebbe garantire la sicurezza degli Enti statali e locali che però è messo persino peggio, funzionando solo “in orario d’ufficio”, come se gli hacker riposassero la notte o si astenessero dalle intrusioni nei weekend.
Il loro organico è di due funzionari e tre tecnici precari.
I nostri militari sono messi un po’ meglio, ma siamo ancora ben lontani da paesi come la Germania che ha stanziato un miliardo di euro e impiega ben 13.500 soldati con il compito di proteggere Enti statali e società private. In Italia tra civili e militari non arriviamo a quaranta addetti e per di più nemmeno a tempo pieno.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, bisogna dire che siamo l’unico Paese al mondo, ad aver privatizzato l’infrastruttura di rete, e il signor ministro che oggi è qui a parlarci di cyber sicurezza, è uno degli artefici di questo scempio!
Infatti, da sottosegretario del governo D’Alema, bloccò il Ministero delle Finanze dall’esercitare la golden share, per impedire la scalata a debito della principale rete di telecomunicazioni del nostro Paese!

Concludo ricordando che il M5S ha più volte proposto di:

  • Chiedere che la cyber sicurezza fosse trattata in occasione dei vertici internazionali del G7 di Taormina e del G20 di luglio in Germania;
  • Velocizzare l’entrata in vigore della “strategia nazionale sulla sicurezza della rete e dei sistemi informativi” che ci chiede l’Europa con la direttiva NIS;
  • Istituire un’unica cabina di regia della cyber sicurezza che si occupi di coordinare le risposte e gli interventi per la sicurezza informatica in caso d’incidenti;
  • Avviare continue esercitazioni a tutti i livello dello Stato che oggi sono una rarità, il “Cert PA” prevede un’esercitazione l’anno, mentre il “Cert Italia” addirittura una ogni due anni.
    Procedere alla modernizzazione dei server di proprietà pubblica. Su 896 data center analizzati, il 40% non ha neppure il “certificato di agibilità fisica”;
  • Vietare l’acquisto di computer e componentistica da Paesi non sicuri che possono inviarci macchine già “compromesse”, favorendo negli acquisti le nostre aziende produttrici;
  • Riprendere il controllo delll’infrastruttura di rete, da cui passano tutte le informazioni sensibili e quindi anche i cyber attacchi;
  • Non limitarci solo alla difesa ma, quando occorre, attaccare i computer da dove hanno origine le intrusioni;
  • Lavorare per una maggiore alfabetizzazione digitale, chiunque usi un computer dovrebbe essere in grado di riconoscere un banale malware come quello usato da Occhionero.

Ma forse è volere troppo da un Governo che non riesce a tutelare i confini materiali, figuriamoci quelli immateriali del web.

Contrari a sostegni pubblici a Mediaset

berlusconi mediaset francia

Tutti i partiti, tranne il M5S, sono disponibili a sostenere un intervento da parte del governo italiano, atto ad ostacolare la scalata francese a Mediaset.
Un intervento dell’esecutivo a tutela di Mediaset, risulterebbe quantomeno bizzarro, visto che lo stesso nulla fece contro l’aggressiva scalata di Vivendì a Telecom Italia,  azienda questa veramente strategica per il nostro Paese, considerando l’infrastruttura di rete in suo possesso.
Altrettanto bizzarro è sostenere, come ha fatto il Ministro Calenda, che la Società di Cologno Monzese “opera in un campo strategico come quello dei media”, quando rappresenta la principale concorrente dell’operatore radiotelevisivo pubblico.
Mediaset è un’azienda totalmente privata, non è certamente più strategica di Unicredit, la prima banca italiana ormai prossima a diventare francese, e delle altre finite già in mano francesi.
Parliamo di ben 200 aziende altrettanto strategiche dal valore di 48 miliardi. A solo titolo esemplificativo vogliamo ricordare le più note quali: Bnl (a Bnl Paribas), Bulgari (Lvmh), Edison ( Edf), Parmalat (Lactalis) e Gioielli Italiani. In mano francesi è anche il grosso della grande distribuzione come Carrefour, Auchan, Castorama, Leroy Merlin e Leclerc.
È chiaro che qualsiasi intervento pubblico a sostegno di Mediaset risulterebbe anomalo e discriminatorio verso altre realtà produttive del nostro Paese, decisamente più importanti.

Telecom Italia: lo scorporo della rete strada da sostenere

Scorporo rete Telecom M5S Paolo RomanoDalla stampa apprendiamo che il nuovo management di Telecom Italia a guida Cattaneo starebbe valutando seriamente l’ipotesi di
uno scorporo dell’infrastruttura di rete. Si tratterebbe di una sorta di revival di un analogo progetto promosso da Franco Bernabé che però gli costò le sue laute dimissioni per la contrarietà di Telefonica, la compagnia telefonica spagnola, che, assurdo solo pensarlo, era azionista di riferimento di Telecom Italia ma anche il suo principale antagonista nei mercati emergenti del sud America. Tutti ricordano come andò a finire. La proposta di Bernabè di scorporo della rete telecom, attraverso la costituzione di una newco dove sarebbe entrata anche la Cassa Depositi e Prestiti, venne bocciata dagli iberici che all’opposto puntarono dritti alla vendita di Telecom Argentina e Tim Brasil.

Adesso la stessa idea torna in auge con la nuova gestione Cattaneo, perché ormai Telecom Italia sa perfettamente che solo una “ri-scossa” potrà salvarla dall’ingresso nel mercato della fibra di un colosso come Enel che ha già una sua infrastruttura di rete fortemente radicata sul territorio nazionale.
O la va, o la spacca” avranno pensato gli attuali vertici di Telecom Italia. Pertanto, l’unico modo per aumentare gli investimenti nella banda larga è separare l’infrastruttura dai servizi così da liberarsi dai lacci regolatori che impongono i canoni di unbundling (per intenderci: l’affitto della rete agli altri operatori oggi fissata dall’Authority delle comunicazioni) in modo da determinarli con più autonomia tenendo conto dei livelli di investimento che a questo punto conviene aumentare il più possibile per conseguire il doppio obiettivo di tagliare la strada ad Enel in molte aree del Paese ed aumentare le tariffe d’affitto per tutti gli operatori.

Insomma: crediamo che quello dello scorporo rappresenti la soluzione migliore per una grande azienda come Telecom Italia anche a fronte delle forti preoccupazioni sul rischio di una svalutazione della rete con conseguente riduzione dei livelli occupazionali che, se fossero confermate le voci degli oltre 15 mila esuberi, rappresenterebbero un vero colpo per l’intero Paese.

Come M5S chiediamo, come abbiamo tra l’altro più volte fatto anche facendo calendarizzare una Mozione parlamentare, che il Governo si attivi per favorire la nascita di un’unica infrastruttura di rete gestita da un’unica Società con un’unica governance a maggioranza pubblica contro l’attuale frammentazione.

Non è tollerabile, infatti, che l’Italia, nazione caratterizzata da un grave digital divide esterno ed interno, veda sovrapporsi piani di investimento fra i due gruppi, come già sta avvenendo a Perugia e Milano, senza nessun coordinamento tra di loro anzi! Facendosi apertamente la guerra nelle aree più remunerative mentre il resto del Paese è completamente abbandonato.

Mentre attendiamo maggiori ragguagli sulle reali intenzioni di Telecom Italia in merito allo scorporo della sua rete, il Governo si attivi immediatamente per favorire la massima sinergia fra i due gruppi, istituendo una cabina di regia presso il MISE utile ad impedire la sovrapposizione degli investimenti tra le due società così da impedire una inutile duplicazione di costi e sperpero di risorse. Solo in questo modo il Governo potrà svolgere un ruolo attivo e neutrale in un settore come le tlc che ha un forte bisogno di investimenti e allo stesso tempo di salvaguardare l’occupazione e il patrimonio di competenze in particolare di Telecom Italia che rappresenta per il suo know-how ancora un’azienda fondamentale per il Paese.

Due strade per internet


In questi giorni di gran fermento per il settore delle telecomunicazioni, sia italiano che internazionale, si è parlato molto, oltre che dei mega bonus concessi al nuovo amministratore delegato di Telecom Italia Flavio Cattaneo, anche della partita per la conquista di Metroweb, società controllata da Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce la rete in fibra in grandi città come Milano. Fino a ieri Metroweb era contesa tra Enel open fiber e Telecom Italia. Quest’ultima però ne è uscita sconfitta in quanto CDP ha preferito l’offerta di Enel, seppur inferiore.Per certi versi condivido questa scelta perché, se Metroweb fosse finita nelle mani di Telecom Italia, si sarebbe ripristinato di fatto il monopolio. Per altri versi, invece, questa scelta mi desta non poche preoccupazioni riguardo le possibili ricadute occupazionali. Telecom, infatti, ha già annunciato probabili esuberi. Spero che si tratti solo di annunci messi in circolazione da Telecom a scopo “ricattatorio” nei confronti del governo che sta apertamente spalleggiando Enel.

L’Italia, da nord a sud, è costellata di comuni con problemi di accesso ad internet ad una velocità decente. Portare in tutte le zone d’Italia una connessione ad internet degna di un paese che vuole essere al passo coi tempi, garantirebbe ampio lavoro sia per Telecom, sia per Enel. Ma le due società, invece di pianificare la copertura della rete sul territorio italiano, dividendosi le zone in cui lavorare, hanno iniziato a farsi la guerra contendendosi il podio della rete più veloce in quelle città dove già esiste una rete veloce.

Di conseguenza, proprio osservando come si stanno comportando le due società e anche l’atteggiamento del nostro governo, torno a ribadire che le nostre proposte in merito rimangono a tutt’oggi giuste. Oserei dire, anzi, che sono l’unica soluzione di buon senso: la mappatura di tutte le reti e dei cavidotti esistenti, imprescindibile se si vuol evitare sovrapposizioni, lavori e spese inutili, e la necessità di una società pubblica che controlli l’infrastruttura di rete e indirizzi gli investimenti nelle cosiddette aree “a fallimento di mercato”. Queste proposte eviterebbero nel futuro di perpetuare squilibri, ovvero di avere città come Milano dove il cittadino può scegliere tra molti operatori che si appoggiano a diverse reti, con velocità fino al gigabit al secondo, e piccoli comuni o periferie, che si trovano del tutto scoperte o con connessioni ridicole al di sotto del megabit/s.

Scorporo rete Telecom Italia, dichiarazione di voto e votazione

Deputato Presidente, deputati colleghi, esponente del Governo,

il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, l’altro ieri durante una conferenza stampa ha dichiarato che: “la soluzione ottimale del processo di ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazioni sarebbe quella della creazione di un operatore delle reti non verticalmente integrato. Aggiungendo, inoltre, che gli: “altri scenari, quali quelli in cui la struttura del mercato venisse a riorganizzarsi solo sulla figura dell’operatore incumbent verticalmente integrato [Telecom Italia] o nei quali emergessero forme di co-investimento da parte di una pluralità degli operatori del settore, dovrebbero essere attentamente vagliati dal punto di vista antitrust, al fine di garantire che l’assetto del mercato non risulti compromesso dal punto di vista concorrenziale.” Quindi il modello ideale di governance della infrastruttura di rete prospettata dall’Antitrust è la stessa avanzata nella nostra Mozione e che il Governo, complice il silenzio assordante dei media, ha cassato non per motivazioni tecniche o economiche, ma esclusivamente per ragioni politiche, perché nessuno ignora in quest’Aula i forti interessi di un importante azienda privata nel nostro Paese, come Mediaset, nei confronti di Telecom Italia! Il calo di fatturato pubblicitario va compensato con la pay tv e, quindi, con l’offerta digitale di nuovi contenuti. Il possesso dell’infrastruttura di rete diventa, pertanto, per Mediaset la strada obbligata per il mantenimento del monopolio dell’informazione e della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi, che oggi solo i nuovi canali digitali possono garantire. Per questo il Governo Renzi-Berlusconi deve assolutamente impedire lo scorporo della rete Telecom e, quindi, la costituzione di una società a maggioranza pubblica che controlli la nostra infrastrutture di rete e che operi per la diffusione della fibra ottica nel nostro Paese. Non importa che in Italia la quota di utenze raggiunte dalla fibra è pari al 2 per cento contro una media europea del 6 per cento. Non importa che il Paese ha un tasso di disoccupazione giovanile al 44%, esattamente il doppio della media europea, perché è venuto meno lo sviluppo del settore dell’Information and Communication Technology (ITC), dove i giovani sono naturalmente più portati. Qui occorre fare gli interessi di un’azienda. L’abbiamo visto negli ultimi vent’anni e lo vediamo oggi. Nulla è cambiato!

Questo spiega la contrarietà del Governo alla nostra Mozione sulla separazione societaria della infrastruttura della rete di telecomunicazione e la sintonia delle posizioni espresse dai colleghi del PD e di FI, il 10 novembre u.s., durante la discussione sulle linee generali. Mentre il collega del PD, il deputato Sergio Boccadutri, ha messo le mani avanti dicendo che Telecom Italia è un’azienda ormai condannata e che, quindi, con lo scorporo rischiamo di prenderci una rete obsoleta che ha gli anni contati, il collega di Forza Italia, il deputato Rocco Palese, sceso sicuramente da un altro pianeta, candidamente dichiarava in quest’Aula che nel nostro Paese non esiste nessun problema di digital divide, poiché le attuali società private di telecomunicazioni si stanno impegnando fortemente negli investimenti nella rete fissa. Un gioco di squadra perfetto. Dico innanzitutto a Boccadutri che Telecom Italia non è un’azienda morta, non ha gli anni contati! La sua rete costruita con denaro pubblico e con il sacrificio degli italiani ha ancora grandi potenziali di sviluppo! Pertanto non corrisponde al vero che il cosiddetto ultimo miglio è da rottamare. Anzi! Con l’impiego di tecnologia G.Fast potremmo, tramite l’ultimo miglio in rame, raggiungere velocità dell’ordine del Gbit che per le utenze private di tipo domestico superano di gran lunga il fabbisogno minimo richiesto. Non è vero che solo il 36 per cento della rete in rame è utilizzabile, perché siamo nell’ordine del 60/70 per cento. La stessa Telecom Italia stima che la percentuale di riutilizzo della rete in rame per le connessioni superveloci sia nell’ordine del 45% nelle città  e del 60-65%  nelle periferie. Certo l’evoluzione della tecnologia del rame terminerà ma fra i prossimi 30 anni e non nei prossimi 10 anni come sostiene il deputato Boccadutri, condannando a morte un’azienda come Telecom Italia che ha viceversa grandi potenzialità di sviluppo se fosse adeguatamente ricapitalizzata.

In merito all’alieno Rocco Palese. Si! Effettivamente i privati investono. Ma dove? Nel nostro Paese ci sono aree profittevoli dove c’è offerta di banda larga ed aree, la stragrande maggioranza, dove non è presente nessun operatore, perché non hanno interesse ad investire, anche con tutti gli incentivi fiscali e i piani strategici che volete!!! I dati parlano chiaro: nel 2013 appena 150 città erano interessate da investimenti privati. Il risultato è che a marzo 2014 solo 310 mila famiglie erano allacciate alla fibra. La verità è che nelle reti fisse gli investimenti sono anemici e anche i recenti incentivi fiscali, previsti nello <<Sfascia Italia>>, poco incideranno. Se un operatore non ha piani di investimenti in fibra, perché non remunerativi, non cambierà certo idea solo grazie al credito di imposta. Inoltre: anche quei pochi operatori interessati dovranno aspettare i decreti attuativi, che ben che vada vedranno la luce fra qualche anno. Siamo ancora in attesa dei decreti attuativi sull’agenda digitale del Governo Monti. Per non parlare del pseudo Piano Strategico per la Crescita Digitale 2014-2020, in consultazione pubblica dal 20 novembre u.s., l’ennesimo di una lunga serie di Piani utili al Governo solo per gettare fumo negli occhi a cittadini e imprese.

Mi rammarico nel constatare che nessuno in quest’Aula, e questo è in particolare grave per il Governo!, ha posto un “piccolo” problema: la sicurezza nazionale! L’attuale Governo ci deve spiegare allora perché l’ex Governo Letta, ricordo sostenuto da Partito Democratico e Popolo delle Illibertà, alla notizia della scalata di Telefonica in Telecom Italia emanò il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm) n. 129 del 2013 che prevedeva l’inclusione nelle attività di rilevanza strategica per la sicurezza e la difesa nazionale anche delle reti e degli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi della banda larga e ultralarga! Perché lo fece signor Ministro? Perché il Copasir lanciò l’allarme sulla possibilità di una violazione delle nostre informazioni sensibili da parte di un gruppo industriale straniero. Allora ci chiediamo: come mai il fattore sicurezza e difesa nazionale ha rappresentato un motivo di intervento per il precedente Governo Letta mentre di colpo per il Governo Renzi cessa di rappresentare un problema? Come mai?

L’infrastruttura di rete è un bene strategico per un Paese, appunto per le informazioni sensibili che vi transitano: dati vitali per la nostra sicurezza personale e nazionale. Per questa ragione l’infrastruttura di rete non può appartenere a nessun soggetto privato! Deve appartenere allo Stato!!!

Assente nei vostri ragionamenti anche la questione centrale di una governance della rete, stretta nelle morse della logica del profitto degli operatori di telecomunicazione privati e delle dinamiche istituzionali dei diversi livelli decisionali, con il rischio di una frammentazione delle politiche pubbliche con ogni Regione che va per conto proprio o che utilizzino i fondi europei per altre priorità. Occorre, invece, avere una governance unica nazionale che ottimizzi gli investimenti evitando sovrapposizioni e aree scoperte e, cosa ancora più importante, garantisca tempi certi di realizzazione visto il nostro enorme ritardo accumulato. “Credo che l’Italia debba essere capace di investire sull’agenda digitale e la banda larga. Dobbiamo smettere di parlarne e fare convegni, e portare avanti le scelte centralizzando gli investimenti.” Sono dichiarazioni di Renzi! Bene unifichiamo e centralizziamo questi investimenti! Con la nostra Mozione chiediamo proprio questo! Che il Governo eserciti la sua piena leadership per far diventare la trasformazione digitale del Paese una priorità nazionale, con un’unica società della rete dove pubblico e privato possano insieme stabilire le priorità, senza più frammentazioni e competizione sfrenata al ribasso!!!

Mi avvio verso le conclusioni sintetizzando nuovamente le ragioni per cui è necessario e urgente sostenere lo scorporo della rete Telecom e la sua ripubblicizzazione.

In primo luogo perché la rete sarebbe messa in sicurezza, eliminando alla radice qualsiasi pericolo di azioni predatorie da parte di operatori esteri o gruppi azionari audaci.

In secondo luogo perché lo Stato entrerebbe direttamente nel controllo della rete attraverso investimenti diretti, ormai da tutti considerati come l’extrema ratio per il raggiungimento degli obiettivi europei dell’agenda digitale 2020.

In terzo luogo perché si favorirebbe una maggiore competitività nei servizi per la parità di accesso alla rete, in quanto Telecom Italia Servizi accederebbe a parità di condizioni come tutti gli altri operatori di telefonia senza più abusare della sua posizione di incubement.

In quarto luogo perché l’impatto occupazionale ne avrebbe giovamento. Telecom Italia oltre ad essere “gestore della rete” diventerebbe anche “gestore di servizi innovativi” come la telemedicina, teleassistenza, domotica, videosorveglianza, teledidattica, applicazioni di logistica, infomobilità ecc., precondizione questa essenziale per aumentare considerevolmente il numero dei lavoratori in Italia nel settore dell’ITC.

Per tutti questi motivi chiedo a quest’Aula di mettere da parte le appartenenze politiche e di votare, per il bene del nostro Paese, favorevolmente e convintamente la nostra Mozione. Grazie

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

TELECOM: ACQUISIZIONE METROWEB INTERVENGANO ANTITRUST E CONSOB – UNICA SOLUZIONE A NOSTRO RITARDO BANDA LARGA SCORPORO DELLA RETE TELECOM

“Telecom Italia invece di impegnare le sue risorse nell’acquisire società già presenti in aree altamente remunerative come Milano, faccia gli investimenti necessari per adeguare la sua infrastruttura che è la più antiquata d’Europa.” Ciò è quanto dichiarano i membri del M5S della IX Commissione della Camera dei deputati, a seguito della notizia del mandato, assegnato ieri dal Cda di Telecom Italia al suo AD Marco Patuano.Tale mandato è volto a formalizzare un’offerta per rilevare il 54 per cento di Metroweb, la società della rete meneghina detenuta da F2i il cui azionista principale è Cassa Depositi e Prestiti.Tale iniziativa sorprende e non poco. Telecom Italia è una società con 28 miliardi netti di debito, con una intera rete da modernizzare e società controllate estere, come Tim Brasil, da salvaguardare da scalate avverse. Eppure , tralasciando tutto questo, avvia un’operazione speculativa di sicuro impatto negativo sulla concorrenza in uno dei settori più strategici per la nostra economia come lo sviluppo della banda larga e ultra larga. Qualcosa non torna! Perché scalare una società che è circoscritta nell’area di Milano dove la stessa Telecom Italia è già fortemente presente? Inoltre: perché formalizzarla ora quando, proprio in questi giorni, in Parlamento è in discussione la nostra Mozione a prima firma Paolo Nicolò Romano, sulla separazione societaria della infrastruttura della rete di telecomunicazione e la definizione del relativo modello di governance? Una Mozione che, se approvata, risolverebbe alla radice il problema del digital divide nel nostro Paese. Infatti lo scorporo dell’infrastruttura della rete di telecomunicazioni, mediante la costituzione di una società della rete a maggioranza pubblica, consentirebbe, attraverso un’unica regia, sia di ottimizzare gli investimenti pubblici e privati necessari a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, sia di realizzare l’equivalence of input, ossia la parità di trattamento di tutti gli operatori del mercato, attualmente di difficile realizzazione come attestato dalla recente sentenza del TAR del Lazio del maggio scorso. Ricordiamo che con questa sentenza Telecom Italia, l’incubement nazionale, è stata condannata per abuso di posizione dominante. Le anomalie di questa proposta di acquisizione di Metroweb da parte di Telecom Italia sono molteplici. “Per questo chiediamo l’immediato intervento dell’Antitrust e della Consob in modo da fare chiarezza su tutta la vicenda poiché per il suo azzardo e per la minaccia arrecata ad un sana e leale competizione nelle telecomunicazioni fisse, potrebbe rappresentare un precedente pericoloso.” così concludono i Membri M5S della sopracitata Commissione.

Asti – 14 novembre 2014 – Evento dedicato all’uso di internet

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La sicurezza su internet sarà l’argomento che animerà la serata. Interverranno e risponderanno alle vostre numerose domande: il deputato Paolo Nicolò Romano e l’eurodeputata Tiziana Beghin. Parteciperanno all’evento anche i consiglieri pentastellati: per la regione Paolo Mighetti e in rappresentanza del comune di Asti, Gabriele Zangirolami e Davide Giargia.

Non mancate, vi aspettiamo numerosi!

Per chi non potesse raggiungerci al Palazzo della Provincia di Asti, potrà seguirci in streaming seguendo questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=g2vum8GoXno