Terzo valico dei Giovi a chi serve?

Mentre il Paese affoga sotto il fango, il Governo si appresta, con questo provvedimento, a finanziare opere inutili come il Terzo valico dei Giovi per la linea dell’Alta Velocità Milano-Genova. L’articolo 3, infatti, destina al c.d. Fondo “sblocca cantieri” 3 miliardi e 890 milioni di euro e dispone che le suddette risorse vengano assegnate, con uno o più decreti, sia a singoli interventi sia a categorie generiche di interventi. Tra questi, all’articolo 3, risulta il Terzo valico dei Giovi, linea AV/AC Milano-Genova, un’opera talmente inutile che fu osteggiata dagli stessi vertici delle Ferrovie dello Stato quando fu presentata agli inizi degli anni novanta. Note sono in  merito le dichiarazioni di Lorenzo Necci, l’allora Commissario Straordinario delle Ferrovie dello Stato, che l’aveva considerata non remunerativa in termini di flussi di traffico. Stessa posizione assunta anche dai suoi successori come Mauro Moretti che dal 2006, da quanto assunse l’incarico ai vertici delle Ferrovie dello Stato, ha sempre rilasciato dichiarazioni sulla sua totale inutilità. Eppure il sistema dei partiti, ai vari livelli di Governo, ha sempre spinto per la realizzazione di quest’opera sovrastimando le stime sui flussi di traffico passeggeri e merci in modo da giustificarne la pubblica utilità. Ci chiediamo come sia possibile questa sopravalutazione quando risulta non essere mai stata preparata una reale e dettagliata valutazione costi-benefici relativa all’infrastruttura. Costi che sono da brivido per un Paese super indebitato come l’Italia. A distanza di oltre 20 anni dalla presentazione del progetto il preventivo per i 54 chilometri del Terzo Valico è lievitato a 6 miliardi e 200 milioni di euro, ossia 115 milioni di euro al km. Tutti soldi pubblici! Perché degli oltre sei miliardi di euro nemmeno un centesimo verranno coperti dai privati ai quali è stata affidata, senza alcuna gara di appalto, la progettazione, la realizzazione e la verifica dei lavori. Anche l’Europa non stanzierà un euro. Se consideriamo che i costi a preventivo aumentano in genere di 2, 3 volte a fine lavori, dobbiamo ipotizzare che quest’opera arriverà a costare sui 20 miliardi di euro. Qualcuno potrebbe sostenere che trattandosi di un investimento prima o poi questi soldi torneranno indietro. Purtroppo non sarà così! Non solo questi soldi non saranno mai recuperati ma, secondo un piano di fattibilità di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) del 2004, si stima che solo il 15 per cento del costo della realizzazione e delle spese di funzionamento e relativa manutenzione dell’opera verrà coperto dai ricavi di mercato. Il restante 85 per cento resterà a carico delle casse dello Stato in modo perpetuo! Altro che investimento! Quest’opera rappresenterà un suicidio economico per il Paese!

Pertanto, con il mio ordine del giorno, chiedo al Governo di procedere nel più breve tempo possibile ad avviare, secondo criteri di massima trasparenza e attraverso un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati, una reale analisi dei costi e dei benefici dell’opera esaminando non solo l’impatto economico-finanziario ma anche  socio-ambientale che avrà sulle finanze pubbliche. Inoltre, chiedo al Governo di valutare l’opportunità di sospendere la realizzazione dell’opera destinando le risorse ad oggi individuate per interventi di ammodernamento e messa in sicurezza delle linee esistenti.

 

 

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