Tasse aeroportuali: ennesimo spot del governo

Tasse aeroportuali

Se il buon giorno si vede dal mattino quello che abbiamo visto oggi, in occasione dell’ennesima fiducia del Governo sul decreto legge Enti Locali, per l’intero settore del trasporto aereo è una brutta giornata. Mi riferisco all’articolo aggiuntivo sulla “riduzione dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco per il 2016” che oso definire come l’ennesima presa i giro.

L’art. 13 ter, inserito di soppiatto dal Governo, prevede la sospensione per soli 4 mesi dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco ed esclusivamente per la quota di aumento di 2,50 euro disposto dall’ex Governo Letta nel “Destinazione Italia” per prorogare il finanziamento del Fondo Speciale del Trasporto Aereo. Tutti hanno applaudito, anche le opposizioni, a questa norma truffa presentata come necessaria per il rilancio del settore del trasporto aereo nel nostro paese. Assolutamente falso! Innanzitutto la tassa di imbarco non scompare perché comunque gli italiani sono costretti a pagarla per l’importo residuo pari a 6,50€ (7,50€ a Roma). Poi perché chi prende un aereo non si spaventa certo per un sovra prezzo di 2,50€ sul prezzo del biglietto. La verità è che il Governo ha voluto fare un’operazione spot per accontentare le compagnie low cost che viceversa puntano ad altro! Ossia a demolire le nuove regole di trasparenza che i Gestori Aeroportuali devono ora rispettare per l’assegnazione degli incentivi ai vettori. Questa è la vera posta in gioco su cui puntano le compagnie aeree low cost per continuare a percepire indisturbati contributi pubblici per l’offerta di servizi di collegamento aereo. Su questo saremo estremamente vigili.

Direte voi: comunque è una riduzione del costo del biglietto aereo. Allora vi chiedo: che senso ha una riduzione limitata agli ultimi quattro mesi del 2016 e in particolar modo dopo la stagione estiva quando il grosso delle prenotazioni aeree sono già state effettuate? O lo si sopprime del tutto oppure è inutile sospenderlo per soli quattro mesi ed è quello che ho chiesto io nel mio odg.

Un’altra ipocrisia è continuare a chiamare “addizionale comunale” una imposta nazionale impiegata per gli usi più eterogenei. Facciamoci due conti. Dei 10 euro di tassa che ad esempio un cittadino di Roma paga per volare (nel resto del Paese l’addizionale è di 9 euro): 2,50€ vanno a finanziare il Fondo Speciale del trasporto Aereo (la quota che per 4 mesi verrà sospesa); cinque euro vanno a finanziare l’Inps; un euro va a ripianare il debito della Capitale; 50 centesimi vanno per sostenere i servizi antincendio negli aeroporti e, infine, solo un euro di questa tassa va per il 60% al Ministero dell’Intero per i servizi di sicurezza interna agli aeroporti e solo per il 40 per cento ai Comuni aeroportuali e questo per la quota eccedente i 30 milioni di euro annui assegnati ad Enav a rimborso dei costi sostenuti per garantire i propri servizi. Pertanto la percentuale del 40 % su quel misero euro si abbassa ulteriormente.

Ebbene! I Comuni aeroportuali sono anni che non vedono un euro di questi soldi. Parliamo di quasi 100 milioni di arretrati non percepiti al punto da arrivare a minacciare il Governo di azioni legali. Voglio ricordare che i Comuni italiani aeroportuali sono quelli che patiscono i maggiori disagi in termini di impatto ambientale, acustico e di sicurezza urbana nell’avere sul proprio territorio un aeroporto. Pertanto non solo hanno diritto ad essere regolarmente rimborsati nei termini previsti ma per i costi sostenuti in virtù della presenza di un aeroporto va previsto anche un aumento della percentuale di addizionale loro spettante.

Per sostenere questo oggi ho presentato un question time in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, per chiedere appunto al Governo in che modo si sta adoperando “per la messa in atto di un intervento normativo che consenta una riduzione dell’addizionale comunale” e per rispondere alla diffida ad adempiere pervenuta dall’associazione nazionale dei comuni aeroportuali in merito alle somme loro spettanti ma mai ricevute.

Questa la non risposta del Governo. I Comuni aeroportuali non sono stati nemmeno citati! Eppure ipocritamente si continua a chiamare questa imposta nazionale “addizionale comunale per i diritti d’imbarco”. Non ho parole!

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