Su Alitalia danno risposte senza dare soluzioni

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La Commissione Trasporti del M5S alla Camera, continua a occuparsi dell’evoluzione della situazione dell’ Alitalia. Lo scenario che viene rappresentato dalle notizie di stampa, purtroppo, non fa presagire alcuna svolta positiva.

Allora, prima di affrontare nel merito la questione, ci permettiamo di rammentare ai nostri lettori le mirabolanti gesta dei famosi capitani coraggiosi. Questi signori sono stati capaci di sperperare nell’ arco degli ultimi cinque anni un miliardo e 300 milioni euro: 700 mila euro al giorno, 500 euro al minuto. Questo disastro è paragonabile solo a quello compiuto dalla nostra classe politica degli ultimi 20 anni.

Ora ci viene detto che per evitare il fallimento della compagnia di bandiera bisogna accettare le condizioni che ci vengono imposte da Etihad, così da evitare una crisi del nostro sistema di trasporti. Ci si chiede di lasciare a casa tre mila dipendenti, ridurre il debito di 400 milioni, liberalizzare Linate, sacrificare Malpensa, escludere dall’accordo tutte le vertenze legali, entrare nel capitale di Adr per gestire direttamente l’aeroporto di Fiumicino.

Ora, fermo restando che chi ha ridotto la nostra compagnia di bandiera in questo stato, in grado solo di chiedere l’elemosina al miglior offerente e di non poter contrattare nulla, dovrebbe essere mandato in tribunale, ci permettiamo di inviare un esplicito messaggio ai nostri interlocutori:

se credete di far pagare ai cittadini il sostegno per i tre mila lavoratori Alitalia, vale a dire quattro anni di cassa integrazione straordinaria (più 3 anni di mobilità), annunciando la decisione solo dopo le elezioni europee, ci troverete fermi nella nostra più totale opposizione e vi diciamo qual è la nostra risposta: ogni euro pubblico stanziato a favore dei lavoratori dovrà permettere agli stessi di rimanere all’interno dell’azienda al fine di favorirne un vero rilancio.

Al ministro Lupi, autore del Piano Nazionale Aeroporti e che nella vicenda Alitalia si sta limitando a fare il passacarte, diciamo che nell’attesa di discutere tale piano nelle sedi appropriate, non può e non deve dare alcun in avanti per favorire uno scenario piuttosto che un altro, perché la mobilità del nostro Paese la si deve decidere in Parlamento e non attraverso accordi con privati che poi, magari, sono casualmente anche amici vostri.

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