Scorporo rete Telecom Italia, dichiarazione di voto e votazione

Deputato Presidente, deputati colleghi, esponente del Governo,

il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, l’altro ieri durante una conferenza stampa ha dichiarato che: “la soluzione ottimale del processo di ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazioni sarebbe quella della creazione di un operatore delle reti non verticalmente integrato. Aggiungendo, inoltre, che gli: “altri scenari, quali quelli in cui la struttura del mercato venisse a riorganizzarsi solo sulla figura dell’operatore incumbent verticalmente integrato [Telecom Italia] o nei quali emergessero forme di co-investimento da parte di una pluralità degli operatori del settore, dovrebbero essere attentamente vagliati dal punto di vista antitrust, al fine di garantire che l’assetto del mercato non risulti compromesso dal punto di vista concorrenziale.” Quindi il modello ideale di governance della infrastruttura di rete prospettata dall’Antitrust è la stessa avanzata nella nostra Mozione e che il Governo, complice il silenzio assordante dei media, ha cassato non per motivazioni tecniche o economiche, ma esclusivamente per ragioni politiche, perché nessuno ignora in quest’Aula i forti interessi di un importante azienda privata nel nostro Paese, come Mediaset, nei confronti di Telecom Italia! Il calo di fatturato pubblicitario va compensato con la pay tv e, quindi, con l’offerta digitale di nuovi contenuti. Il possesso dell’infrastruttura di rete diventa, pertanto, per Mediaset la strada obbligata per il mantenimento del monopolio dell’informazione e della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi, che oggi solo i nuovi canali digitali possono garantire. Per questo il Governo Renzi-Berlusconi deve assolutamente impedire lo scorporo della rete Telecom e, quindi, la costituzione di una società a maggioranza pubblica che controlli la nostra infrastrutture di rete e che operi per la diffusione della fibra ottica nel nostro Paese. Non importa che in Italia la quota di utenze raggiunte dalla fibra è pari al 2 per cento contro una media europea del 6 per cento. Non importa che il Paese ha un tasso di disoccupazione giovanile al 44%, esattamente il doppio della media europea, perché è venuto meno lo sviluppo del settore dell’Information and Communication Technology (ITC), dove i giovani sono naturalmente più portati. Qui occorre fare gli interessi di un’azienda. L’abbiamo visto negli ultimi vent’anni e lo vediamo oggi. Nulla è cambiato!

Questo spiega la contrarietà del Governo alla nostra Mozione sulla separazione societaria della infrastruttura della rete di telecomunicazione e la sintonia delle posizioni espresse dai colleghi del PD e di FI, il 10 novembre u.s., durante la discussione sulle linee generali. Mentre il collega del PD, il deputato Sergio Boccadutri, ha messo le mani avanti dicendo che Telecom Italia è un’azienda ormai condannata e che, quindi, con lo scorporo rischiamo di prenderci una rete obsoleta che ha gli anni contati, il collega di Forza Italia, il deputato Rocco Palese, sceso sicuramente da un altro pianeta, candidamente dichiarava in quest’Aula che nel nostro Paese non esiste nessun problema di digital divide, poiché le attuali società private di telecomunicazioni si stanno impegnando fortemente negli investimenti nella rete fissa. Un gioco di squadra perfetto. Dico innanzitutto a Boccadutri che Telecom Italia non è un’azienda morta, non ha gli anni contati! La sua rete costruita con denaro pubblico e con il sacrificio degli italiani ha ancora grandi potenziali di sviluppo! Pertanto non corrisponde al vero che il cosiddetto ultimo miglio è da rottamare. Anzi! Con l’impiego di tecnologia G.Fast potremmo, tramite l’ultimo miglio in rame, raggiungere velocità dell’ordine del Gbit che per le utenze private di tipo domestico superano di gran lunga il fabbisogno minimo richiesto. Non è vero che solo il 36 per cento della rete in rame è utilizzabile, perché siamo nell’ordine del 60/70 per cento. La stessa Telecom Italia stima che la percentuale di riutilizzo della rete in rame per le connessioni superveloci sia nell’ordine del 45% nelle città  e del 60-65%  nelle periferie. Certo l’evoluzione della tecnologia del rame terminerà ma fra i prossimi 30 anni e non nei prossimi 10 anni come sostiene il deputato Boccadutri, condannando a morte un’azienda come Telecom Italia che ha viceversa grandi potenzialità di sviluppo se fosse adeguatamente ricapitalizzata.

In merito all’alieno Rocco Palese. Si! Effettivamente i privati investono. Ma dove? Nel nostro Paese ci sono aree profittevoli dove c’è offerta di banda larga ed aree, la stragrande maggioranza, dove non è presente nessun operatore, perché non hanno interesse ad investire, anche con tutti gli incentivi fiscali e i piani strategici che volete!!! I dati parlano chiaro: nel 2013 appena 150 città erano interessate da investimenti privati. Il risultato è che a marzo 2014 solo 310 mila famiglie erano allacciate alla fibra. La verità è che nelle reti fisse gli investimenti sono anemici e anche i recenti incentivi fiscali, previsti nello <<Sfascia Italia>>, poco incideranno. Se un operatore non ha piani di investimenti in fibra, perché non remunerativi, non cambierà certo idea solo grazie al credito di imposta. Inoltre: anche quei pochi operatori interessati dovranno aspettare i decreti attuativi, che ben che vada vedranno la luce fra qualche anno. Siamo ancora in attesa dei decreti attuativi sull’agenda digitale del Governo Monti. Per non parlare del pseudo Piano Strategico per la Crescita Digitale 2014-2020, in consultazione pubblica dal 20 novembre u.s., l’ennesimo di una lunga serie di Piani utili al Governo solo per gettare fumo negli occhi a cittadini e imprese.

Mi rammarico nel constatare che nessuno in quest’Aula, e questo è in particolare grave per il Governo!, ha posto un “piccolo” problema: la sicurezza nazionale! L’attuale Governo ci deve spiegare allora perché l’ex Governo Letta, ricordo sostenuto da Partito Democratico e Popolo delle Illibertà, alla notizia della scalata di Telefonica in Telecom Italia emanò il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm) n. 129 del 2013 che prevedeva l’inclusione nelle attività di rilevanza strategica per la sicurezza e la difesa nazionale anche delle reti e degli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi della banda larga e ultralarga! Perché lo fece signor Ministro? Perché il Copasir lanciò l’allarme sulla possibilità di una violazione delle nostre informazioni sensibili da parte di un gruppo industriale straniero. Allora ci chiediamo: come mai il fattore sicurezza e difesa nazionale ha rappresentato un motivo di intervento per il precedente Governo Letta mentre di colpo per il Governo Renzi cessa di rappresentare un problema? Come mai?

L’infrastruttura di rete è un bene strategico per un Paese, appunto per le informazioni sensibili che vi transitano: dati vitali per la nostra sicurezza personale e nazionale. Per questa ragione l’infrastruttura di rete non può appartenere a nessun soggetto privato! Deve appartenere allo Stato!!!

Assente nei vostri ragionamenti anche la questione centrale di una governance della rete, stretta nelle morse della logica del profitto degli operatori di telecomunicazione privati e delle dinamiche istituzionali dei diversi livelli decisionali, con il rischio di una frammentazione delle politiche pubbliche con ogni Regione che va per conto proprio o che utilizzino i fondi europei per altre priorità. Occorre, invece, avere una governance unica nazionale che ottimizzi gli investimenti evitando sovrapposizioni e aree scoperte e, cosa ancora più importante, garantisca tempi certi di realizzazione visto il nostro enorme ritardo accumulato. “Credo che l’Italia debba essere capace di investire sull’agenda digitale e la banda larga. Dobbiamo smettere di parlarne e fare convegni, e portare avanti le scelte centralizzando gli investimenti.” Sono dichiarazioni di Renzi! Bene unifichiamo e centralizziamo questi investimenti! Con la nostra Mozione chiediamo proprio questo! Che il Governo eserciti la sua piena leadership per far diventare la trasformazione digitale del Paese una priorità nazionale, con un’unica società della rete dove pubblico e privato possano insieme stabilire le priorità, senza più frammentazioni e competizione sfrenata al ribasso!!!

Mi avvio verso le conclusioni sintetizzando nuovamente le ragioni per cui è necessario e urgente sostenere lo scorporo della rete Telecom e la sua ripubblicizzazione.

In primo luogo perché la rete sarebbe messa in sicurezza, eliminando alla radice qualsiasi pericolo di azioni predatorie da parte di operatori esteri o gruppi azionari audaci.

In secondo luogo perché lo Stato entrerebbe direttamente nel controllo della rete attraverso investimenti diretti, ormai da tutti considerati come l’extrema ratio per il raggiungimento degli obiettivi europei dell’agenda digitale 2020.

In terzo luogo perché si favorirebbe una maggiore competitività nei servizi per la parità di accesso alla rete, in quanto Telecom Italia Servizi accederebbe a parità di condizioni come tutti gli altri operatori di telefonia senza più abusare della sua posizione di incubement.

In quarto luogo perché l’impatto occupazionale ne avrebbe giovamento. Telecom Italia oltre ad essere “gestore della rete” diventerebbe anche “gestore di servizi innovativi” come la telemedicina, teleassistenza, domotica, videosorveglianza, teledidattica, applicazioni di logistica, infomobilità ecc., precondizione questa essenziale per aumentare considerevolmente il numero dei lavoratori in Italia nel settore dell’ITC.

Per tutti questi motivi chiedo a quest’Aula di mettere da parte le appartenenze politiche e di votare, per il bene del nostro Paese, favorevolmente e convintamente la nostra Mozione. Grazie

Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione
Quadro sinottico della votazione sulla mozione 1-00515 sullo scorporo della rete di Telecomunicazione

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