Presentazione del Libro Goodbye Telecom

Da settimane la vicenda di Telecom Italia è all’ordine del giorno del dibattito politico ed economico nazionale; da quando, il 24 settembre scorso, è uscita la notizia dell’accordo di Telefonica, il colosso telefonico spagnolo, per l’acquisizione del 100 per cento del pacchetto azionario di Telco, l’organismo finanziario che con il solo 22,4 per cento delle azioni controlla il gruppo Telecom Italia.
Da quando, insomma, si è avuta piena consapevolezza che una compagnia straniera stava di fatto mettendo le mani sulla più importante azienda di telecomunicazione del nostro paese, che voglio ricordarlo, detiene la piena proprietà dei nostri asset infrastrutturali.
In sintesi: la tecnologia e le infrastrutture quali cavi, antenne e armadi che consentono a qualsiasi cittadino, impresa e pubblica amministrazione di comunicare, scambiarsi dati e conservare informazioni. Potete quindi immaginare perché il controllo di questo asset sia fondamentale non solo per la nostra economia ma anche per la nostra sicurezza personale e nazionale.

Per questa ragione abbiamo deciso di dare in diretta streaming questo evento, sulla webtv la Cosa e sul canale youtube del M5S Parlamento, perché non si tratta di lanciare una pubblicazione, ma di discutere di un problema che ci riguarda tutti, perché parliamo della salvaguardia di un bene fondamentale come la comunicazione e la diffusione di sapere, in sintesi: la salvaguardia della libertà personale e collettiva. Noi oggi vogliamo, quindi, cogliere l’occasione per capire e far capire a chi ci ascolta online, come sia possibile che una grande azienda, proprietaria di risorse strategiche per il nostro Paese, stia rischiando di passare sotto il controllo di una società straniera, per quanto europea. Vogliamo capire perché un’azienda fondamentalmente solida quando era sotto gestione pubblica, con la sua privatizzazione ha subìto una sistematica spoliazione delle sue risorse umane, economiche e strumentali. Proprio interrogandoci su questi aspetti che ci siamo imbattuti nell’ottimo libro di Maurizio Matteo Decina, Goodbye Telecom, appena uscito in libreria, e abbiamo quindi deciso di organizzare questa iniziativa.

Maurizio Matteo Decina è un economista esperto di telecomunicazioni e conosce Telecom Italia dal di dentro per averci lavorato. Non solo! E’ anche Vice Presidente di Asati l’associazione degli azionisti Telecom che sono la carne viva del problema, perché sono coloro che, con il successo dell’operazione Telefonica, rischiano di perdere lavoro e risparmi. Maurizio Matteo Decina non ideologizza e non strumentalizza il problema come spesso si è fatto. Anzi! Da buon economista si attiene a numeri, grafici e dati incontestabili. Prima della privatizzazione Telecom Italia era la quarta azienda in Italia per fatturato, la prima per valore aggiunto e redditività e contava all’incirca 120.000 dipendenti. Praticamente era un’azienda florida con una trentina di partecipazioni internazionali e un patrimonio immobiliare di oltre 10 miliardi di euro. In soli quattro anni dal 1997, anno della privatizzazione, al 2001 anno dell’acquisizione senza Opa da parte di Marco Tronchetti Provera, con il decisivo e letale intervallo dell’Opa del 1999 di Roberto Colaninno e soci, Telecom Italia attraverso il meccanismo dell’acquisto a debito, viene caricata della cifra monstre di 37 miliardi di euro di debito per il cui rimborso subisce una prima drastica riduzione di personale di 26.000 unità e la svendita di parte del suo patrimonio immobiliare e di alcuni suoi asset strategici. La situazione non migliora con l’arrivo nel 2007 dei soci Telco, la nuova scatola cinese di controllo, dove è presente anche Telefonica, una diretta concorrente sui mercati internazionali della stessa Telecom Italia. Anzi! La situazione debitoria, finanziaria e contabile dell’azienda peggiora ulteriormente facendola diventare preda di colossi internazionali, come appunto Telefonica, che, come nel gioco delle tre carte, senza iniettare nuovi capitali e senza Opa, con poche centinaia di milioni di euro si prende in mano un gruppo che vale miliardi di euro, si libera della concorrenza in America Latina e conquista il mercato italiano.

 

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