Pierino tra Mandrake e grigio chirichetto

Pierino Santoro ATC ASTI

Dopo mesi di silenzio i media nazionali si accorgono del caso A.T.C. di Asti e del signor Pierino Santoro. Prima ne aveva parlato solo Il Fatto Quotidiano in un ottimo articolo che sottotitolava “Giustizia ed impunità”. Oggi, all’indomani dell’accoglimento del patteggiamento e della sentenza, si fa sentire La Stampa sulle pagine nazionali. Pure qualche tg.

Cosa è dunque successo?

Il signor Pierino ha ottenuto esattamente quello che si era augurato, una condanna che gli permetterà di non vedere il carcere. Soddisfatto l’avvocato difensore dott. Mirate che dichiara: “Ho sempre avuto la certezza che sarebbe stata accettata dal Giudice (la proposta di patteggiamento)” perchè in un Stato di Diritto un giudice tira dritto senza farsi condizionare dal “dissenso” della piazza. Concetto ineccepibile. Il patteggiamento è un formidabile éscamotage come si è visto.
In più esclude le parti civili danneggiate. Già avevo sottolineato che sulla reale validità di questa concessione si poteva avere qualche perplessità.
Pierino è incensurato, ma, come già detto, questa, da sola, non può essere una condizione valida. Così, nella sentenza, si legge che a bilanciare il grave danno erariale (grave? manco in Tangentopoli saltò fuori una cifra del genere tra i vari peculanti!) fa da contraltare “la piena, immediata e dettagliata confessione” dell’imputato. Va ricordato (per non passare da fessi) che durante il primo interrogatorio il nostro Pierino cerca di limitare molto, ma molto, la portata del danno: “Ho iniziato a trattenere soldi, se non ricordo male da 2009” affrettandosi a restituire gli spiccioli (euro 800.000). Ma in seguito, come avanzano le indagini e resoconti delle intercettazioni, Pierino comincia a cantare non proprio come un usignolo, ma quasi.
Quindi definire la sua confessione tempestiva, mi sembra non approppriato. Diciamo che fu opportuna visto il quadro che si andava disegnando sulle sue attività.
Altra condizione presa come favorevole e determinante per il patteggiamento è la malattia psichica. Sappiamo di una perizia di parte, di una lunga depressione, sappiamo pure del suo ricovero nella clinica di Bra dove il sig. Santoro, intercettato, si chiede che cosa ci sta fare lì. Intuisce che forse tutto questo fa parte di un’accurata strategia per fargli evitare il carcere… E intanto cerca svaghi e, non dimentichiamocelo, continua lucidissimo a dare disposizioni per occultare prove.
Di certo non dà l’impressione del penitente contrito che si prepara ad espiare col saio ed il capo cosparso di cenere.
Il giudice poi, nella sentenza di patteggiamento, afferma “Nella valutazione della congruità della pena deve inserirsi anche quella sulla effettività della pena”. Che significa? In parole povere con i tempi da lumaca della nostra Giustizia, rigettando il patteggiamento e celebrando un giudizio dibattimentale, si rischia la prescrizione. E quindi per il bene della comunità si è scelto il patteggiamento. In modo da mettere fine giusta a questa spiacevole vicenda.

In fondo che si deve dibattere?

Pierino ha fatto tutto da solo. Si è pentito e restituisce.
Pierino come Mandrake. Ma se lui stesso, intercettato, fa intendere che non può aver fatto TUTTO DA SOLO perchè lui non è Mandrake. Quando gli si chiede ragione di questa affermazione, minimizza, era sotto pressione, faceva lo sbruffone… Ed è un omino tutto solo, grigio, piccolo, banale come ci viene dipinto da qualche giornalista. Un omino che passa inosservato a chi gli sta intorno, consigli di amministrazione, collegi sindacali, direttore protempore, sindaci e politici vari. Tanto insignificante, di vedute tanto ristrette che a nessuno viene in mente che possa essere un ladro di tali proporzioni. Insomma “un impiegatuccio della ricchezza” e del crimine. “Ma chissà se serve condannarle persone come lui. Continua a fare la vita che gli concede il suo perimetro, con la stessa noia e lo stesso vuoto, come se fosse già nato per vivere sempre nello stesso posto e nella stessa cella, solo la villa con piscina al posto della casa in condominio, i Suv da cambiare ogni otto mesi e gli orologi Rolex, l’unica sua passione, come se quella fosse la diversità.”
si legge in un articolo su “La stampa” odierna.
Articolo che quasi induce a tenerezza.
Ma il parere della Guardia di Finanza è ben diverso in quanto appare, secondo coloro che hanno svolto le indagini, inverosimile che questo “impiegatuccio” fosse in grado di pianificare tutto da solo.

Il mio grande, grandissimo timore, è che adesso si cerchino capri espiatori… dove conviene. Magari impiegati subordinati a Santoro. In linea insomma con una storia che si tenta di descrivere piccola piccola, circoscritta ai travet. Non parlo a caso. Già mi è giunta notizia di una dipendente licenziata a cui si chiede di contribuire in parte all’ammanco nella misura del 5%… Pensate a cosa significa per un impiegato il 5% di dieci milioni di euro…

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