Perché finanziamo Ryanair che lascia gli italiani a terra?

Caso Ryanair: la compagnia ha dovuto cancellare migliaia di voli, seminando il panico tra i viaggiatori italiani.

I motivi della cancellazione sono molteplici e in parte è colpa anche della politica.

L’efficienza economica della compagnia è indubbia e i profitti lo dimostrano, il problema è il modello di business delle low-cost, della quale Ryanair è la capofila.

Tutto si basa sulla riduzione dei costi, soprattutto del personale e sullo sfruttamento delle società aeroportuali e degli enti locali per farsi finanziare le rotte.

Ryanair ha il costo del personale più basso rispetto a qualsiasi competitor europeo e questo perché sfrutta alcune lacune legislative della Comunità Europea e buchi normativi negli accordi tra i diversi Paesi.

Sfruttando questi escamotage riesce a sottomettere i suoi dipendenti a condizioni inaccettabili, i contratti sono spesso con società di lavoro interinali con contratti a tempo determinato, questo ha portato al recente abbandono di molti piloti e di personale di volo, che hanno preferito accettare le offerte di altre compagnie, che evidentemente offrono condizioni e ambienti di lavoro migliori.

Trovandosi a corto di personale ha dovuto procedere alla cancellazione di molti voli.

Questo dovrebbe far riflettere la politica su quanto non è stato fatto perlomeno per arginare l’espansione della compagnia irlandese nel nostro paese che, complice anche la crisi di Alitalia, controlla ormai la metà delle rotte nazionali.

Così ora ci troviamo al paradosso di non avere più un vettore aereo che garantisca i voli nel nostro paese e aver finanziato con soldi pubblici per molti anni una compagnia low-cost straniera, che ha contribuito ad affossare la nostra ex-compagnia di bandiera.

Questo dovrebbe farci capire come il settore del trasporto aereo, strategico per lo sviluppo del nostro paese, non può essere abbandonato al libero mercato, ma ci vuole quantomeno una regia pubblica a livello nazionale che vigili sulle strategie di investimento degli enti locali e delle società aeroportuali, oltre a rivedere il piano aeroporti, eliminando il finanziamento statale agli aeroporti che non raggiungono l’equilibrio finanziario anche se questo dovesse comportare la chiusura di qualcuno di questi (esclusi ovviamente quelli che garantiscono la continuità territoriale), così come abbiamo previsto nel programma trasporti del Movimento 5 Stelle.

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