EyePiramid: cyber spionaggio o cyber ignoranza?

Tutta questa vicenda mi sembra quasi una parodia di una storia di spionaggio.
Infatti, se andiamo ad analizzare quello che è successo, si tratta più di un caso di cyber ignoranza che di Cyber Spionaggio, il tutto ingigantito a sua volta dall’ignoranza dei media.
Infatti, mi chiedo come sia possibile che apparecchiature informatiche, appartenenti a esponenti di vertice delle nostre istituzioni, siano state infettate da un malware risalente addirittura al 2011, che si è propagato tramite un file eseguibile allegato alle mail.
Questa è la classica situazione che qualsiasi software antivirus dovrebbe riconoscere all’istante, ma non solo i software, basta infatti un minimo di conoscenza informatica per capire che quel allegato non andrebbe mai aperto.
Tutto questo lo dico, non per difendere o sminuire il caso Occhionero, ma per dare il giusto peso a questa vicenda.
Ora mi domando, ma se due improbabili personaggi, come i fratelli Occhionero, sono riusciti indisturbati e con estrema facilità a spiare i computer di importanti personalità pubbliche del nostro Paese. Cosa potrebbero fare i ben più esperti hacker di stato russi, cinesi o di qualche altro paese a noi concorrente? Che strumenti abbiamo per difenderci?
Abbiamo il “Cert Nazionale Italia”, che dovrebbe coordinare o offrire servizi di sicurezza cibernetica a tutte le realtà pubbliche e private, che attualmente ha un organico di appena dieci persone.
Poi c’è il “Cert PA” della Pubblica Amministrazione, che dovrebbe garantire la sicurezza degli Enti statali e locali che però è messo persino peggio, funzionando solo “in orario d’ufficio”, come se gli hacker riposassero la notte o si astenessero dalle intrusioni nei weekend.
Il loro organico è di due funzionari e tre tecnici precari.
I nostri militari sono messi un po’ meglio, ma siamo ancora ben lontani da paesi come la Germania che ha stanziato un miliardo di euro e impiega ben 13.500 soldati con il compito di proteggere Enti statali e società private. In Italia tra civili e militari non arriviamo a quaranta addetti e per di più nemmeno a tempo pieno.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, bisogna dire che siamo l’unico Paese al mondo, ad aver privatizzato l’infrastruttura di rete, e il signor ministro che oggi è qui a parlarci di cyber sicurezza, è uno degli artefici di questo scempio!
Infatti, da sottosegretario del governo D’Alema, bloccò il Ministero delle Finanze dall’esercitare la golden share, per impedire la scalata a debito della principale rete di telecomunicazioni del nostro Paese!

Concludo ricordando che il M5S ha più volte proposto di:

  • Chiedere che la cyber sicurezza fosse trattata in occasione dei vertici internazionali del G7 di Taormina e del G20 di luglio in Germania;
  • Velocizzare l’entrata in vigore della “strategia nazionale sulla sicurezza della rete e dei sistemi informativi” che ci chiede l’Europa con la direttiva NIS;
  • Istituire un’unica cabina di regia della cyber sicurezza che si occupi di coordinare le risposte e gli interventi per la sicurezza informatica in caso d’incidenti;
  • Avviare continue esercitazioni a tutti i livello dello Stato che oggi sono una rarità, il “Cert PA” prevede un’esercitazione l’anno, mentre il “Cert Italia” addirittura una ogni due anni.
    Procedere alla modernizzazione dei server di proprietà pubblica. Su 896 data center analizzati, il 40% non ha neppure il “certificato di agibilità fisica”;
  • Vietare l’acquisto di computer e componentistica da Paesi non sicuri che possono inviarci macchine già “compromesse”, favorendo negli acquisti le nostre aziende produttrici;
  • Riprendere il controllo delll’infrastruttura di rete, da cui passano tutte le informazioni sensibili e quindi anche i cyber attacchi;
  • Non limitarci solo alla difesa ma, quando occorre, attaccare i computer da dove hanno origine le intrusioni;
  • Lavorare per una maggiore alfabetizzazione digitale, chiunque usi un computer dovrebbe essere in grado di riconoscere un banale malware come quello usato da Occhionero.

Ma forse è volere troppo da un Governo che non riesce a tutelare i confini materiali, figuriamoci quelli immateriali del web.

Carceri di Asti e Alessandria: chi sono i veri carcerati? 


Le carceri di Asti e di Alessandria sono al collasso! Asti detiene il non invidiabile primato di istituto penitenziario con il più alto tasso di sovraffollamento: il 140% oltre la media nazionale del 108%. A fronte di una capienza di 207 posti, infatti, ci sono attualmente 290 reclusi. A peggiorare le cose c’è anche la sua recente trasformazione da casa circondariale a casa di reclusione ad alta sicurezza con la progressiva sostituzione di soggetti detenuti per piccoli reati con criminali condannati per mafia, omicidi e gravi reati puniti con l’ergastolo. Come ho evidenziato nella mia interrogazione, a tale cambiamento di status dell’Istituto non vi è stata nessuna revisione della pianta organica e delle competenze degli operatori che, viceversa, continuano ad operare con la medesima cronica carenza di personale. Analogo discorso per il carcere di Alessandria.
La situazione è, ormai, da tempo esplosiva. Quotidiani sono gli episodi di agenti aggrediti o minacciati di morte da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Non solo! Gli agenti sono costretti a turni massacranti, a carichi di lavoro insostenibili e a pressioni di ogni tipo. Tutto questo mi induce a pormi una domanda: chi sono i veri carcerati? Ho l’impressione che siano i nostri baschi azzurri che ogni giorno sacrificano la loro vita per garantire la nostra sicurezza. Però adesso è arrivato il momento di dire basta! Il Governo chiarisca cosa intenda fare per ovviare alla cronica carenza di organico degli istituti di pena di Asti e di Alessandria.

Mentre a Roma si discute, AMS viene espugnata

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Dum Romae consulitur, AMS expugnatur; mentre a Roma si discute, AMS viene espugnata
Ho pensato a questa celebre locuzione latina quando ho avuto notizia di quanto sta accadendo all’Alitalia Mantinance Systems, la storica officia motori di Alitalia, eccellenza mondiale nella revisione e riparazione dei motori aerei e dei loro componenti. Mentre a Roma si discute, nello specifico presso il Ministero dello Sviluppo Economico, in sordina la storica officina viene saccheggiata.
Sono infatti passati sei mesi dall’acquisizione dell’Azienda da parte della International Aerospace Group di Miami (USA), ma di un serio piano industriale da parte di questa Società nemmeno l’ombra. Intanto alacremente sta provvedendo a portare tecnologia e infrastrutture negli Usa. Infatti, dopo lo svuotamento del magazzino principale hanno provveduto a smantellare le attrezzature e alcuni macchinari già prontamente trasferiti a Miami, mentre altri sono in procinto di esserlo, se i lavoratori non si decideranno a bloccare i magazzini.
Ed è quello che auspico che facciano, se non vogliono che alla fine di AMS rimangano solo le mura. Altrettanto auspico che il Ministro Calenda, con la stessa solerzia e rapidità con cui si sta occupando di Mediaset del miliardario Berlusconi, un operatore televisivo tra molti altri, si occupasse anche della più importante Azienda al mondo di revisione e riparazione degli aeromobili, qual è Alitalia Mantinance Systems, contattando i vertici di IAG per comprendere le loro reali intenzioni e, in via cautelativa, provvedendo a bloccare qualsiasi partenza dal nostro Paese di ulteriori macchinari ed attrezzature. Questo significa fare gli interessi del Paese e non solo quelli del solito potente di turno.

Asti e Alessandria dimenticate dal governo!

Governo chiarisca!
Nella giornata di ieri ho presentato un’interrogazione parlamentare e sono intervenuto nell’Aula di Montecitorio per sollecitare il Governo a sanare la beffa dell’esclusione delle province di Asti e di Alessandria dal riconoscimento dello stato d’emergenza a seguito delle esondazioni che si sono verificate il 23, 24 e 25 novembre 2016 nel nordovest del Paese.
Il Consiglio dei Ministri, infatti, nella seduta del 16 dicembre scorso, ha deliberato lo stato d’emergenza per le sole province di Cuneo, Torino, Imperia e Savona escludendo inopinatamente le province di Asti ed Alessandria che paradossalmente sono state quelle maggiormente investite da tale calamità. Ho ricordato i numerosi danni patiti da cittadini e imprese nelle province escluse; dello straripamento del Bormida e del Tanaro che hanno invaso numerosi campi e attività produttive e messo a rischio la staticità di alcuni ponti ed edifici.
Non è comprensibile e tollerabile che famiglie ed imprese distanti pochi chilometri ma risultanti in Province differenti possano ottenere dallo Stato un diverso trattamento.
Per tale ragione sia nella mia interrogazione che nel mio intervento in Aula a Montecitorio ho chiesto al Governo di chiarire quanto prima il motivo per cui i territori della Provincia di Asti e di Alessandria, pur essendo stati investiti in pieno dagli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati lo scorso mese, siano stati esclusi dalla deliberazione sullo stato di emergenza.
Chiaramente non solo chiarisca ma provveda a sanare!

ANTICORRUZIONE FACCIA CHIAREZZA SU NOMINE ENAC

Lo scorso 12 dicembre l’Autorità Nazionale Anticorruzione, a seguito di un mio esposto, ha avviato l’indagine in merito alle contestate nomine dei membri del Cda dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile effettuate lo scorso 14 settembre dal Governo Renzi. Fin dal principio sono risultate inopportune, inadeguate e in contrasto con quanto disposto dalla legge istitutiva dell’Ente che impone che i quattro membri del Cda di Enac siano ‘.. scelti tra soggetti di comprovata cultura giuridica, tecnica ed economica nel settore aeronautico’. Nessuno dei quattro nominati possiede una “comprovata cultura giuridica, tecnica ed economica” nel settore aeronautico. Parliamo infatti di:
1. Alfredo Pallone, ex consigliere regionale del Lazio ed eurodeputato del PDL, oggi in quota NCD, con un passato da coordinatore regionale sempre del Lazio del partito di Berlusconi;

2. Angela Stefania Bergantino, docente universitaria assurta agli onori della cronaca per la parentopoli universitaria di Bari;

3. Luisa Riccardi, un’anonima dirigente del Ministero della Difesa che si è occupata di tutto tranne che di trasporto aereo;

4. Manlio Mele, che per il suo “spessore” merita un discorso a parte. Ex sindaco di Terrasini ed ex consigliere regionale della Sicilia è assurto alle cronache nazionali per aver chiesto e ottenuto l’anticipo del vitalizio parlamentare in quanto, alla veneranda età di 42 anni, si riteneva inabile al lavoro. Meno noto (chissà perché?) è stato il fatto che già per ben due volte ha ricoperto l’incarico di consigliere nel Cda di Enac (dal 2003 al 2010) e, adesso, godendo di un norma ad personam (inserita di soppiatto nel DPR 188/2010) – per consentire al suo conterraneo e dominus incontrastato di Enac Vito Riggio di poter superare il limite dei due mandati stabiliti dalla legge – è stato rinominato per la terza volta con il rischio di ritrovarcelo per altri 10 anni alla guida di Enac. Della sua precedente gestione si ricordano solo le numerose inchieste giudiziarie che hanno investito l’Ente.

Questi quattro soggetti dovrebbero, quindi, garantire la sicurezza dei nostri voli e la qualità dei servizi ai passeggeri?

Il mondo del trasporto aereo per l’importanza economica e strategica che riveste nel nostro Paese abbisogna di persone competenti e non dei soliti politici attaccati alle poltrone e prestanome di turno. Per questo confido che l’Authority Anticorruzione faccia al più presto luce sulle ragioni della loro nomina tranquillizzando i cittadini su chi è stato posto al vertice del più importante Ente di regolazione tecnica, vigilanza e controllo nel settore dell’aviazione civile in Italia.

Contrari a sostegni pubblici a Mediaset

berlusconi mediaset francia

Tutti i partiti, tranne il M5S, sono disponibili a sostenere un intervento da parte del governo italiano, atto ad ostacolare la scalata francese a Mediaset.
Un intervento dell’esecutivo a tutela di Mediaset, risulterebbe quantomeno bizzarro, visto che lo stesso nulla fece contro l’aggressiva scalata di Vivendì a Telecom Italia,  azienda questa veramente strategica per il nostro Paese, considerando l’infrastruttura di rete in suo possesso.
Altrettanto bizzarro è sostenere, come ha fatto il Ministro Calenda, che la Società di Cologno Monzese “opera in un campo strategico come quello dei media”, quando rappresenta la principale concorrente dell’operatore radiotelevisivo pubblico.
Mediaset è un’azienda totalmente privata, non è certamente più strategica di Unicredit, la prima banca italiana ormai prossima a diventare francese, e delle altre finite già in mano francesi.
Parliamo di ben 200 aziende altrettanto strategiche dal valore di 48 miliardi. A solo titolo esemplificativo vogliamo ricordare le più note quali: Bnl (a Bnl Paribas), Bulgari (Lvmh), Edison ( Edf), Parmalat (Lactalis) e Gioielli Italiani. In mano francesi è anche il grosso della grande distribuzione come Carrefour, Auchan, Castorama, Leroy Merlin e Leclerc.
È chiaro che qualsiasi intervento pubblico a sostegno di Mediaset risulterebbe anomalo e discriminatorio verso altre realtà produttive del nostro Paese, decisamente più importanti.

TAV Torino-Lione: ennesimo spregio della volontà popolare

Oggi, in IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, abbiamo nuovamente affrontato la questione della TAV Torino Lione.
In discussione la ratifica dell’accordo raggiunto tra il Governo italiano e il Governo francese, per l’avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, fatto a Parigi il 24 febbraio 2015, con annessi protocolli addizionali e regolamenti contrattuali.

Chiaramente forte è stata la contrarietà del gruppo M5S per un’opera costosa, inquinante e non necessaria.
Costosa perché siamo già a quasi 9 miliardi di costi per la sola parte italiana dell’investimento e ogni volta che si mettono le mani sugli interventi da effettuare questi “stranamente” lievitano sempre di più;
Inquinante perché si sventrano le migliori colline alpine del nostro territorio, come quelle della Val di Susa, con un impatto ambientale devastante;
Non necessaria perché l’attuale tratta che passa attraverso il traforo del Fréjus risulta sottoutilizzata e gli studi che prevedono aumenti dei traffici (passeggeri e merci) risultano decisamente troppo ottimistici. Infatti, la stessa Corte dei Conti francese ha bocciato il progetto, in un parere espressamente richiesto dal Governo d’Oltralpe, sostenendo che i costi difficilmente sarebbero recuperati anche in un futuro contesto economico favorevole.

Noi del M5S non siamo contro la costruzione di nuove infrastrutture strategiche per il nostro Paese. Anzi! Al contrario! Da sempre sosteniamo la necessità impellente di un potenziamento della nostra rete dei trasporti, indirizzando però gli investimenti per migliorare le linee esistenti, per potenziare il trasporto pubblico locale e adeguare e modernizzare le linee ferroviarie, la stragrande maggioranza delle quali sono ancora a binario unico e in condizioni tecnologiche pietose, con enormi rischi per la sicurezza dei cittadini, come abbiamo potuto constatare tutti nel recente disastro ferroviario tra Andria e Corato del 12 luglio scorso.

Ci accusano di essere contro il progresso, quando in realtà siamo contro opere inutili che hanno l’unica ragion d’essere negli appetiti famelici del sistema dei partiti. Come numerose inchieste giudiziarie hanno dimostrato l’interesse per l’alta velocità per molti dei suoi paladini, altro non rappresenta che una enorme opportunità di illecito guadagno. Noi siamo in Parlamento e nelle piazze per impedire di lucrare sulla nostra pelle ma per fare questo abbiamo bisogno anche del tuo sostegno.

UN GRANDE NO PER IL CAMBIAMENTO


Il successo del NO non è la vittoria dello status quo contro il cambiamento come qualcuno in queste ore vuole fare intendere. È all’opposto una chiaro messaggio di cambiamento che la stragrande maggioranza dell’elettorato italiano ha voluto inviare non solo a Renzi ma all’intera classe politica del nostro Paese. Renzi ha solo commesso un non trascurabile errore di superbia personale. Pur sapendo di non avere l’investitura per procedere ad una riforma costituzionale di queste dimensioni (tranne quella di Re Giorgio) non ha esitato ad imporre i suoi diktat alienandosi non solo tutte le opposizioni ma anche una parte significativa del suo stesso partito. Se si fosse limitato ad accogliere solo quanto condiviso da tutti (abolizione del CNEL, delle province, riduzione del numero dei parlamentari ecc.) forse non avremmo avuto bisogno nemmeno di un referendum confermativo, perché pur con un Parlamento delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale ci sarebbe stata l’unanimità politica. Invece Renzi si è intestardito con una riforma epocale imposta dall’Europa che avrebbe cambiato per sempre l’assetto istituzionale del nostro Paese con gravi conseguenze sugli stessi equilibri democratici e i processi di determinazione pubblica delle decisioni.  Gli italiani non hanno votato No perché contrari al superamento del bicameralismo perfetto o alla riforma del titolo V della Costituzione sui rapporti Stato regioni. Gli italiani hanno votato NO all’accentramento dei poteri in mano al Premier; a questa subdola trasformazione della nostra repubblica parlamentare in premierato di fatto. Un potere enorme, concentrato nelle mani di un sol uomo e dei suoi accoliti, che gli veniva garantito da una sola Camera deliberante composta da nominati. Insomma! C’è un limite alla decenza! Questo subdolo tentativo ha giustamente spaventato gli italiani che in massa, come da anni non si vedeva, hanno rinviato al mittente questa deriva ottocentesta del potere politico. Spero che questo risultato faccia riflettere quanti ingenuamente ieri hanno votato SI pensando a ridicole semplificazioni e riduzione dei costi della politica. Non c’è bisogno di una riforma costituzionale per conseguire questi obiettivi ma una coerente volontà politica. Quello che noi del M5S abbiamo sempre dimostrato con i fatti mentre gli altri partiti solo a parole. 

Chiudo con un ringraziamento di cuore rivolto a tutti gli attivisti che mi hanno supportato in questa defaticante campagna referendaria. Ancora una volta abbiamo saputo dimostrare che anche con pochi mezzi a disposizione è possibile fare politica restituendole quella dignità e quell’orgoglio che merita. 

Grazie mille di cuore a tutti!

Renzi spende oltre 70.000€ in 2 giorni per propagandare gli pseudo risparmi della riforma…


Che Renzi abbia la passione per i voli di Stato è cosa notoria. L’abbiamo visto in numerose occasioni: dal viaggio a Courmayeur con a seguito la sua famiglia, all’acquisto per puro diletto dell’Air Force Renzi, un Airbus A 340-500 dal costo di 168,2 milioni di euro.

Ora per percorrere a tappe forzate il territorio nazionale, è più utile e pratico utilizzare gli elicotteri. Non importa se è vietato usare voli di Stato per ragioni elettorali e per tratte di pochi chilometri. Il 22 ottobre scorso infatti c’era da attraversare lo stretto di Messina per arrivare a Reggio Calabria. Maledizione il ponte sullo stretto ancora non c’è! Che si fa? Semplice! Si fa arrivare dalla base di Pratica di Mare (Pomezia) un elicottero per il trasbordo. Ci ha impiegato solo 15 minuti. Chiaramente per il trasbordo, ma ben 2 ore e mezza per il volo di andata e due ore e mezza per il ritorno a Pratica di Mare. In totale 5 ore e mezza (considerando il trasbordo) costati 32.500 euro di cui 17 mila euro di solo carburante. Tutto questo solo per la traversata dello stretto. Ennesimo episodio il 19 novembre scorso.

Questa volta Renzi è in Lucania (Potenza), sempre per la campagna referendaria. Occorre arrivare a Matera distante 102 km, un’oretta di macchina. Ma il tempo è turbolento. L’elicottero potrebbe avere problemi. Si va in macchina? Ma siete pazzi! Stiamo parlando del Premier. Fate arrivare da Roma un elicottero SAR (search and rescue) un velivolo specializzato in soccorsi in servizio quel giorno per garantire il pronto intervento in tutto il sud Italia. Non si tratta in fin dei conti di un intervento di soccorso? Per di più del Premier? Infatti prontamente in elisoccorso è stato trasportato sano e salvo prima fino a Matera e poi da lì fino a Caserta dove si è potuto imbarcare su un altro veivolo di Stato.

Costi stimati 71.500 euro di cui 35 mila euro solo di carburante. Che sarà mai! È pur sempre il Premier! È vero che l’elisoccorso non è un elicottero adibito a voli di Stato e allora? Angelino Alfano non usa regolarmente gli elicotteri di Frontex per scopi personali? Un Premier non è certo meno del suo ministro dell’interno.

Ma chi è che autorizza tutti questi voli di Stato?

È un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, un dipendente di Renzi di nome Claudio De Vicenti. Persona coerente! Infatti è lo stesso che il 24 ottobre scorso si è autorizzato un volo da Roma a Roma o meglio da Roma a Pratica di Mare che è a due passi da Roma. Si è concesso un servizio taxi volante facendosi prelevare dalla Caserma Macao di Roma, fino a Pratica di Mare da dove è ripartito con un altro volo di Stato per Taranto. Tutto questo per bypassare il traffico romano. Servizio taxi costato 7 mila euro a fronte di 50€ (esagerando) dati ad un buon tassista.

Che volete che sia! Deve pure il Governo poter volare dappertutto nel nostro Paese per sostenere la causa dei risparmi prodotti dalla riforma costituzionale votando SI?

RENZI IN TOUR IN PIEMONTE DICA LA VERITÀ SUGLI ALLUVIONATI DEL 1994

Esattamente 22 anni fa, l’8 novembre 1994, le popolazioni di Asti, Alessandria, Cuneo e Torino contavano i danni e i morti della devastante alluvione che due giorni prima mise in ginocchio l’intero Piemonte. Oltre 70 vittime e 3 mila sfollati. 
Moltissimi di loro che hanno perso tutto ancora oggi attendono i rimborsi delle tasse che comunque sono stati costretti a pagare a fronte di una legge che consentiva loro di regolarizzare la loro situazione debitoria versando solo il 10 per cento di quanto dovuto. Molte brevemente, per non tediarvi troppo, l’art. 4, comma 90, della legge 350 del 2003 estendeva il regime tributario favorevole (10% dei tributi totali) previsto per i terremotati della Sicilia del 1990 anche ai soggetti colpiti dagli eventi alluvionali del novembre 1994. Quindi anche gli alluvionati del Piemonte potevano regolarizzare la loro posizione debitoria (triennio 1995-97) in materia di tributi, contribuiti e premi versando il 10% di quanto dovuto. Il termine per la regolarizzazione veniva prorogato al 31 luglio 2007 per gli alluvionati del nord e al 31 marzo 2008 per i terremotati della Sicilia (art. 3 quater del decreto legge 300/2006) .

Cosa è successo?

Molti ligi contribuenti, disinformati dagli stessi Enti (Entrate, Inps, Inail) hanno versato il 100 per cento dei tributi a fronte del 10 per cento autorizzato. Nel 2007 una sentenza della Cassazione Sez. Tributaria stabiliva che l’agevolazione della riduzione del carico fiscale al 10% valeva anche per chi aveva versato l’intero importo. Pertanto avevano diritto a vedersi rimborsato il 90%.

Qual è il problema?

Risolto un problema se ne è aperto un altro: i termini entro cui poter chiedere tali rimborsi. La giurisprudenza si è attestata nel ritenere che i termini (come disposti dal sopra citato art. 3 quater DL 300/2006) sono perentori e decadenziali per avanzare le domande sia di versamento agevolato che di rimborso. I siciliani (i cui termini scadevano al 31 marzo 2008) però sono riusciti con l’art. 1, comma 665, della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015) a spostare a marzo 2010 i termini per la domanda del rimborso delle somme versate in eccedenza al 10 per cento. La sentenza della Corte di Cass. Sez. Trib n. 6686 del 2015 stabiliva che la suddetta proroga si applica anche agli alluvionati del nord del 1994 mentre la Cassazione Sez. Lavoro competente in materia di contributi INAIL/INPS ha viceversa detto il contrario. Ossia: che ci vuole una specifica previsione normativa per procedere con i rimborsi delle eccedenze anche per gli alluvionati del 1994 ed è quello che chiedevo nell’emendamento da me presentato ieri [vedi qui] al decreto legge fiscale in discussione alla Camera dei deputati. Il PD, il partito del premier Renzi, si è opposto. 

Come?   

Dichiarandolo inammissibile! Ieri sera i deputati del PD, in sordina, hanno bloccato il mio emendamento non ammettendolo alla discussione per non mettere in imbarazzo Renzi in visita ad Asti e Alessandria, due territori direttamente interessati. La solita scusa: problemi di copertura finanziaria! Mi chiedo: come fa il PD a sostenere che sono difficili da reperire 15 milioni di euro annui, per i prossimi tre anni, per venire incontro a cittadini ed imprese che hanno avuto devastate le loro case e loro attività economiche quando lo stesso Renzi per i suoi continui voli di Stato – gli stessi che avrà impiegato per fare campagna referendaria oggi in Piemonte – spende oltre 50 milioni di euro l’anno?

Gli astigiani e gli alessandrini, i miei concittadini, hanno la scorza dura! Per questo sono sicuro che, come sono riusciti a superare questa devastante alluvione, non si faranno gabbare da un personaggio che oltre a voler devastare la nostra Costituzione usa mezzucci per impedire che un emendamento scomodo possa essere messo in discussione per non rovinargli la sua campagna referendaria. Un’ottima ragione per ricordarglielo il prossimo 4 dicembre.

EMENDAMENTO

DL 193/2016: Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili. C. 4110 Governo.

Art. 7-bis. 

(Riapertura dei termini per il rimborso delle somme tributarie versate dagli alluvionati del 1994).
1. I soggetti colpiti dagli eventi alluvionali del novembre 1994 destinatari dei Pag. 307provvedimenti agevolativi ai sensi di quanto disposto dall’articolo 4, comma 90, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, che hanno versato somme dovute a titolo di tributi, contributi e premi per il triennio 1995, 1996 e 1997 per un importo superiore al limite del 10 per cento come previsto dall’articolo 9, comma 17, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, hanno diritto, fermo restando i limiti imposti dalla Decisione della Commissione europea riguardante le misure SA.33083, al rimborso di quanto indebitamente versato. 

2. Il termine di presentazione delle domande di cui all’articolo 4, comma 90, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, è differito al 31 giugno 2017. La presente disposizione si applica entro il limite di spesa di 15.000.000 euro annui a decorrere dall’anno 2017. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2017, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 15.000.000 euro per l’anno 2017 e a 15.000.000 euro annui a decorrere dall’anno 2019, l’accantonamento relativo al medesimo Ministero e, quanto a 15.000.000 euro per l’anno 2018, l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. 

7. 077. Paolo Nicolò Romano, Pesco, Alberti. 

(Inammissibile)