L’Italia si sblocca, ma per i soliti noti…

Vignetta Ivrea a5 autostrada

La vicenda di cui son stato chiamato ad occuparmi, è emblematica dello “stato delle cose” qui in Italia.

Ai confini tra Valle d’Aosta e Piemonte una manciata di paesi e cittadine tra cui Ivrea, è situata lungo la statale SS26 intasata dal flusso di auto e tir che provengono dalla Valle d’Aosta. Tale flusso si riversa nei centri abitati creando problemi di intasamento e, di conseguenza, di inquinamento aereo ed ambientale.

Se venissero liberalizzati i caselli, diciamo, intorno ad Ivrea, si creerebbe una sorta di tangenziale naturale in cui riversare il traffico da e verso la Valle d’Aosta con il conseguente alleggerimento di quello che oggi soffoca i centri cittadini, soprattutto quello pesante.

Una soluzione di buon senso senza costi aggiuntivi e senza ulteriore impatto ambientale in una zona dagli equilibri delicatissimi.

Forse troppo facile? Infatti questa proposta, già presentata in consiglio comunale ad Ivrea nel 2011, fu bocciata.

Ci sono altri progetti. ATIVA, la società che gestisce questo tratto autostradale, ha presentato un faraonico progetto con sopraelevate e viadotti  per mettere in sicurezza il nodo idraulico ovvero la confluenza di torrenti e fiume ad Ivrea dopo l’alluvione del 2000… Emergenza rara, in effetti a scadenza bicentenaria.

Contro tale progetto di sopraelevazione, dal costo stimato di 260 milioni di euro, si sono mobilitati le amministrazioni dei comuni interessati, le associazioni ambientaliste e i comitati di cittadini che hanno presentato osservazioni e controdeduzioni, nonchè successive modificazioni e integrazioni, alla commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale.

Ma il Ministro dell’ambiente non sembra aver trovato interessanti queste osservazioni e deduzioni.

L’opera in questione è assurda e devastante per il territorio, non risolve il problema di eventuali straripamenti di torrenti. Anzi il consumo di suolo e la sua devastazione con un’altra, l’ennesima, opera inutile potrebbe alla fine aggravare i problemi di dissesto idrogeologico.

Pare, ad essere maligni, che tale progetto serva esclusivamente a far sì che la società concessionaria possa usufruire dei benefici previsti all’interno del famigerato “Sblocca Italia” che dispone la proroga della concessione in cambio di «interventi di potenziamento, adeguamento strutturale, tecnologico ed ambientale delle infrastrutture autostradali nazionali». E per Ativa è in scadenza la concessione (2016)…

Sia in consiglio regionale, sia in parlamento noi M5S ci stiamo attivando per impedire questo spreco e questa devastazione e per portare la discussione su misure di buon senso che sono sotto gli occhi di tutti.

A questo link,  il testo della mia interrogazione a risposta scritta di martedì 10 febbraio 2015 al Ministro dell’Ambiente ed al Ministro dei Trasporti.

 

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