Il postamat di Alitalia

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Da settimane stampa e televisione fanno i loro annunci sull’andamento della trattativa Alitalia.
Nel giugno scorso venivano posti al ministro Lupi alcuni quesiti. In questa trattativa c’erano punti un tantino opachi. Uno di questi era il ruolo di Poste Italiane in Alitalia.
Noi, parlamentari pentastellati, sospettavamo da tempo che l’ingresso di Poste non fosse un atto di generosità per far godere alle Poste, società pubblica, non dimentichiamocene,
degli utili futuri di una novella Alitalia in espansione. In realtà le banche azioniste, come si legge nel nostro comunicato stampa, ”stanno facendo pressione per fare in modo che Poste stipuli l’equity commitment. Tale termine, “equity commitment”, indica la sottoscrizione di un impegno preciso da parte di Poste.
Senza andare nei tecnicismi tutto questo significa che Poste si dovrebbe impegnare a pagare eventuali oneri che la “vecchia” Alitalia si è lasciata alle spalle. Oneri… ovvero debiti, contenziosi… conti in sospeso…
Di che si tratta? Di un debito abnorme che l’allegra brigata dei “capitani coraggiosi” ha fatto levitare al ritmo di 25 milioni al mese per ben cinque anni.
Quindi firmando l’ ”equity committment”, Poste s’impegnerebbe a farsi carico almeno in parte dei debiti ereditati dalla sconsiderata gestione di Alitalia, quella vecchia.
Le conseguenze? Essendo Poste una società al 100% pubblica, nel farsi carico di debiti, tra l’altro non suoi e di cui non è assolutamente responsabile, distribuisce sulle spalle di noi Italiani il debito dei “capitani coraggiosi”.
Intollerabile.
Sembra non solo una riedizione di quanto già avvenuto nel 2008. Ma, e questo rende il tutto ancor più odioso, è il copione che ci è toccato vedere più volte nel corso della recente storia italiana. Sprechi e cattive gestioni che poi, in nome magari del bene comune, vengono risanati dal popolo italiano, spesso neppure ben informato sulla questione.
A completare il quadro, Poste non è stata messa nelle condizioni di poter valutare cosa in realtà porterebbe l’accordo con Etihad. Ovvero cosa porta Etihad al capitale e al debito dell’azienda?
Già il primo luglio scorso il Cda di Poste in un comunicato ufficiale aveva lamentato la mancata comunicazione, da parte di Alitalia, di questi dati essenziali. Non avere dati su cui ragionare e valutare toglie a Poste Italiane la possibilità di accedere alla trattativa.
In un certo senso, non dando la possibilità a Poste di poter trattare, visto che Poste appartiene a tutti gli Italiani, Sono gli Italiani ad essere stati esclusi. Ma saranno gli Italiani a pagare e risanare. Come il solito, come sempre.
Ma la trattativa Alitalia – Etihad non dovrebbe essere una trattativa tra soggetti privati?
Quindi cosa c’entra Poste Italiane?
Soppesando il tutto, il dubbio che l’entrata di Poste in questo affare “privato” sia un éscamotage per cinicamente ripianare debiti privati con l’intervento di un’azienda pubblica, questo dubbio appunto pare più che legittimo. E, dulcis in fundo, ecco allungarsi l’ombra di un’altra infrazione alle procedure UE…
Da cittadino sono molto perplesso, sempre più perplesso, in costante perplessità.

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