Il mio intervento durante l’audizione del Presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè.

Link diretto al mio intervento

Ho ascoltato con molto interesse la relazione del dott. Bernabè, in merito allo scorporo della Telecom, ma non ha aggiunto nulla rispetto a quanto già riferito al Senato il mese scorso, dai servizi, tenutasi nella IX Commissione della Camera dei deputati.
Sono intervenuto per capire innanzitutto perché ieri il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia ha deciso di congelare il progetto dello scorporo in seguito ai provvedimenti dell’Agcom. Se tale decisione dell’Agcom, come sostiene Bernabè,è in contrasto con l’attuale quadro regolatorio europeo, perché bloccare un’operazione complessa come quella dello scorporo? Il sospetto più che fondato è che la stessa iniziativa dello scorporo non sia stata altro che un’operazione di immagine finalizzata a strappare qualche vantaggio regolamentare per l’incumbent. Infatti poco convincenti sono risultate le sue risposte in merito al perimetro dell’asset da scorporare, mentre reputo preoccupante il suo silenzio sull’impatto occupazionale che questa operazione, se portata a termine, avrà nel nostro paese. Quello che molti non hanno capito è che la cosiddetta bad company non sarà la nuova società che gestirà la rete, a cui andranno gli asset infrastrutturali e, secondo quanto riferito dallo stesso Bernabè in audizione, 22.000 dipendenti, ma quella che dovrà competere con gli altri operatori di telefonia nell’offerta di servizi retail. Questo significa che più della metà dell’attuale organico di Telecom Italia rimarrà in questo soggetto, gravato da un ingente debito storico, che dovrà vedersela ad armi pari con competitori fortemente agguerriti. Questo significa che dovrà necessariamente consolidarsi attraverso una ristrutturazione societaria che avrà un notevole impatto sugli attuali livelli occupazionali dell’azienda. A queste mie domande Bernabè è stato completamente evasivo.

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