Il 3° Valico dei Giovi serve solo a depredare denaro pubblico!

La mia replica all’On. Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua in merito al 3° valico dei giovi. 

Signor Presidente, signora sottosegretario, non posso ritenermi soddisfatto della sua risposta perché il nostro patrimonio archeologico e storico-artistico, che rappresenta quanto di più prezioso e apprezzato c’è rimasto, versa nella stragrande maggioranza dei casi in una condizione di totale degrado, questo per mancanza di risorse adeguate per una loro piena tutela e valorizzazione.
C’è sempre stato detto che questo è dovuto al fatto che il nostro patrimonio è talmente grande che è impossibile per lo Stato farsene pienamente carico e che quindi bisogna mettere in conto che la domanda di prevenzione e valorizzazione non potrà mai essere completamente soddisfatta. Invece, ogni giorno assistiamo increduli all’ennesimo scandalo di corruzione e sperpero di denaro pubblico, scoprendo al contrario che i soldi non solo ci sono, ma vengono utilizzati per costruire opere inutili i cui costi vengono artatamente quintuplicati per soddisfare la famelica rete corruttiva su cui si fonda il sistema degli appalti pubblici in Italia, di tutti gli appalti pubblici italiani, nessuno escluso.

Il fatto che lo scandalo del MOSE sia di tali proporzioni è la dimostrazione di una degenerazione della corruzione nel nostro Paese, talmente estesa e profonda che ormai ha superato qualsiasi senso del limite e della misura. Tangentopoli sembra quasi opera di dilettanti al confronto di quanto sta emergendo in questi giorni: non ci si limita più a speculare sugli appalti pubblici, ma si creano e si inventano appalti pubblici per speculare.
Quante opere inutili sono state approvate per mantenere questo sistema corruttivo ! Una di queste opere è certamente il Terzo valico dei Giovi, un’opera talmente inutile che gli stessi promotori nemmeno più nascondono le ragioni di questa operazione. Una carta di scambio per avere il via per la TAV dichiarò a Il Sole 24 ore l’11 maggio del 1991, Lorenzo Necci, Pag. 33l’allora commissario straordinario delle Ferrovie dello Stato, che aveva apertamente osteggiato il progetto della Milano-Genova, non considerandolo remunerativo in termini di flussi di traffico.
Stessa posizione è stata assunta anche dai successori, come Mauro Moretti, che dal 2006, da quando assunse l’incarico ai vertici delle Ferrovie dello Stato, ha sempre rilasciato dichiarazioni sulla sua totale inutilità. Chiaramente il sistema corruttivo ha bisogno di quest’opera, perché l’alta velocità rappresenta il modo migliore per foraggiare con miliardi di euro il sistema dei partiti. Infatti, per i 54 chilometri del terzo valico il costo preventivato nel 1991 era di 3200 miliardi di lire, circa 1,6 miliardi di euro. A distanza di oltre vent’anni, il preventivo è lievitato a 6 miliardi e 200 milioni di euro, ossia 115 milioni di euro al chilometro, almeno tre volte in più rispetto ai costi medi francesi. Tutti soldi pubblici, perché degli oltre 6 miliardi di euro nemmeno un centesimo verrà coperto dai privati ai quali è stata affidata, senza alcuna gara di appalto, la progettazione, la realizzazione e la verifica dei lavori. E anche l’Europa non stanzierà un euro. Se consideriamo che i costi a preventivo aumentano in genere di due o tre volte a fine lavori, dobbiamo ipotizzare che quest’opera arriverà a costare sui 20 miliardi di euro, un colossale giro di soldi che servirà solo a depredare altro denaro pubblico. Prepariamoci, quindi, a un’altra inchiesta giudiziaria con altri politici e pezzi di Stato coinvolti nell’ennesimo scandalo annunciato. E poi dicono che non ci sono i soldi per la cultura.
Lei tocca con mano ogni giorno la gravità della situazione del nostro patrimonio archeologico, storico ed artistico e per questo dovrebbe essere la prima ad opporsi ad opere come questa, che servono solo a distrarre ingenti quantità di denaro pubblico che, al contrario, potrebbero, anzi dovrebbero, essere investiti per la nostra vera ricchezza, il nostro patrimonio culturale. Purtroppo lei e il Ministro dei beni e delle attività culturali non vi opponete perché siete membri di partiti che sono parte integrante di questo sistema.
Concludo nel dire che, in merito alle testimonianze archeologiche rinvenute nel sito nel cantiere del terzo valico di Radimero, queste devono essere adeguatamente tutelate. Considerando appunto le criticità che sono riscontrate nella mia interrogazione e anche l’alto livello di conflittualità sociale presente nel territorio, ritengo opportuno che lei e il Ministro dei beni e delle attività culturali vi attiviate affinché, oltre all’encomiabile lavoro della Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e del Museo delle antichità egizie di Torino, vengano coinvolti anche i cittadini di Arquata Scrivia, che sono stati i primi a mobilitarsi e a dare notizia di questi ritrovamenti, in modo che siano coinvolti nell’opera di vigilanza e di tutela del sito.

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