I miei emendamenti al DL destinazione Italia

Ho presentato un emendamento all’articolo 6 che mira a modificare il decreto Balduzzi che attualmente impone il divieto a tutti i pubblici esercizi di mettere a disposizione dei clienti apparecchiature come computer o tablet connessi a internet, segnalazione che mi è arrivata da Gina la Piadina, piadineria astigiana che recentemente si è vista multare e sequestrare gli iPad che erano stati messi a disposizione dei clienti, nonostante  fosse stato disattivato il browser per non permettere la navigazione sul WEB, caso che ora si è risolto con un lieto fine in quanto la multa è stata annullate e gli iPad dissequestrati.

IMG_2824Purtroppo rimane il divieto imposto dal decreto Balduzzi, che era stato pensato per contrastare la ludopatia, principio condivisibile, ma questa norma è eccessiva. Basta vietare esclusivamente che si utilizzino tali apparecchiature per giocare d’azzardo; in questo modo il gestore non sarà sanzionato perché ha messo a disposizione dei suoi clienti computer e tablet.

Inoltre sempre l’articolo 6 prevede di destinare alle piccole e medie imprese 10.000€ per la digitalizzazione,  però c’è una grande differenza tra piccole e medie imprese, difatti per medie si intendendo quelle che vanno dai 50 ai 250 impiegati e che quasi sicuramente sono già sufficientemente digitalizzate, mentre le micro o piccole imprese potrebbero non disporre neanche di un accesso a internet, per cui  ho proposto di limitare questo bonus solamente alle micro e piccole imprese. L’effetto del bonus per la digitalizzazione su quest’ultime avrebbe sicuramente un impatto più tangibile, pensiamo ad esempio al piccolo artigiano che grazie a questo incentivo investe sul web e in questo modo potrebbe iniziare a vendere i suoi prodotti made in Italy anche all’estero.
Sempre all’articolo 6 ho anche proposto un emendamento affinché si possa controllare come le imprese spenderanno il contributo.

Un altro articolo oggetto di miei emendamenti è l’art. 13: esso prevede che la copertura degli oneri per lo svolgimento dei servizi di navigazione aerea, pari a 28 milioni di euro per il 2014 , sia a carico dell’ENAV, invece che alle compagnie aeree. Questa decisione riscontra la nostra più totale contrarietà, in quanto non è accettabile che a farsi carico di un obbligo, che normalmente è in capo al datore di lavoro, sia un altro ente quale l’ENAV. Per di più, l’ENAV è oggetto di una procedura di privatizzazione, infatti qualora dovesse farsi carico di questo “costo”, il bilancio della società rischierebbe di passare in passivo, con una conseguente riduzione del valore di mercato della stessa: un regalo ad investitori privati già interessati a comprare ENAV? È dunque nostra intenzione assicurarci che non sia ENAV a dover sostenere questi costi, per questo motivo ho proposto di sopprimere il comma 20.

Sempre all’articolo 13 ho presentato un altro emendamento che mira a garantire ai dipendenti italiani delle compagnie aeree internazionali, le stesse garanzie contrattuali che hanno i dipendenti assunti dalle compagnie italiane. Quindi la mia proposta è di obbligare i vettori esteri ad assumere la residenza fiscale in Italia, così sarebbero obbligati ad assumere personale nel rispetto del contratto collettivo nazionale del lavoro.

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