Ecco perché ci siamo opposti con tutti i mezzi possibili al DL IMU/Banca di Italia

Consiglio di guardare questo video, dura pochi minuti e spiega bene cosa hanno fatto con questo decreto legge.

Questo è l’intervento che avrei dovuto fare, ma non mi è stato concesso.

Deputato Presidente, deputati colleghi,anche questa volta il gruppo parlamentare del M5S ha dato prova di grande compattezza, portando avanti un duro ostruzionismo contro un provvedimento che andrebbe abrogato in toto.

La sua incostituzionalità è talmente manifesta che diventa difficile soffermarsi su un singolo aspetto.

Norme tributarie che hanno un notevole impatto sul bilancio dello Stato, norme ordinamentali e ad effetto pluriennale che vanno ad incidere su discipline addirittura risalenti a prima della seconda guerra mondiale, disomogeneità del testo.

Insomma!

Ci troviamo di fronte nuovamente un testo raffazzonato e pericoloso frutto di un Governo allo sbando ormai prossimo al capolinea!

E’ stato già ripetuto mille volte in quest’Aula.

Un decreto legge deve avere i caratteri di necessità ed urgenza, aspetti che questo provvedimento non presenta nemmeno lontanamente.

Sorvolo sull’annoso caso dell’IMU prima casa, che è ormai l’arma di “distrazione” di massa di questo Governo per nascondere agli italiani le sue vere porcate.

Pur accettando il fatto che occorreva scongiurare l’abolizione della seconda rata IMU – che poi nei fatti non è stata per moltissimi italiani scongiurata – in cosa si caratterizza la necessità e l’urgenza della riforma del capitale sociale della Banca d’Italia, rimasto invariato dal 1936?

Oppure dove sta l’urgenza nella valorizzazione di immobili pubblici oggetto di dismissione, dove si consente, in spregio alla carta costituzionale e al buon senso, la sanatoria di irregolarità in materia edilizia utilizzando disposizioni risalenti al 1985?

Insomma: qui ci troviamo davanti ad un abuso di potere del Governo che sia arroga il diritto di autoqualificare i propri provvedimento come necessari ed urgenti in base alle sue “necessità” ed “urgenze”.

E sappiamo quali sono e lo dirò più avanti!

Di questo passo tutti i provvedimenti sono necessari ed urgenti.

Per chiarire questi aspetti è intervenuta più volte la Corte Costituzionale stabilendo che la decretazione d’urgenza ha la sua ragion d’essere non tanto nella necessità ed urgenza, perché tutti i provvedimenti lo sono, ma nella “straordinarietà” del suo utilizzo.

Non può quindi caratterizzarsi come uno strumento ordinario volto solo a bypassare velocemente il controllo del Parlamento.

Inoltre oltre ai criteri di straordinarietà, necessità ed urgenza, sempre la Corte Costituzionale ha posto il rilevante tema dell’omogeneità del decreto-legge.

Cosa hanno a che fare l’IMU, la vendita degli immobili pubblici e la Banca d’Italia?

Ripeto!

Cosa c’entra la Banca d’Italia con la vendita degli immobili pubblici e con le disposizioni concernenti l’IMU?

La risposta è semplice: niente!

Il presente decreto-legge interviene a disciplinare una pluralità di ambiti che difficilmente possano ragionevolmente considerarsi unitario.

Ma vi è di più.

Questo provvedimento pone non solo problemi di metodo, ma più gravi questioni di merito.

In particolare: gli articoli da 4 a 6 del decreto-legge che recano disposizioni in materia di governance della Banca d’Italia che si apprestano ad essere il più clamoroso regalo alle banche che si sia mai avuto nella storia del nostro paese.

Come altro definire un provvedimento che, come un tocco di “bacchetta magica”, autorizza la Banca d’Italia ad aumentare il proprio capitale mediante l’utilizzo delle “riserve statuarie” portando l’importo dalle originarie 156 mila euro a ben 7 miliardi e 500 milioni di euro.

In concreto questo cosa significa?

Lo capiamo andando al comma 5 dell’art.

4 del presente provvedimento quando si dispone che :“ciascun partecipante non può possedere, direttamente o indirettamente, una quota di capitale superiore al 3 per cento”.

La ratio vorrebbe che il legislatore provvedesse a far liberare le quote eccedenti il 3 per cento prima della rivalutazione e non dopo.

Invece no!

Intesa Sanpaolo che detiene attualmente una quota del 30 per cento dovrà cedere il 27 per cento, per un valore prima della ricapitalizzazione di 47 mila euro, ma che lievita a 2 miliardi e 276 milioni di euro dopo l’operazione, con un ricavo per la banca di oltre 2 miliardi.

Stesso rilevante beneficio va ad UniCredit, che avrà un potenziale ricavo di quasi un miliardo e mezzo di euro, e alle altre banche presenti nel capitale di banca d’Italia.

Insomma: altro che Pinocchio che sotterrava le monete d’oro.

Di colpo le banche si sono trovate un valore spropositatamente accresciuto del loro capitale.

Gli istituti di credito privati detengono il 95 per cento di Banca d’Italia: Intesa San Paolo ha il 30,3 per cento, UniCredit il 22 per cento, Generali oltre il 6 come la Cassa di Risparmio di Bologna ecc.

ecc.

Insomma: un grande regalo alle banche ai danni dei cittadini!

Perché, purtroppo, il bello deve ancora venire e, infatti, al comma successivo (comma 6 art.

4) si dispone che la Banca d’Italia, al fine di favorire il rispetto dei limiti di partecipazione al proprio capitale fissati al comma 5, può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi ad oggetto le medesime.

Cosa significa?

Semplice!

Il Governo per fare gli interessi degli amici banchieri, consapevoli della crisi di liquidità di molti istituti di credito, per i vincoli europei legati agli stress test e per tale ragione avrebbero difficoltà a reperire i 225 milioni di euro necessari per acquistare il 3 per cento del capitale di Banca d’Italia, decide che in sede di prima applicazione sia la stessa Banca d’Italia a comprarsele.

La banca che compra da se stessa il proprio capitale!

Incredibile!

La cosa più incredibile è che questo regalo alle banche lo pagheranno i cittadini.

Per riacquistare le quote in eccesso dagli istituti detentori la Banca d’Italia dovrebbe dar fondo a parte delle proprie riserve, che sono un bene pubblico!

Questa è una cosa grave al limite del danno erariale!

Perché il Governo non fa procedere all’acquisto delle quote eccedenti prima della rivalutazione?

Se il riacquisto avvenisse prima costerebbe alla Banca d’Italia/contribuente italiano solo qualche milione di euro.

Ma se invece esso avverrà dopo, come previsto da questo decreto, ci costerà diversi miliardi.

Quindi un pessimo affare che Banca d’Italia pagherebbe con riserve pubbliche, con il risultato di fare un regalo a quelle banche responsabili della crisi per effetto della restrizione del credito ad aziende e famiglie.

Non è ancora finita!

Il decreto stabilisce al comma 3 dell’art.

4 un dividendo massimo corrispondente al 6 per cento del capitale “rivalutato”, che in termini assoluti significa 450 milioni come tetto massimo, quando precedentemente la disciplina sui dividenti prevedeva una quota corrispondente al 10 per cento del precedente capitale, quindi miseri 15.

600 euro.

Questi sono altre risorse sottratte allo Stato!

Insomma: una truffa a danno del popolo italiano.

Tra l’altro gli azionisti di Banca d’Italia erano così sicuri della conversione del decreto legge che, in barba a qualsiasi logica di buon senso, senza nemmeno attendere appunto la conversione, hanno convocato l’assemblea straordinaria, tenutasi lo scorso 23 dicembre, per approvare la modifica dello statuto contenente l’adeguamento del capitale sociale al valore dei 7,5 miliardi.

Hanno fatto una modifica statutaria in virtù di una legge che non è ancora stata approvata !

Cosa succederebbe se il decreto, come capitato al Salva Roma, non venisse convertito dal Parlamento?

Credo che abbiamo superato ogni limite alla decenza.

E’ormai evidente a tutti la sudditanza di questo Governo ai veri poteri forti: il vertice burocratico statale e corporativo finanziario che è alla base della crisi economica, morale e politica del nostro Paese.

 

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