Audizione del presidente di Asati Franco Lombardi

Dal minuto 21 il mio intervento con le relative domande, che purtroppo per la mancanza di tempo non hanno avuto risposta, anche se il presidente Franco Lombardi  si è mostrato molto disponibile a fornirmi le risposte e a organizzare un incontro prossimamente.

Riporto il testo del mio intervento:

Ringrazio il Presidente dell’Asati, l’Ing. Franco Lombardi, per essere venuto oggi nella nostra Commissione a dare voce ai 600.000 piccoli azionisti e dipendenti Telecom, molti dei quali hanno investito il loro TFR nelle azioni della più grande azienda di telecomunicazioni del nostro Paese e, pertanto, come è comprensibile, sono molto preoccupati dell’andamento del titolo in Borsa. Infatti, prima di procedere col chiederle in merito allo scorporo della rete, vorrei sapere se le recenti decisioni della dirigenza Telecom, relative alla salvaguardia del livello di rating dell’azienda, minacciato da un ulteriore declassamento dei suoi titoli a “spazzatura”, la soddisfano.

Proprio questa mattina abbiamo avuto la notizia dell’ulteriore declassamento dall’agenzia di rating Fitch che ha abbassato il merito del credito a BBB -, che significa che la Telecom pur avendo un’adeguata capacità di rimborso, potrebbe avere in futuro delle difficoltà se dovessero peggiorare le condizioni operative del business domestico, già non rosee considerando la pressione regolamentare di Agcom e Antitrust, la guerra dei prezzi nel mercato del mobile e la congiuntura economica negativa del Paese che sembra non avere fine.

Un ulteriore declassamento del rating comporterebbe, quindi, doversi finanziare sul mercato a tassi di interesse più alti e, con 29 miliardi di debito da rifinanziare, un eventuale successivo downgrading del titolo potrebbe avere un impatto destabilizzante per gli equilibri economici del gruppo. Il Consiglio di Amministrazione Telecom (CdA) del primo agosto, alla luce dell’andamento del primo semestre – rivelatosi critico in particolare per il mercato domestico, dove i ricavi sono scesi di oltre il 10% a 8,1 miliardi e l’Ebitda del 13,2% a 3,8 miliardi – ha rivisto al ribasso i target reddituali, abbassando le stime per fine anno. Quindi: cosa ne pensa della decisione di Bernabè di recuperare oltre 800 milioni di euro, entro fine anno, per salvaguardare il rating? Da informazioni diffuse: 450 milioni verranno dal mercato domestico, 200 dal Brasile e 80 milioni dall’Argentina. Secondo lei: questa strategia di contenimento permetterà di mantenere stabile nel 2013 il rapporto indebitamento netto/Ebitda intorno a 2,4 volte, comunque sotto il limite del 2,8 volte, valore massimo, secondo Moody’s, per il mantenimento dell’attuale livello di rating? Inoltre: abbiamo letto che, se questa operazione non dovesse essere sufficiente, si sta lavorando a ulteriori misure “cuscinetto”, con cessioni di immobili, tra cui la sede milanese di Piazza Affari, la possibile vendita di Ti-media e il “consolidamento” con altri operatori della rete mobile. Insomma: lei che rappresenta anche i dipendenti Telecom, può rassicuraci che non siano in atto iniziative volte ad impattare anche sui livelli occupazionali e sulla produttività aziendale?     

Domando questo perché il gruppo Telecom ha sempre utilizzato la leva occupazionale per promuovere “risparmi”, serviti solo per aumentare i dividendi degli azionisti a fronte dell’assenza totale di investimenti nell’adeguamento dell’infrastruttura di rete che ci vede, per quanto riguarda il cablaggio della rete, ai livelli di Grecia e Cipro.
Basta considerare che prima della privatizzazione Telecom contava circa 130 mila dipendenti; a distanza di 15 anni siamo intorno ai 44 mila. In estrema sintesi: si è sempre proceduto al taglio del personale e alla compressione dei livelli salariali per garantire alti dividenti agli azionisti e per ridurre parte del debito accumulato, originato dalle note operazioni speculative a danno di una seria politica industriale nel settore TLC nel nostro Paese.

Ma torniamo al tema del rating. Proprio in vista dell’appuntamento del primo di agosto, nella lettera da lei inviata ai membri del CdA ha scritto che l’Asati si aspetta proposte concrete circa il rafforzamento patrimoniale, indispensabile per un rilancio della Società e come antidoto a potenziali giudizi negativi delle agenzie di rating che influirebbero ancora pesantemente sul titolo e sul debito. E’ evidente che le scelte del management sono andate nella direzione opposta. Lo stesso Presidente Bernabè ha dichiarato che l’obiettivo di stabilizzazione del rapporto indebitamento netto/Ebitda sarà raggiunto senza aumento di capitale. Per di più è evidente l’intenzione dei partner di Telco non solo di non aumentare il capitale, ma anzi di sfruttare la finestra di settembre per uscire dall’assetto societario. Vorrei chiederle pertanto: qual è al vostra posizione in merito all’ormai vicino scioglimento del patto Telco? Lei ha proposto la convocazione di un’assemblea straordinaria, entro il prossimo novembre, per decidere sulla variazione dell’attuale statuto e sulle tecnicality del voto per l’elezione dei nuovi organi: qual è stata la risposta della dirigenza Telecom a questa sua proposta?

Andiamo allo scorporo della rete Telecom, di cui siete fautori dal 2007, e, appunto, ne chiedete la sua rapida realizzazione. Lei più volte ha dichiarato che l’Asati sorveglierà passo per passo questo processo. Anzi! Avete chiesto che questi indispensabili passi fossero compiuti anche attraverso la consultazione di un vostro organismo rappresentativo, composto da esperti e azionisti/soci, “… al fine di realizzare una simmetria informativa sulla gestione e sulle scelte nel pieno rispetto delle procedure e dei diritti del mercato finanziario”. Mi chiedo: se c’è stato riscontro a questa richiesta e se si è attuata questa simmetria informativa. 

Se si! Le chiedo: se siete d’accordo circa il perimetro di rete da considerare ai fini dello scorporo proposto da Telecom, poiché durate l’audizione del 16 luglio u.s. del Presidente Bernabè molti dubbi sono emersi, appunto, su questo punto.

Poi: nell’ipotesi prospettata da Telecom della costituzione di due società, Opac per la gestione della rete e Telecom Italia Service per i servizi, quale tipo di soluzione immaginate per le azioni Telecom attualmente da voi detenute? Avete valutato l’impatto che lo scorporo avrà sulle vostre azioni ? 

Mi avvio verso la conclusione, visto che ho già posto molte domande.

E’ nota la vostra posizione in merito ad una public company. L’idea è particolarmente suggestiva poiché una public company, essendo una società retta da un azionariato diffuso, ha una struttura polverizzata, nel senso che ha tanti proprietari, ma nessuno di essi ha azioni sufficienti a governare l’impresa.

Idea suggestiva, come ho detto, ma come M5S riteniamo centrale la

ri-nazionalizzazione della infrastruttura di rete del nostro sistema di telecomunicazioni, perché è l’unica strada che abbiamo per lo sviluppo della nostra rete e per garantire una reale equivalence of imput tra tutti gli operatori. Se proprio vogliamo rimanere nell’alveo del mercato finanziario è opportuno che comunque lo Stato acquisisca una maggioranza azionaria o comunque un pacchetto di controllo tale da mantenere la rete in mano pubblica. Lei, e concludo, è d’accordo con questa proposta? Che assetto azionario dovrebbe avere, secondo lei, la new company (OPAC) quando sarà costituita? Telecom dovrebbe avere in essa la maggioranza oppure questa dovrebbe passare in mani pubbliche?

Una risposta a “Audizione del presidente di Asati Franco Lombardi”

  1. Sarebbe bello poter fare un’azione legale pubblica verso tutti quelli che si sono alternati alla dirigenza T.I. per recuperare il maltolto.

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