Askoll accordo (quasi) raggiunto, ma chiuderà lo stesso

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La stampa locale, in questi giorni, ha ampiamente riportato le diverse dichiarazioni sul salvataggio della fabbrica castellalferese. Entrando nel merito ed analizzando con attenzione l’accordo tra le parti, in verita’ non ancora sottoscritto dal ministero del lavoro, notiamo alcune note stonate rispetto a quanto propagandato.
Iniziamo col dire che l’accordo riguarda solo una parte dei lavoratori, dato che 70 dipendenti sono rimasti esclusi da tale accordo e dal 7 giugno prossimo non avranno la possibilita’ di ricorrere ad alcuna forma di sostegno al reddito, nella totale indifferenza dei sindacati e di alcuni politici che ora si stanno vantando di avere salvato l’azienda.
Per gli altri 150 la situazione non è molto più rosea, in quanto la chiusura dell’azienda verrà semplicemente posticipata al 2015 , poiche’ attraverso la lettura del piano presentato, sarà infatti possibile usufruire della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, lasciando poi aperta la possibilita’ di farvi ulteriore ricorso per i periodi successivi. Ma questa è l’unica nota positiva, sempre se vogliamo considerarla tale, visto che se verrà approvato tale piano, verrano usati strumentalmente i soldi pubblici degli ammortizzatori sociali, che come dice il nome stesso dovrebbero servire ad ammortizzare periodi di crisi, non sicuramente ad accompagnare le aziende alla chiusura. Anche se qualcuno vuol farci credere che c’è ancora una possibilità che ASKOLL non chiuda, basterebbe andare a leggere l’accordo tra le parti che è stato sottoposto nei giorni scorsi al ministero e che dovrà essere firmato a luglio, per capire che chiudere il bilancio di fine anno con una perdita massima di 500.000€ è un obbiettivo assolutamente irraggiungibile e questo, lo sanno bene sia l’azienda che i sindacati che, a inizio 2014 avevano ipotizzato invece di chiudere l’anno con un passivo molto al di sopra dei 500.000€, e senza tener conto del blocco dovuto alla situazione venutasi a determinare dopo la comunicazione aziendale che annunciava la messa in mobilità per i 223 lavoratori di Askoll.
Il non verificarsi di questa condizione, che noi già diamo per certa, comporterà inoltre, come precisato sempre nell’accordo, che i lavoratori si impegnino a non scioperare e aiutare l’azienda a dismettere e traslocare macchinari e attrezzature.
Purtroppo si fa solo un minimo accenno alla possibilità di riconvertire l’azienda nella produzione di veicoli elettrici, soluzione da noi auspicata e sostenuta tramite una risoluzione in commissione ambiente e l’inserimento di alcuni punti nel programma regionale di Davide Bono a sostegno della mobilità sostenibile elettrica, settore in cui ASKOLL ha brevetti e prototipi che oltre a essere un settore in espansione rappresentano il futuro.

Come molto spesso accade in Italia si è preferito guardare invece che a una prospettiva a lungo termine a dare un contentino ai lavoratori in vista delle prossime elezioni, ovviamente ci faremo un nodo al fazzoletto e tra 12 mesi andremo a verificare. Chi ora sta cantando vittoria avrà di che ricredersi su questo cosiddetto “salvataggio”.

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