Approvato il catasto delle reti!

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Ieri è stato approvato un emendamento che ritengo molto importante per il futuro della banda larga in Italia, si tratta della nostra proposta di creare un catasto delle reti.

Infatti, una delle priorità , affinché si possa ridurre in tempi ragionevoli il digital divide nel nostro Paese, è quello di conseguire una mappatura completa di tutte le reti di accesso ad Internet sia private che pubbliche, infatti molti enti e aziende, siano esse pubbliche o private, non per forza operanti nel settore delle telecomunicazioni, hanno costruito una propria rete in fibra ottica o wireless. Alcune formano delle vere e proprie dorsali nazionali, come si può ipotizzare per le reti di RFI, autostrade per l’Italia o della Rai, altre invece si estendo solo a livello locale, riuscendo però ad essere più capillari, come quelle create dai comuni, dalle province e dalle regioni. Una cosa però le accomuna, molto spesso sono sottoutilizzate.
Queste reti, passano anche in zone dove la connettività è scarsa se non inesistente, perché gli operatori telefonici non hanno ancora coperto la zona o addirittura non gli interessa, perché il numero dei potenziali clienti non gli garantisce un introito sufficiente a giustificare le spese per il cablaggio.
Quindi pensate ai vantaggi che si potrebbero avere nella digitalizzazione del paese se si potessero usare queste reti, e al notevole risparmio, considerando che solo gli scavi necessari per la posa della fibra rappresentano l’80% della spesa. Queste sopra citate non sono le uniche forme di risparmio, difatti se ne potrebbero avere delle altre, ad esempio il fattore tempo, porterebbe a bypassare di colpo tutte le numerose procedure autorizzative che interventi invasivi come gli scavi comporterebbero; un altro elemento importante è quello riguardante l’impatto ambientale dove si eviterebbe di causare altri stress al nostro già ampiamente martoriato patrimonio paesaggistico e ambientale.
Insomma, le ragioni per cui è necessario dotarsi di un catasto delle reti sono ampie e condivisibili. Non occorrerebbe nemmeno istituire un Ente ad hoc. Abbiamo già l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, l’Authority a cui è affidato il compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato delle telecomunicazioni, dell’editoria, dei mezzi di comunicazione di massa e delle poste. L’Agcom ha già al proprio interno una commissione delle infrastrutture e delle reti che potrebbe/dovrebbe occuparsi della mappatura, con relativa gestione, di tutte le reti di accesso ad Internet esistenti sul territorio nazionale, sia pubblica che privata, dettagliandone così, le relative tecnologie, nonché il grado di utilizzo delle stesse. Queste informazioni potrebbero quindi essere inserite in una banca dati consultabile da tutti e che dovrà essere periodicamente aggiornata anche attraverso il coinvolgimento di tutti gli operatori interessati.

In Italia in questi anni abbiamo assistito ad un deficit di programmazione nell’attuazione dell’agenda digitale con i risultati a noi tutti noti, dovuti a impreparazione, resistenze, conflitti di interesse e all’enorme debito pubblico e privato, che hanno portato il nostro Paese ad essere il fanalino di coda in Europa nel raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’attuazione dell’agenda digitale Europea.
Per tale ragione occorre puntare ad un monitoraggio sistematico ed organico dello stato della nostra infrastruttura, in modo da attivare una strategia nazionale che programmi, coordini ed ottimizzi tutte le iniziative pubbliche e private, privilegiando logiche di riuso e d’integrazione dell’esistente, tagliando costi finanziari, sociali ed ambientali non sostenibili e concentrando ogni risorsa allo sviluppo e implementazione delle nuove tecnologie, sempre più innovative, alla base dell’economia digitale. Solo così il Paese può non solo recuperare il terreno perduto, rispetto ai nostri partner europei, ma anche sperare di ritornare avanguardia nel settore dell’ICT dove, negli anni passati, non eravamo secondi a nessuno.

Inoltre, avevamo preparato anche un emendamento per estendere tale mappatura anche ai soli cavidotti.
Purtroppo, questo non è passato, peccato perché sarebbe stato interessante conoscere anche questo dato, visto che da anni esiste una norma che, obbliga per qualsiasi lavoro di manutenzione delle tubature esistenti al di sotto del manto stradale a stendere anche il tritubo, ovvero la tubazione che serve a predisporre le strade ad essere cablate in fibra senza fare ulteriori scavi. Ovviamente non ci arrendiamo e proveremo a ripresentare questa proposta appena ce ne sarà l’occasione.

 

Una risposta a “Approvato il catasto delle reti!”

  1. Ottima cosa l’anagrafe delle reti. Mi sorge spontanea, pero’, una riflessione: e’ possibile che una decisione di cosi’ ovvia utilita’ debba passare per forza dal Parlamento? Perche’ l’autorita’ delle telecomunicazione non ha il potere di prendere questo tipo di decisioni in autonomia?

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