Alitalia, i voli pindarici dell’Ad di Poste

L’audizione in commissione Trasporti dell’Amministratore delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi, purtroppo, non ha portato a risultati tangibili rispetto alle numerose domande che noi del MoVimento gli abbiamo posto: l’ingresso in Alitalia dell’azienda di Stato, la chiusura di sportelli, la riduzione dei giorni e degli orari di apertura, la soppressione di zone di recapito, l’utilizzo massiccio di forme contrattuali a tempo determinato.

Sarmi ha praticamente monopolizzato l’audizione con un intervento fiume nel corso del quale ha descritto una serie di dati tecnici che avrebbero dovuto evidenziare le magnificenza della sua gestione. Francamente non siamo rimasti affatto impressionati.

Su Alitalia, solo pochi accenni.

A fronte del malessere e delle preoccupazione sul futuro della compagnia e dei suoi dipendenti, la sua scarna risposta ci è parsa un volo pindarico attraverso il quale ha cercato di far collimare due realtà che tra loro attualmente non combaciano: Poste e Alitalia.

Infatti, Sarmi non ha presentato alcun dato tecnico, né studi di fattibilità relativi a un progetto di rilancio industriale. Nessuna traccia di un solido e duraturo piano finanziario su quella che dovrebbe essere la sinergia tra Poste e Alitalia, la quale secondo quanto da lui affermato troverebbe attuazione attraverso la fusione del progetto Millemiglia con i bonus dei prodotti Bancoposta e lo sviluppo del trasposto postale integrato a quello passeggeri, utilizzando gli aerei per entrambe le funzioni: cargo e passeggeri. A tale scopo verrebbe utilizzata flotta dalla Mistral Air ((ultimi tre bilanci in rosso, perdite per 8,2 milioni nel 2012), di proprietà di Poste costituita da 7 aerei, di cui 4 Boeing 737-200QC, abilitati alla doppia funzione.

Se questa è la presentazione di un progetto integrato, ci è sembrata quantomeno superficiale, per non dire raffazzonata.

Se il piano sarebbe questo, almeno ci dicano dove troverebbero i soldi per cambiare la flotta Alitalia. Già, perché i quattro aerei della Mistral Air non sarebbero certo sufficienti per compiere tutte le funzioni richieste e, dunque, sarebbero necessari altri velivoli. Essendo Alitalia, a quanto ci risulta, composta di soli aerei Airbus (non compatibili con la doppia funzione) dovrebbero essere acquistati nuovi mezzi. Il costo? Al momento, silenzio.

Tutti questi elementi in realtà sono però secondari rispetto a tre nodi ineludibili per la fattibilità dell’operazione, da noi rimarcati durante l’audizione: accettazione da parte del Cda Alitalia del nuovo socio, il parere della Commissione Europea sull’eventuale aiuto di Stato, l’esame approfondito dei conti di Alitalia che ne attestino il reale stato di salute finanziaria. Nessuno dei tre punti avrà un esito scontato in positivo eppure, intanto, nel dubbio si va avanti.

Di fronte a questa situazione cureremo e vaglieremo ogni passaggio tecnico-normativo, in ogni sede e solleciteremmo il Governo al rispetto degli impegni presi dai famigerati “capitani coraggiosi” che, dopo il disastro, vorrebbero uscire di scena alla chetichella, lasciando alle loro spalle una situazione allo sfascio fatta di debiti e migliaia di persone a rischio licenziamento.

Registriamo infine come, a fronte di un contesto niente affatto tranquillizzante, nessuno si sia impegnato per la difesa dell’unico asse strategico che davvero andrebbe tutelato: il sistema trasporto aereo in tutte la sue componenti.

A questa latitanza rispondiamo con messaggio indirizzato a tutti:lo faremo noi.

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