movifest 2013 dibattito su internet e telecomunicazioni

Video streaming by Ustream

Dibattito al movifest 2013 di Asti, con  Maurizio Gotta ex presidente dell’associazione anti digital divide e Davide Giargia consigliere comunale di Asti.

Abbiamo parlato di decreto del fare al quale ho lavorato in particolare sul art.10 riguardante appunto internet e il wi-fi per il quale ho presentato 2 emendamenti. Uno riguardante l’utilizzo del wi-fi nei locali pubblici, che poneva rimedio al danno che avrebbe altrimenti creato, visto che si voleva costringere i bar, ristoranti ecc. a dotarsi di un sistema per il controllo degli accessi che associasse il mac address all’utilizzatore, per chi non sapesse cos’è il mac address, è un indirizzo fisico della scheda di rete, un numero che la identifica come se fosse un seriale, questo dato è considerato, ai sensi della Direttiva europea sulla riservatezza e del Codice privacy, un dato personale sensibile quindi avremmo obbligato chi volesse fornire connettività ai suoi clienti e ripeto stiamo parlando di bar, ristoranti, gelaterie ecc. non di operatori dedicati a dotarsi di apparecchiature speciali e da configurare, che ovviamente avrebbero comportato maggiori costi e problemi e insomma avrebbero sicuramente disincentivato la diffusione di queste connessioni che come saprete in Italia purtroppo sono già molto meno diffuse che in altri paesi. Tutto questo scompiglio per la conservazione dei mac address non tiene conto che una persona con un minimo di conoscenze informatiche lo cambia in 30 sec. infatti basta digitare 2 righe di comando per i sistemi basati su unix ovvero macOSX e linux, per windows oltre a poterlo fare da riga di comando con il terminale esistono anche dei software con tanto di interfaccia grafica che rendono addirittura più semplice questa operazione! Non contenti di questa situazione hanno fatto ulteriori modifiche rendendo addirittura impossibile l’applicazione di questo articolo. Infatti hanno aggiunto l’obbligo oltre che di memorizzare il MAC address di fornire anche un indirizzo IP pubblico e memorizzare l’associazione di questi due dati. Cosa che è impossibile da realizzare in quanto gli IP pubblici a livello mondiale sono quasi esauriti e anche compagnie telefoniche Fastweb in primis assegnano un indirizzo   IP pubblico a più utenti. Questo secondo obbligo mi dimostra la totale ignoranza informatica del legislatore. Per fortuna hanno capito le cavolate che stavano facendo e hanno accolto in pieno le modifiche che erano state proposte nel mio emendamento il 10.200 inserendo le modifiche direttamente nel testo, visto che la fiducia ha fatto saltare tutti gli emendamenti. Per il secondo emendamento da me presentato purtroppo è andata diversamente. Si prevedeva  degli incentivi per operatori di minore grandezza, quelli che potrebbero andare a creare reti e portare la connettività nei posti non raggiunti dai grandi operatori, ai quali si sa non interessano i piccoli centri. L’allegato 10 del codice delle comunicazioni elettroniche infatti li penalizza molto, perchè l’attuale regime dei contributi non tiene conto della dimensione dell’impresa e quindi al numero dei clienti abbonati effettivi, ma solo della popolazione tecnicamente raggiungibile.

Per stendere la fibra ottica:

27.500 euro l’anno in città sotto i 200.000 abitanti

55.000 euro l’anno in città con più di 200.000 abitanti

110.000 euro l’anno se attivo in tutto il territorio nazionale

Con l’aggravante che se un operatore tira un metro di fibra in una città e un metro in un’ altra diventa un operatore nazionale. Questi costi rendono impossibile lo sviluppo di piccoli operatori territoriali, che conoscendo meglio il circondario potrebbero appunto andare a portare la connettività in quelle zone non raggiunte dai grandi carier nazionali o raggiunte con le mini-adsl che con la loro ridotta velocità di 640kbps sono ormai inadatte agli attuali contenuti web. Il mio emendamento poi trasformato in ODG e bocciato dalla maggioranza del piddi con e senza L mirava invece a far pagare in base al numero degli utenti effettivamente attivi.

Ma del resto lo sappiamo loro non vogliono la diffusione di internet, preferiscono la TV con la quale possono dire cosa vogliono senza confrontarsi con i telespettatori. Infatti i 20 milioni di euro previsti per l’agenda digitale nel centro nord sono stati eliminati in favore delle emittenti televisive, per fortuna hanno lasciato quelli per il sud Italia.

 

Rispondi