Accolta la nostra proposta di liberazione del WI-FI

wi-fi

Oggi è stato riformulato l’art. 10 del decreto del fare accogliendo in pieno le richieste del mio emendamento che poneva rimedio al danno che altrimenti si sarebbe creato alla liberalizzazione del wi-fi nel nostro Paese.

L’articolo 10, prevede che quanti offrono accessi a Internet tramite wi-fi -esempio bar, ristoranti, alberghi non debbano più identificare i clienti che utilizzano la connessione.

Mentre è stato eliminato come proposto dal mio emendamento, l’obbligo per il gestore di tracciare l’accesso alla rete attraverso la rilevazione del  MAC Address, che essendo riconducibile ai dati personali dell’utente, ai sensi della Direttiva europea sulla riservatezza e del Codice privacy, è comunque una identificazione dei clienti.
Inoltre come qualsiasi persona con un minimo di competenze informatiche sa il MAC Address non solo rinviano agli utenti utilizzatori ma sono facilmente falsificabili e, quindi, chi voleva connettersi per delinquere certamente non lo avrebbe fatto utilizzando i propri dati personali.
Inoltre è  stato stralciato l’obbligo che voleva imporre ai gestori di assegnare temporaneamente un indirizzo IP e a mantenere un registro informatico dell’associazione temporanea di tale IP al MC address.
Questo non solo era tecnicamente gravoso per le imprese, perché avrebbero dovuto installare e gestire un server apposito (“syslog“), ma oggettivamente era improponibile, perché quando gli utenti si connettono a una rete wi-fi, ricevono normalmente un IP della rete interna che non consente la tracciabilità del collegamento; quindi per renderlo tracciabile occorreva obbligare il gestore a fornire un IP pubblico, che però nel mondo sono praticamente esauriti.

5 risposte a “Accolta la nostra proposta di liberazione del WI-FI”

    1. Sarebbe corretto esprimere quali sono le cose senza senso, altrimenti l’unica cosa senza senso è il tuo commento 😉

  1. Hai perfettamente ragione, premetto che mi dilungherò oltre la lunghezza del post che l’utente medio è disposto a leggere, ma mi è necessario.

    Riprendo dal post:
    “MAC Address, che essendo riconducibile ai dati personali dell’utente”
    Ma perché mai? Al massimo è riconducibile all’interfaccia di rete e al produttore della stessa
    (si veda http://en.wikipedia.org/wiki/Organizationally_Unique_Identifier)

    “Inoltre è stato stralciato l’obbligo che voleva imporre ai gestori di assegnare temporaneamente un indirizzo IP e a mantenere un registro informatico dell’associazione temporanea di tale IP al MC address.
    Questo non solo era tecnicamente gravoso per le imprese, perché avrebbero dovuto installare e gestire un server apposito (“syslog“), ma oggettivamente era improponibile, perché quando gli utenti si connettono a una rete wi-fi, ricevono normalmente un IP della rete interna che non consente la tracciabilità del collegamento; quindi per renderlo tracciabile occorreva obbligare il gestore a fornire un IP pubblico, che però nel mondo sono praticamente esauriti.”
    1) Quando gli utenti si connettono a una qualsiasi rete ricevono un IP della rete interna, esistono router wifi che gestiscono gli utenti e generano i log con costi costenuti (anche meno di 300€)
    2) Per quale motivo sarebbe stato necessario assegnare un IP pubblico a ogni utente? Il syslog tiene traccia di data e ora, ergo basta sapere che un dato l’IP (privato) era assegnato a un dato utente in una data fascia oraria di un dato giorno.
    Ora, se non erro, limite di IP privati utilizzabili in una rete è 16.777.214 (2 alla 24esima meno uno per la rete e uno per il broadcast), anche se non volessimo riciclarli all’istante e tenerli gelosamente abbinati ai nostri clienti per un po’… diciamo che nelle realtà di ridotte dimensioni non ci sarebbero problemi.

    In sostanza: va bene, non devono identificare gli utenti, ci fa piacere, ma il problema qual era?
    * La privacy?
    * La diffusione delle connessioni wifi aperte?
    Il vero problema in Italia è che non ci sono infrastrutture adeguate, la banda è larga solo negli slogan (“immagina, puoi”… scordartelo), la velocità media in italia è di 4374 Kbps (fonte: http://www.akamai.com/stateoftheinternet/) e io sono fortunato, sto navigando a a 7.5Mbps, immagina quindi quanti utenti navigano a velocità tali da far venire l’esaurimento nervoso solo a scaricare la posta elettronica.
    Ecco, se volessimo risolvere questo problema magari…

    Ti dico questo perché credo che l’occasione che avete stando in parlamento sia notevole, però dovreste studiare di più.
    Magari avremo pure modo di incontrarci a qualche evento No TAV-Terzo Valico, Asti non è poi così lontana dal tracciato della Milano-Genova (in realtà Tortona-Genova), anche se tutti parlano solo della Torino-Lione, e avremo modo di parlarne di persona.

    Spero di non aver fatto troppo il saccente, ma immagino che sia successo, mi succede spesso.

    Allons-y!

    1. Figurati, questi sono commenti che mi piacciano e mi danno modo di approfondire i vari argomenti.
      Detto questo, il mac address è ai sensi della Direttiva europea sulla riservatezza e del Codice privacy una identificazione dei clienti, anch’io avevo dubbi su questo, anche perché non esiste un registro che associa i mac address ai nomi degli utenti come invece succede per le SIM telefoniche, per cui ho approfondito e in pratica viene considerato dato personale in quanto facendo sniffing se il navigatore accede alla sua casella di posta o a qualche social nettwork, la sua identità potrebbe essere associata appunto al MAC address.
      L’IP pubblico era reso obbligatorio nella penultima versione dell’articolo 10 che poi siamo riusciti a fare modificare, so benissimo che si potrebbe gestire diversamente, ma se la legge te lo impone sei obbligato ad assegnarlo, se vuoi creare un hotspot pubblico.
      Inoltre evitare i costi aggiuntivi e quindi l’utilizzo di router speciali da configurare e syslog ecc che sicuramente avrebbero disincentivato la diffusione del wi-fi era un nostro obbiettivo.
      Concordo in pieno che il problema principale in Italia è la diffusione della banda larga.
      Infatti avevo presentato anche un altro emendamento, saltato con la fiducia e quindi trasformato in ordine del giorno che non è stato accolto, per favorire i piccoli operatori locali che potrebbero andare a coprire le cosiddette “zone buie” del nostro territorio che i grandi operatori non hanno interesse di coprire.
      Sicuramente ci sarà l’occasione di incontrarci, è sempre un piacere confrontasi e da nuovi spunti e idee da proporre!

      P.S.
      Ho presentato un’interrogazione riguardante proprio il terzo valico dei Giovi.

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