Poste: basta con disservizi e sfruttamento dei contratti a tempo!

C’è un’Azienda pubblica che ogni anno macina utili nell’ordine di miliardi di euro (+622 milioni nel 2016) eppure non esita a sfruttare migliaia di giovani con contratti di lavoro precari. Quest’azienda si chiama Poste Italiane. La conoscete tutti specialmente per i suoi disservizi nel recapito della corrispondenza. Disservizi che hanno origine proprio dal continuo depauperamento di risorse umane a tempo pieno (- 2400 dipendenti in un solo anno nel 2016) per favorire l’ingresso di lavoratori usa e getta, molti dei quali giovani. Infatti dopo appena 24 mesi sono subito rimpiazzati da altri volenterosi che sperano in una futura stabilizzazione che invece non arriverà mai. Ma lo Stato non dovrebbe dare l’esempio? Adesso è arrivato il momento di dire basta! Ieri ho presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri competenti per chiedere di porre fine alla precarizzazione di massa promossa dalla principale azienda pubblica del nostro Paese. Lo possono fare impegnando il gruppo Poste ad adottare politiche di reclutamento finalizzate ad una effettiva stabilizzazione degli assunti. Chiedo infatti che si parta col sanare il pregresso visto che sono decine di migliaia i giovani vittime di questo mobbing organizzativo. Lo si può fare istituendo delle graduatorie in modo tale che nessuno possa rimanere indietro. Non aggiungo altro. Potete leggere la mia interrogazione qui. Sempre con il fiato sul collo.

Alluvione ’94: basta false promesse elettorali, risolviamo seriamente la questione!

Oggi si è tenuto l’incontro del “Comitato Imprese Alluvionate Piemonte 1994″, dove si è parlato del mancato rimborso, dei tributi versati nel triennio 95-97 dalle aziende coinvolte nell’alluvione del 1994 e delle richieste di pagamento, che in questi giorni l’Inps sta inviando per chiedere la restituzione degli importi non dimostrabili.
Quindi, non solo ancora moltissimi cittadini e imprenditori di Asti, Alessandria e di tutto il basso Piemonte, attendono da anni il rimborso del 90% delle tasse, pagate ingiustamente in quanto alluvionati.
Ora, oltre al danno, si aggiunge anche la beffa: è di questi giorni, la notizia che lo Stato, pretende la restituzione dei rimborsi erogati, in quanto le aziende alluvionate, 23 anni or sono potrebbero aver percepito più del dovuto, ma, a 23 anni di distanza è quasi impossibile dimostrare i danni effettivamente subiti.
Ora, lo stato, per fare cassa, non esita a mandare sul lastrico le piccole e medie aziende piemontesi, rischiando di causare altra disoccupazione sul nostro territorio già in crisi, perché “colpevoli” di aver usufruito di un rimborso per sistemare i capannoni industriali alluvionati.
Chiaramente l’Inps agisce secondo procedure di legge, ma la questione è tutta politica, per questo chiedo ai parlamentari di maggioranza presenti all’incontro del “Comitato Imprese Alluvionate Piemonte 1994” di non limitarsi alle solite false promesse elettorali, visto che ad Asti e Alessandria si vota, ma di attivarsi seriamente per risolvere definitivamente questa questione!
Attendiamo fiduciosi riscontri.

ENAV: VITTORIA DEI CONTROLLORI DI VOLO MILITARI E DEI 5 STELLE  

Sala di controllo enav
Siamo all’opposizione e la nostra azione è molto spesso limitata da una maggioranza di centro sinistra destra (insomma ci sono tutti) che pur di mantenere lo status quo e impedire il cambiamento del Paese, non esitano a metterci i bastoni fra te ruote. Quindi, molto spesso, dobbiamo rivolgerci alla magistratura per tutelare i diritti lesi. 

È di pochi giorni fa, la notizia che il Tribunale Ordinario di Roma, Terza Sezione Lavoro, con la Sentenza n. 4179/2017 [leggi qui] ha dato ragione ai controllori di volo dell’Aeronautica Militare in servizio presso gli aeroporti ex militari convertiti al traffico civile, consentendo loro di transitare a domanda presso l’Enav, il provider nazionale per l’assistenza al volo, così da non dover essere costretti, dopo tanti anni di servizio, a traslocare in altra sede, oppure ad essere demansionati per esubero.

Noi abbiamo sostenuto questa battaglia perché ci siamo fatti due conti e abbiamo visto che mantenere in loco questi lavoratori, avrebbe comportato una minor spesa per Enav, poiché avrebbe dovuto assumere nuovo personale formandolo ex novo.

Enav voglio ricordare che è una società a totale controllo pubblico, anche se recentemente parzialmente privatizzata. Una stima per difetto, parla di un costo solo di formazione pari a 100 mila euro a controllore di volo, tutti soldi che si potevano e dovevano risparmiare; eppure pur a fronte ad una Risoluzione in Commissione presentata dal mio gruppo, a prima firma Dell’Orco, e ad un emendamento approvato nel 2014 che ha visto insieme, come raramente succede, maggioranza e opposizione, ENAV si è opposta al loro transito costringendo questi operatori ad una lunga controversia legale.

Il 5 maggio u.s. è arrivata l’agognata Sentenza che ha condannato Enav Spa ad “adottare tutti i necessari e conseguenti provvedimenti, al fine di garantire l’attuazione di tale diritto”. Lo faranno? Noi vigileremo!

Poste di Asti: basta carenze di organico


In Provincia di #Asti, negli ultimi 4 anni, il personale di #Poste Italiane è calato di ben 200 addetti. Come hanno risolto il problema della riduzione di organico? Semplice! Con l’introduzione dei “giorni alterni” di apertura degli uffici e del servizio di recapito e con il ricorso massiccio ai contratti a termine. È arrivato il momento di dire basta!  

Ieri ho depositato un’interrogazione per chiedere al Governo di intervenire con urgenza per sopperire alla carenza di organico del personale di Poste Italiane nell’astigiano, ormai non più tollerabile e per porre fine agli abusi dei contratti a termine, alimentando il già diffuso fenomeno del precariato nel nostro Paese, fenomeno ancor più riprovevole se ad abusarne è un’azienda a controllo pubblico come Poste Italiane che percepisce lauti e sostanziosi contributi per il servizio svolto e dove i manager guadagnano milioni di euro l’anno. È arrivato il momento di cambiare indirizzo alle nostre Poste!

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Basta voli blu!


Sono stufo di assistere all’uso di voli di stato come se fossero taxi volanti per le ragioni più disparate: chi, come l’ex premier Renzi, per recarsi con l’intera famiglia a sciare a Courmayeur; chi, come il suo predecessore Silvio Berlusconi, per trasportare soubrette, ballerine e cantanti nella sua residenza privata di Villa Certosa per i bunga bunga estivi.

Le cronache giornalistiche sono piene di ministri e sottosegretari che li hanno impiegati per partecipare ad eventi elettorali (quasi tutti), assistere al gran premio di Formula Uno (Mastella), partite di calcio (La Russa) e, addirittura, come il recente caso del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, per recarsi in giro per l’Italia a presentare il suo ultimo libro o semplicemente per tornare ogni fine settimana nella sua amata Sicilia. Nonostante l’aeroporto di Catania sia poco distante dalla sua abitazione e ci siano molti voli di linea.

Le scuse sono sempre le solite: occorre garantire alti livelli “di sicurezza o il trattamento protocollare connesso al rango della carica rivestita” oppure che si tratta di voli di addestramento. Quindi mentre si addestra, si trasporta il ministro e si risparmia. Questi grillini incompetenti che non sanno contare e non capiscono che così lo Stato risparmia! Il massimo del sublime perché arrivano a farti anche la morale!

La misura è ormai colma! In un’epoca di spending review non ci sono ragioni di sicurezza e di protocollo tali da giustificare un abuso di tale modalità di trasporto che rappresenta la più onerosa tra quelle disponibili. I dati parlano chiaro: i voli blu ci costano in media 50 milioni di euro l’anno. Una piccola goccia, è vero, rispetto ai miliardi di euro che ci costa la casta politico-burocratica del nostro Paese, ma rappresentano pur sempre un odioso privilegio. Per questo, come M5S, riteniamo essenziale porre fine a tutto questo intervenendo per rendere la normativa in materia di voli di Stato più stringente e meno “interpretabile” come quella oggi vigente, lasciando, appunto, ampia discrezionalità al loro impiego. Nella nostra proposta di legge, a mia prima firma, disponiamo che:

1. I voli di Stato siano concessi unicamente per finalità istituzionali e limitati alle cinque figure apicali dei nostri vertici istituzionali (Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente della Corte Costituzionale);

2. Per i membri del governo e delle delegazioni ufficiali degli organi costituzionali i voli di Stato siano concessi unicamente per le missioni istituzionali all’estero in quanto l’attuale rete aeroportuale e l’alta velocità ferroviaria possono già oggi garantire spostamenti in tempi celeri e ragionevoli;

3. In tutti i casi i voli di stato siano vietati laddove sussistono valide alternative di trasporto e in occasione di operazioni di addestramento;

4. I voli di Stato, dettati da ragioni di sicurezza, debbano riguardare pericoli e minacce insorgenti e persistenti in concreto e non presunti;

5. Tutti i voli di Stato debbano essere resi pubblici mediante pubblicazione nei siti internet istituzionali di tutti gli organi costituzionali interessati insieme alle informazioni sulle ragioni del loro utilizzo.

6. Infine a controllare l’effettiva applicazione di tali disposizioni sia la Corte dei Conti a cui l’ufficio preposto alla concessione dei voli di Stato, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrà trasmettere le informazioni amministrative, tecniche e finanziarie dei voli effettuati per gli accertamenti sulla loro legittimità e appropriatezza.

Siamo certi che queste poche, ma stringenti norme porranno finalmente fine alla prassi, ormai tipica del nostro Paese, di utilizzare, in maniera disinvolta e, a tratti, spregiudicata i voli di Stato per finalità che sono tutto tranne che pubbliche. Privilegi onerosi che tanto fanno indignare gli italiani, la stragrande maggioranza dei quali viaggia su mezzi pubblici da terzo mondo. 

Queste sono norme di buon senso che chiederemo subito di far calendarizzare. Ma abbiamo seri dubbi che il Conte Gentiloni e la sua maggioranza possano minimamente prenderle in considerazione.

Tutte linee ferroviarie da eliminare?

Secondo il rapporto “Pendolaria 2016 – La situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia”  il Piemonte è la regione italiana che dal 2010 al 2016 ha registrato i maggiori rincari del costo dei biglietti (+47%) a cui, però, non è seguito alcun miglioramento dei servizi.

Al contrario di quel che logicamente ci si aspettava, vi è stato, invece, un taglio dei servizi ferroviari dell’8,4% con ben 14 linee soppresse tra cui alcune insistenti all’interno del perimetro dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, delle Langhe-Roero e del Monferrato, patrimonio mondiale Unesco.

Questo divario che più o meno ha toccato l’intero Paese, risponde ad un disegno ben preciso: aumentare la redditività di Trenitalia in vista della sua privatizzazione in programma quest’anno. Il Governo ci dice che questa privatizzazione è necessaria per ridurre il nostro gigantesco debito pubblico. Strano!  Quando si tratta di tagliare vitalizi ed indennità parlamentari e tutto il sistema parassitario che ruota intorno alla politica (all’incirca 10 miliardi di euro annui), si ergono le barricate tacciando il M5S di populismo mentre coloro che riducono diritti e servizi, sono grandi statisti.

Ritornando alla nostra regione: a pagare questa scellerata privatizzazione non saranno solo gli utenti del trasporto ferroviario regionale, ma anche i dipendenti della nostra celebre società dei treni. È recente, infatti, la notizia che sono destinati a chiudere in Piemonte 7 sedi riservate al personale di bordo: [Bussoleno (TO), Asti (AT), Bra (CN), Casale (AL), Novi Ligure (AL), Arona (VCO) e Ceva (CN)] e 4 sedi riservate ai conducenti [(Bussoleno (TO), Asti (AT), Novi Ligure (AL), Biella (BI)].

Queste chiusure cosa comportano? Che ben 182 dipendenti di Trenitalia non potranno più usufruire delle sedi distaccate per le ore di risposo e dovranno sostenere, con risorse proprie, percorrenze anche di 70 chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Che sarà mai? potrebbe obiettare qualcuno. A questo qualcuno rispondo di prendere treni alla cui guida ci sono conducenti stanchi e stressati da pendolarismo. Caduti vergognosamente nel vuoto gli appelli  dei lavoratori Trenitalia che hanno denunciato il rischio riguardante la pubblica incolumità causato dalla soppressione delle sedi di «riposo» del personale conducente e di bordo.

A questo va aggiunto anche l’impatto che questa scellerata decisione avrà sulla mobilità ferroviaria regionale con lo stop definitivo alla riattivazione delle cosiddette linee «sospese» (Pinerolo-Torre Pellice, Novara-Varallo, Santhià-Anona, Asti-Casale-Mortara, VercelliCasale, Savigliano-Saluzzo, Saluzzo-Cuneo, Mondovì-Cuneo, Ceva-Ormea, Asti-Chivasso, AstiCastagnole-Alba, Alessandria-Castagnole Lanze, Bra-Ceva, Alessandria-Ovada e Novi-Tortona).

Pertanto a seguito di queste notizie ho subito presentato una interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di:

a) garantire al personale, impiegato nelle sedi e negli impianti interessati dal piano di riorganizzazione di Trenitalia, condizioni ottimali per lo svolgimento delle loro delicate mansioni;

b) evitare la soppressione di tali sedi decentrate a danno dei territori coinvolti;

c) riattivare le sopra elencate linee ferroviarie storiche.

Che dite? Il Governo darà ascolto ai dipendenti di Trenitalia e agli utenti del trasporto ferroviario regionale oppure ai Fondi di Investimento? Badate che questi “signori” Fondi di Investimento son pronti a mettere le mani su un altro dei nostri gioielli a condizione che vengano eliminati servizi e attività, a loro giudizio, meno redditizie.

Langhe Roero Monferrato: ciclovia Unesco, finanziabile grazie a emendamento M5S

Mappa  percorso ciclabile UNESCO

Nell’ultima “Inchiesta del  sabato” de La Stampa (11 febbraio) si parla della realizzazione del percorso ciclabile “Terre dell’Unesco”, inchiesta che ho letto con grande interesse.

Abbiamo intorno a noi un territorio splendido, spesso accostato a certe zone della Toscana, che merita di essere valorizzato e “goduto” e vissuto con l’ausilio di ogni mezzo. Il progetto di questa pista ciclabile è un’opera sicuramente molto utile per incentivare il turismo ed invogliare ad esplorare e conoscere il nostro territorio. In questa ottica ritengo del tutto ragionevole coniugare insieme tale progetto con la riattivazione delle linee ferroviarie che attraversano i territori dell’Unesco, linee che, nonostante diversi solleciti, giacciono ancora dismesse nel “dimenticatoio”.

Nell’articolo dell’ ”inchiesta”, citato sopra, leggo sia dichiarazioni piene di entusiasmo per il percorso ciclabile sia una corale preoccupazione: i soldi? Com’è ormai noto, per il recupero delle linee ferroviarie ho presentato un’apposita risoluzione in commissione trasporti. Le piste ciclabili, in parte, potrebbero essere finanziate grazie ai fondi sbloccati dal M5S. Con l’emendamento  approvato nel 2013 (a prima firma Dell’Orco) furono sbloccati ben 12,5 milioni di euro a favore delle piste ciclabili e della sicurezza dei ciclisti.

Ma “sbloccare”, si sa, in Italia è una parola grossa. E così, malgrado l’emendamento fosse a tutti gli effetti diventato legge, i governi che si sono susseguiti, hanno regolarmente lasciato quei soldi chiusi in cassaforte. Il M5S, però, non ha mai mollato la presa. Dopo una serie impressionante di richiami, interrogazioni, proteste, mailbombing, e manifestazioni. Alla fine il ministro ha ceduto e i finanziamenti sono stati sbloccati.
A novembre 2016 è arrivato finalmente il decreto ministeriale con cui si assegna al fondo 12.348.426 euro.
Il decreto di riparto delle risorse, pienamente esecutivo dal 1 febbraio 2017, assegna alla regione Piemonte 796.364,20 euro. Si può utilizzare il fondo presentando entro 150 giorni un programma di interventi che il Ministero finanzierà al 50%.
È sicuramente insufficiente alla realizzazione dell’intero progetto, ma comunque molto utile per i comuni che vogliono ripristinare, mettere in sicurezza o costruire alcuni pezzi di questo grande progetto, che poi potrebbero venire  uniti, per creare un un unico grande percorso ciclabile.

Per questo, consiglio agli amministratori locali che hanno già progetti da realizzare, di cominciare a prendere contatti con l’assessore ai trasporti Balocco, per chiedere sin da subito come la Regione intenderà gestire quei fondi.

Anche il candidato sindaco M5S di Asti Massimo Cerruti, alle prese con il programma per la mobilità di Asti, esprime grande soddisfazione per il risultato ottenuto a livello parlamentare e auspica la prossima realizzazione di infrastrutture ciclabili di qualità anche sul nostro territorio comunale.

Aumenti Abbonamenti per l’alta velocità


Prima il 20 gennaio 2017 e subito dopo il 9 febbraio 2017 ho presentato due interrogazioni parlamentari per chiedere al Governo, in qualità di azionista unico di Trenitalia, di sospendere immediatamente l’aumento degli abbonamenti per l’alta velocità entrato in vigore lo scorso 17 gennaio e che notevoli disagi sta creando a studenti e lavoratori, specialmente con redditi bassi, che rappresentano le fasce sociali più vulnerabili.
L’aumento, inizialmente del 35%, è stato subitaneamente dimezzato dalla società a seguito delle numerose proteste da parte delle associazioni dei consumatori e dei comitati nazionali e locali di pendolari. 

Questo però non ci basta! 

Vogliamo la loro totale soppressione, finché non saranno garantite valide alternative con altre tipologie di treni.

1) perché Trenitalia, operando da una posizione dominante, ha ridotto e declassato ogni alternativa ai collegamenti veloci intercity, utili per questa tipologia di pendolarismo veloce;

2) perché Trenitalia, svolgendo un servizio economico di interesse sociale, non può operare esclusivamente con logiche di mercato;

3) perché gli abbonamenti per l’Alta Velocità sono già stati notevolmente rincarati nell’ultimo anno;

4) perché Trenitalia ha agito unilateralmente senza consultare le associazioni dei pendolari direttamente interessate ai suoi provvedimenti;

5) perché Trenitalia ha impiegato modalità poco trasparenti nella determinazione di questi aumenti e, come è emerso recentemente, non è nuova a pratiche commerciali scorrette come l’algoritmo “falsato” con cui venivano calcolate le tariffe per le tratte sovra regionali (su cui ho predisposto una ulteriore specifica interrogazione parlamentare). 

Qualcuno potrà obiettarmi che il Governo si sta adoperando per risolvere il problema avendo istituito un tavolo tecnico con Trenitalia e le regioni, questo rappresenta l’ennesima strategia dilatoria del Governo finalizzata a far calare l’attenzione mediatica sulla vicenda e rinviare il problema a dopo la privatizzazione di Trenitalia, che riguarda proprio il ramo più remunerativo, l’Alta Velocità.

Non a caso, la data individuata per addivenire ad un accordo tra Governo, regioni e Trenitalia per una soluzione strutturale del problema degli aumenti, è il mese di giugno 2017, proprio quando i giochi della sua privatizzazione saranno fatti. 

Che hanno preso gli italiani per stupidi? Forse non hanno capito con chi hanno a che fare! Glielo faremo capire noi a breve perché, per quanto possono rinviare, le elezioni sono ormai vicine!

RIATTIVAZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA  ASTI – ALBA 


Nella giornata odierna ho sollecitato la calendarizzazione della mia Risoluzione che impegna il Governo a mettere in campo ogni iniziativa, anche di carattere finanziario, per la immediata riattivazione della linea ferroviaria  Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco.
Ho constatato disponibilità da parte del Presidente Meta, però occorre che tutti i parlamentari piemontesi che abbiano a cuore il problema, in particolare i miei colleghi deputati, si attivino direttamente sollecitando la commissione trasporti affinché dalle intenzioni si passi ai fatti. Le opposizioni come è noto non hanno grandi margini per poter influire sul calendario dei lavori, per questo conto molto sulla moral suasion delle amministrazioni comunali interessate dalla linea ferroviaria, nei confronti dei deputati di maggioranza.

Se verrà calendarizzata la  Risoluzione, il Governo non potrà tirarsi indietro, poiché parliamo della riattivazione di linee ferroviarie transitanti in un territorio patrimonio mondiale Unesco.

Questa questione esula dalla programmazione regionale della mobilità ferroviaria e assume valenza internazionale, trattandosi di un territorio conosciuto in tutto il mondo per i suoi paesaggi unici, tutelati da organismi internazionali.

Pertanto auspico un forte impegno da parte di tutti i livelli istituzionali del Piemonte, per non perdere questa importante occasione di portare in Parlamento un tema molto sentito in regione, la riattivazione delle linee ferroviarie storiche insistenti nel territorio delle Langhe-Roero e Monferrato, che è una formidabile opportunità di promozione e sviluppo delle nostre terre.