Tutte linee ferroviarie da eliminare?

Secondo il rapporto “Pendolaria 2016 – La situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia”  il Piemonte è la regione italiana che dal 2010 al 2016 ha registrato i maggiori rincari del costo dei biglietti (+47%) a cui, però, non è seguito alcun miglioramento dei servizi.

Al contrario di quel che logicamente ci si aspettava, vi è stato, invece, un taglio dei servizi ferroviari dell’8,4% con ben 14 linee soppresse tra cui alcune insistenti all’interno del perimetro dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, delle Langhe-Roero e del Monferrato, patrimonio mondiale Unesco.

Questo divario che più o meno ha toccato l’intero Paese, risponde ad un disegno ben preciso: aumentare la redditività di Trenitalia in vista della sua privatizzazione in programma quest’anno. Il Governo ci dice che questa privatizzazione è necessaria per ridurre il nostro gigantesco debito pubblico. Strano!  Quando si tratta di tagliare vitalizi ed indennità parlamentari e tutto il sistema parassitario che ruota intorno alla politica (all’incirca 10 miliardi di euro annui), si ergono le barricate tacciando il M5S di populismo mentre coloro che riducono diritti e servizi, sono grandi statisti.

Ritornando alla nostra regione: a pagare questa scellerata privatizzazione non saranno solo gli utenti del trasporto ferroviario regionale, ma anche i dipendenti della nostra celebre società dei treni. È recente, infatti, la notizia che sono destinati a chiudere in Piemonte 7 sedi riservate al personale di bordo: [Bussoleno (TO), Asti (AT), Bra (CN), Casale (AL), Novi Ligure (AL), Arona (VCO) e Ceva (CN)] e 4 sedi riservate ai conducenti [(Bussoleno (TO), Asti (AT), Novi Ligure (AL), Biella (BI)].

Queste chiusure cosa comportano? Che ben 182 dipendenti di Trenitalia non potranno più usufruire delle sedi distaccate per le ore di risposo e dovranno sostenere, con risorse proprie, percorrenze anche di 70 chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Che sarà mai? potrebbe obiettare qualcuno. A questo qualcuno rispondo di prendere treni alla cui guida ci sono conducenti stanchi e stressati da pendolarismo. Caduti vergognosamente nel vuoto gli appelli  dei lavoratori Trenitalia che hanno denunciato il rischio riguardante la pubblica incolumità causato dalla soppressione delle sedi di «riposo» del personale conducente e di bordo.

A questo va aggiunto anche l’impatto che questa scellerata decisione avrà sulla mobilità ferroviaria regionale con lo stop definitivo alla riattivazione delle cosiddette linee «sospese» (Pinerolo-Torre Pellice, Novara-Varallo, Santhià-Anona, Asti-Casale-Mortara, VercelliCasale, Savigliano-Saluzzo, Saluzzo-Cuneo, Mondovì-Cuneo, Ceva-Ormea, Asti-Chivasso, AstiCastagnole-Alba, Alessandria-Castagnole Lanze, Bra-Ceva, Alessandria-Ovada e Novi-Tortona).

Pertanto a seguito di queste notizie ho subito presentato una interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di:

a) garantire al personale, impiegato nelle sedi e negli impianti interessati dal piano di riorganizzazione di Trenitalia, condizioni ottimali per lo svolgimento delle loro delicate mansioni;

b) evitare la soppressione di tali sedi decentrate a danno dei territori coinvolti;

c) riattivare le sopra elencate linee ferroviarie storiche.

Che dite? Il Governo darà ascolto ai dipendenti di Trenitalia e agli utenti del trasporto ferroviario regionale oppure ai Fondi di Investimento? Badate che questi “signori” Fondi di Investimento son pronti a mettere le mani su un altro dei nostri gioielli a condizione che vengano eliminati servizi e attività, a loro giudizio, meno redditizie.

Langhe Roero Monferrato: ciclovia Unesco, finanziabile grazie a emendamento M5S

Mappa  percorso ciclabile UNESCO

Nell’ultima “Inchiesta del  sabato” de La Stampa (11 febbraio) si parla della realizzazione del percorso ciclabile “Terre dell’Unesco”, inchiesta che ho letto con grande interesse.

Abbiamo intorno a noi un territorio splendido, spesso accostato a certe zone della Toscana, che merita di essere valorizzato e “goduto” e vissuto con l’ausilio di ogni mezzo. Il progetto di questa pista ciclabile è un’opera sicuramente molto utile per incentivare il turismo ed invogliare ad esplorare e conoscere il nostro territorio. In questa ottica ritengo del tutto ragionevole coniugare insieme tale progetto con la riattivazione delle linee ferroviarie che attraversano i territori dell’Unesco, linee che, nonostante diversi solleciti, giacciono ancora dismesse nel “dimenticatoio”.

Nell’articolo dell’ ”inchiesta”, citato sopra, leggo sia dichiarazioni piene di entusiasmo per il percorso ciclabile sia una corale preoccupazione: i soldi? Com’è ormai noto, per il recupero delle linee ferroviarie ho presentato un’apposita risoluzione in commissione trasporti. Le piste ciclabili, in parte, potrebbero essere finanziate grazie ai fondi sbloccati dal M5S. Con l’emendamento  approvato nel 2013 (a prima firma Dell’Orco) furono sbloccati ben 12,5 milioni di euro a favore delle piste ciclabili e della sicurezza dei ciclisti.

Ma “sbloccare”, si sa, in Italia è una parola grossa. E così, malgrado l’emendamento fosse a tutti gli effetti diventato legge, i governi che si sono susseguiti, hanno regolarmente lasciato quei soldi chiusi in cassaforte. Il M5S, però, non ha mai mollato la presa. Dopo una serie impressionante di richiami, interrogazioni, proteste, mailbombing, e manifestazioni. Alla fine il ministro ha ceduto e i finanziamenti sono stati sbloccati.
A novembre 2016 è arrivato finalmente il decreto ministeriale con cui si assegna al fondo 12.348.426 euro.
Il decreto di riparto delle risorse, pienamente esecutivo dal 1 febbraio 2017, assegna alla regione Piemonte 796.364,20 euro. Si può utilizzare il fondo presentando entro 150 giorni un programma di interventi che il Ministero finanzierà al 50%.
È sicuramente insufficiente alla realizzazione dell’intero progetto, ma comunque molto utile per i comuni che vogliono ripristinare, mettere in sicurezza o costruire alcuni pezzi di questo grande progetto, che poi potrebbero venire  uniti, per creare un un unico grande percorso ciclabile.

Per questo, consiglio agli amministratori locali che hanno già progetti da realizzare, di cominciare a prendere contatti con l’assessore ai trasporti Balocco, per chiedere sin da subito come la Regione intenderà gestire quei fondi.

Anche il candidato sindaco M5S di Asti Massimo Cerruti, alle prese con il programma per la mobilità di Asti, esprime grande soddisfazione per il risultato ottenuto a livello parlamentare e auspica la prossima realizzazione di infrastrutture ciclabili di qualità anche sul nostro territorio comunale.

Aumenti Abbonamenti per l’alta velocità


Prima il 20 gennaio 2017 e subito dopo il 9 febbraio 2017 ho presentato due interrogazioni parlamentari per chiedere al Governo, in qualità di azionista unico di Trenitalia, di sospendere immediatamente l’aumento degli abbonamenti per l’alta velocità entrato in vigore lo scorso 17 gennaio e che notevoli disagi sta creando a studenti e lavoratori, specialmente con redditi bassi, che rappresentano le fasce sociali più vulnerabili.
L’aumento, inizialmente del 35%, è stato subitaneamente dimezzato dalla società a seguito delle numerose proteste da parte delle associazioni dei consumatori e dei comitati nazionali e locali di pendolari. 

Questo però non ci basta! 

Vogliamo la loro totale soppressione, finché non saranno garantite valide alternative con altre tipologie di treni.

1) perché Trenitalia, operando da una posizione dominante, ha ridotto e declassato ogni alternativa ai collegamenti veloci intercity, utili per questa tipologia di pendolarismo veloce;

2) perché Trenitalia, svolgendo un servizio economico di interesse sociale, non può operare esclusivamente con logiche di mercato;

3) perché gli abbonamenti per l’Alta Velocità sono già stati notevolmente rincarati nell’ultimo anno;

4) perché Trenitalia ha agito unilateralmente senza consultare le associazioni dei pendolari direttamente interessate ai suoi provvedimenti;

5) perché Trenitalia ha impiegato modalità poco trasparenti nella determinazione di questi aumenti e, come è emerso recentemente, non è nuova a pratiche commerciali scorrette come l’algoritmo “falsato” con cui venivano calcolate le tariffe per le tratte sovra regionali (su cui ho predisposto una ulteriore specifica interrogazione parlamentare). 

Qualcuno potrà obiettarmi che il Governo si sta adoperando per risolvere il problema avendo istituito un tavolo tecnico con Trenitalia e le regioni, questo rappresenta l’ennesima strategia dilatoria del Governo finalizzata a far calare l’attenzione mediatica sulla vicenda e rinviare il problema a dopo la privatizzazione di Trenitalia, che riguarda proprio il ramo più remunerativo, l’Alta Velocità.

Non a caso, la data individuata per addivenire ad un accordo tra Governo, regioni e Trenitalia per una soluzione strutturale del problema degli aumenti, è il mese di giugno 2017, proprio quando i giochi della sua privatizzazione saranno fatti. 

Che hanno preso gli italiani per stupidi? Forse non hanno capito con chi hanno a che fare! Glielo faremo capire noi a breve perché, per quanto possono rinviare, le elezioni sono ormai vicine!

RIATTIVAZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA  ASTI – ALBA 


Nella giornata odierna ho sollecitato la calendarizzazione della mia Risoluzione che impegna il Governo a mettere in campo ogni iniziativa, anche di carattere finanziario, per la immediata riattivazione della linea ferroviaria  Asti-Alba e delle altre insistenti nel perimetro dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte delle Langhe-Roero e Monferrato, patrimonio mondiale Unesco.
Ho constatato disponibilità da parte del Presidente Meta, però occorre che tutti i parlamentari piemontesi che abbiano a cuore il problema, in particolare i miei colleghi deputati, si attivino direttamente sollecitando la commissione trasporti affinché dalle intenzioni si passi ai fatti. Le opposizioni come è noto non hanno grandi margini per poter influire sul calendario dei lavori, per questo conto molto sulla moral suasion delle amministrazioni comunali interessate dalla linea ferroviaria, nei confronti dei deputati di maggioranza.

Se verrà calendarizzata la  Risoluzione, il Governo non potrà tirarsi indietro, poiché parliamo della riattivazione di linee ferroviarie transitanti in un territorio patrimonio mondiale Unesco.

Questa questione esula dalla programmazione regionale della mobilità ferroviaria e assume valenza internazionale, trattandosi di un territorio conosciuto in tutto il mondo per i suoi paesaggi unici, tutelati da organismi internazionali.

Pertanto auspico un forte impegno da parte di tutti i livelli istituzionali del Piemonte, per non perdere questa importante occasione di portare in Parlamento un tema molto sentito in regione, la riattivazione delle linee ferroviarie storiche insistenti nel territorio delle Langhe-Roero e Monferrato, che è una formidabile opportunità di promozione e sviluppo delle nostre terre.

EyePiramid: cyber spionaggio o cyber ignoranza?

Tutta questa vicenda mi sembra quasi una parodia di una storia di spionaggio.
Infatti, se andiamo ad analizzare quello che è successo, si tratta più di un caso di cyber ignoranza che di Cyber Spionaggio, il tutto ingigantito a sua volta dall’ignoranza dei media.
Infatti, mi chiedo come sia possibile che apparecchiature informatiche, appartenenti a esponenti di vertice delle nostre istituzioni, siano state infettate da un malware risalente addirittura al 2011, che si è propagato tramite un file eseguibile allegato alle mail.
Questa è la classica situazione che qualsiasi software antivirus dovrebbe riconoscere all’istante, ma non solo i software, basta infatti un minimo di conoscenza informatica per capire che quel allegato non andrebbe mai aperto.
Tutto questo lo dico, non per difendere o sminuire il caso Occhionero, ma per dare il giusto peso a questa vicenda.
Ora mi domando, ma se due improbabili personaggi, come i fratelli Occhionero, sono riusciti indisturbati e con estrema facilità a spiare i computer di importanti personalità pubbliche del nostro Paese. Cosa potrebbero fare i ben più esperti hacker di stato russi, cinesi o di qualche altro paese a noi concorrente? Che strumenti abbiamo per difenderci?
Abbiamo il “Cert Nazionale Italia”, che dovrebbe coordinare o offrire servizi di sicurezza cibernetica a tutte le realtà pubbliche e private, che attualmente ha un organico di appena dieci persone.
Poi c’è il “Cert PA” della Pubblica Amministrazione, che dovrebbe garantire la sicurezza degli Enti statali e locali che però è messo persino peggio, funzionando solo “in orario d’ufficio”, come se gli hacker riposassero la notte o si astenessero dalle intrusioni nei weekend.
Il loro organico è di due funzionari e tre tecnici precari.
I nostri militari sono messi un po’ meglio, ma siamo ancora ben lontani da paesi come la Germania che ha stanziato un miliardo di euro e impiega ben 13.500 soldati con il compito di proteggere Enti statali e società private. In Italia tra civili e militari non arriviamo a quaranta addetti e per di più nemmeno a tempo pieno.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, bisogna dire che siamo l’unico Paese al mondo, ad aver privatizzato l’infrastruttura di rete, e il signor ministro che oggi è qui a parlarci di cyber sicurezza, è uno degli artefici di questo scempio!
Infatti, da sottosegretario del governo D’Alema, bloccò il Ministero delle Finanze dall’esercitare la golden share, per impedire la scalata a debito della principale rete di telecomunicazioni del nostro Paese!

Concludo ricordando che il M5S ha più volte proposto di:

  • Chiedere che la cyber sicurezza fosse trattata in occasione dei vertici internazionali del G7 di Taormina e del G20 di luglio in Germania;
  • Velocizzare l’entrata in vigore della “strategia nazionale sulla sicurezza della rete e dei sistemi informativi” che ci chiede l’Europa con la direttiva NIS;
  • Istituire un’unica cabina di regia della cyber sicurezza che si occupi di coordinare le risposte e gli interventi per la sicurezza informatica in caso d’incidenti;
  • Avviare continue esercitazioni a tutti i livello dello Stato che oggi sono una rarità, il “Cert PA” prevede un’esercitazione l’anno, mentre il “Cert Italia” addirittura una ogni due anni.
    Procedere alla modernizzazione dei server di proprietà pubblica. Su 896 data center analizzati, il 40% non ha neppure il “certificato di agibilità fisica”;
  • Vietare l’acquisto di computer e componentistica da Paesi non sicuri che possono inviarci macchine già “compromesse”, favorendo negli acquisti le nostre aziende produttrici;
  • Riprendere il controllo delll’infrastruttura di rete, da cui passano tutte le informazioni sensibili e quindi anche i cyber attacchi;
  • Non limitarci solo alla difesa ma, quando occorre, attaccare i computer da dove hanno origine le intrusioni;
  • Lavorare per una maggiore alfabetizzazione digitale, chiunque usi un computer dovrebbe essere in grado di riconoscere un banale malware come quello usato da Occhionero.

Ma forse è volere troppo da un Governo che non riesce a tutelare i confini materiali, figuriamoci quelli immateriali del web.

Carceri di Asti e Alessandria: chi sono i veri carcerati? 


Le carceri di Asti e di Alessandria sono al collasso! Asti detiene il non invidiabile primato di istituto penitenziario con il più alto tasso di sovraffollamento: il 140% oltre la media nazionale del 108%. A fronte di una capienza di 207 posti, infatti, ci sono attualmente 290 reclusi. A peggiorare le cose c’è anche la sua recente trasformazione da casa circondariale a casa di reclusione ad alta sicurezza con la progressiva sostituzione di soggetti detenuti per piccoli reati con criminali condannati per mafia, omicidi e gravi reati puniti con l’ergastolo. Come ho evidenziato nella mia interrogazione, a tale cambiamento di status dell’Istituto non vi è stata nessuna revisione della pianta organica e delle competenze degli operatori che, viceversa, continuano ad operare con la medesima cronica carenza di personale. Analogo discorso per il carcere di Alessandria.
La situazione è, ormai, da tempo esplosiva. Quotidiani sono gli episodi di agenti aggrediti o minacciati di morte da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Non solo! Gli agenti sono costretti a turni massacranti, a carichi di lavoro insostenibili e a pressioni di ogni tipo. Tutto questo mi induce a pormi una domanda: chi sono i veri carcerati? Ho l’impressione che siano i nostri baschi azzurri che ogni giorno sacrificano la loro vita per garantire la nostra sicurezza. Però adesso è arrivato il momento di dire basta! Il Governo chiarisca cosa intenda fare per ovviare alla cronica carenza di organico degli istituti di pena di Asti e di Alessandria.

Mentre a Roma si discute, AMS viene espugnata

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Dum Romae consulitur, AMS expugnatur; mentre a Roma si discute, AMS viene espugnata
Ho pensato a questa celebre locuzione latina quando ho avuto notizia di quanto sta accadendo all’Alitalia Mantinance Systems, la storica officia motori di Alitalia, eccellenza mondiale nella revisione e riparazione dei motori aerei e dei loro componenti. Mentre a Roma si discute, nello specifico presso il Ministero dello Sviluppo Economico, in sordina la storica officina viene saccheggiata.
Sono infatti passati sei mesi dall’acquisizione dell’Azienda da parte della International Aerospace Group di Miami (USA), ma di un serio piano industriale da parte di questa Società nemmeno l’ombra. Intanto alacremente sta provvedendo a portare tecnologia e infrastrutture negli Usa. Infatti, dopo lo svuotamento del magazzino principale hanno provveduto a smantellare le attrezzature e alcuni macchinari già prontamente trasferiti a Miami, mentre altri sono in procinto di esserlo, se i lavoratori non si decideranno a bloccare i magazzini.
Ed è quello che auspico che facciano, se non vogliono che alla fine di AMS rimangano solo le mura. Altrettanto auspico che il Ministro Calenda, con la stessa solerzia e rapidità con cui si sta occupando di Mediaset del miliardario Berlusconi, un operatore televisivo tra molti altri, si occupasse anche della più importante Azienda al mondo di revisione e riparazione degli aeromobili, qual è Alitalia Mantinance Systems, contattando i vertici di IAG per comprendere le loro reali intenzioni e, in via cautelativa, provvedendo a bloccare qualsiasi partenza dal nostro Paese di ulteriori macchinari ed attrezzature. Questo significa fare gli interessi del Paese e non solo quelli del solito potente di turno.

Asti e Alessandria dimenticate dal governo!

Governo chiarisca!
Nella giornata di ieri ho presentato un’interrogazione parlamentare e sono intervenuto nell’Aula di Montecitorio per sollecitare il Governo a sanare la beffa dell’esclusione delle province di Asti e di Alessandria dal riconoscimento dello stato d’emergenza a seguito delle esondazioni che si sono verificate il 23, 24 e 25 novembre 2016 nel nordovest del Paese.
Il Consiglio dei Ministri, infatti, nella seduta del 16 dicembre scorso, ha deliberato lo stato d’emergenza per le sole province di Cuneo, Torino, Imperia e Savona escludendo inopinatamente le province di Asti ed Alessandria che paradossalmente sono state quelle maggiormente investite da tale calamità. Ho ricordato i numerosi danni patiti da cittadini e imprese nelle province escluse; dello straripamento del Bormida e del Tanaro che hanno invaso numerosi campi e attività produttive e messo a rischio la staticità di alcuni ponti ed edifici.
Non è comprensibile e tollerabile che famiglie ed imprese distanti pochi chilometri ma risultanti in Province differenti possano ottenere dallo Stato un diverso trattamento.
Per tale ragione sia nella mia interrogazione che nel mio intervento in Aula a Montecitorio ho chiesto al Governo di chiarire quanto prima il motivo per cui i territori della Provincia di Asti e di Alessandria, pur essendo stati investiti in pieno dagli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati lo scorso mese, siano stati esclusi dalla deliberazione sullo stato di emergenza.
Chiaramente non solo chiarisca ma provveda a sanare!

ANTICORRUZIONE FACCIA CHIAREZZA SU NOMINE ENAC

Lo scorso 12 dicembre l’Autorità Nazionale Anticorruzione, a seguito di un mio esposto, ha avviato l’indagine in merito alle contestate nomine dei membri del Cda dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile effettuate lo scorso 14 settembre dal Governo Renzi. Fin dal principio sono risultate inopportune, inadeguate e in contrasto con quanto disposto dalla legge istitutiva dell’Ente che impone che i quattro membri del Cda di Enac siano ‘.. scelti tra soggetti di comprovata cultura giuridica, tecnica ed economica nel settore aeronautico’. Nessuno dei quattro nominati possiede una “comprovata cultura giuridica, tecnica ed economica” nel settore aeronautico. Parliamo infatti di:
1. Alfredo Pallone, ex consigliere regionale del Lazio ed eurodeputato del PDL, oggi in quota NCD, con un passato da coordinatore regionale sempre del Lazio del partito di Berlusconi;

2. Angela Stefania Bergantino, docente universitaria assurta agli onori della cronaca per la parentopoli universitaria di Bari;

3. Luisa Riccardi, un’anonima dirigente del Ministero della Difesa che si è occupata di tutto tranne che di trasporto aereo;

4. Manlio Mele, che per il suo “spessore” merita un discorso a parte. Ex sindaco di Terrasini ed ex consigliere regionale della Sicilia è assurto alle cronache nazionali per aver chiesto e ottenuto l’anticipo del vitalizio parlamentare in quanto, alla veneranda età di 42 anni, si riteneva inabile al lavoro. Meno noto (chissà perché?) è stato il fatto che già per ben due volte ha ricoperto l’incarico di consigliere nel Cda di Enac (dal 2003 al 2010) e, adesso, godendo di un norma ad personam (inserita di soppiatto nel DPR 188/2010) – per consentire al suo conterraneo e dominus incontrastato di Enac Vito Riggio di poter superare il limite dei due mandati stabiliti dalla legge – è stato rinominato per la terza volta con il rischio di ritrovarcelo per altri 10 anni alla guida di Enac. Della sua precedente gestione si ricordano solo le numerose inchieste giudiziarie che hanno investito l’Ente.

Questi quattro soggetti dovrebbero, quindi, garantire la sicurezza dei nostri voli e la qualità dei servizi ai passeggeri?

Il mondo del trasporto aereo per l’importanza economica e strategica che riveste nel nostro Paese abbisogna di persone competenti e non dei soliti politici attaccati alle poltrone e prestanome di turno. Per questo confido che l’Authority Anticorruzione faccia al più presto luce sulle ragioni della loro nomina tranquillizzando i cittadini su chi è stato posto al vertice del più importante Ente di regolazione tecnica, vigilanza e controllo nel settore dell’aviazione civile in Italia.

Contrari a sostegni pubblici a Mediaset

berlusconi mediaset francia

Tutti i partiti, tranne il M5S, sono disponibili a sostenere un intervento da parte del governo italiano, atto ad ostacolare la scalata francese a Mediaset.
Un intervento dell’esecutivo a tutela di Mediaset, risulterebbe quantomeno bizzarro, visto che lo stesso nulla fece contro l’aggressiva scalata di Vivendì a Telecom Italia,  azienda questa veramente strategica per il nostro Paese, considerando l’infrastruttura di rete in suo possesso.
Altrettanto bizzarro è sostenere, come ha fatto il Ministro Calenda, che la Società di Cologno Monzese “opera in un campo strategico come quello dei media”, quando rappresenta la principale concorrente dell’operatore radiotelevisivo pubblico.
Mediaset è un’azienda totalmente privata, non è certamente più strategica di Unicredit, la prima banca italiana ormai prossima a diventare francese, e delle altre finite già in mano francesi.
Parliamo di ben 200 aziende altrettanto strategiche dal valore di 48 miliardi. A solo titolo esemplificativo vogliamo ricordare le più note quali: Bnl (a Bnl Paribas), Bulgari (Lvmh), Edison ( Edf), Parmalat (Lactalis) e Gioielli Italiani. In mano francesi è anche il grosso della grande distribuzione come Carrefour, Auchan, Castorama, Leroy Merlin e Leclerc.
È chiaro che qualsiasi intervento pubblico a sostegno di Mediaset risulterebbe anomalo e discriminatorio verso altre realtà produttive del nostro Paese, decisamente più importanti.